Dati tecnici
| Tipo di prodotto | Sistema modulare: modulo di potenza più batterie separate |
|---|---|
| Sigla del modulo di potenza | MST-HI-2200 |
| Sigla del modulo batteria | MST-E2.5ST-D |
| Capacità per modulo batteria | 2,56 kWh (51,2 V, 50 Ah, 16 celle in serie) |
| Capacità massima del sistema | 15,36 kWh impilando 6 moduli |
| Chimica delle celle | LiFePO4 |
| Profondità di scarica | 90 %, cioè 2,30 kWh utili per modulo |
| Cicli dichiarati | oltre 6.000 a 25 °C |
| Potenza massima in ingresso FV | 4.000 W |
| Numero di MPPT | 4 indipendenti, un ingresso ciascuno |
| Intervallo MPPT | da 16 a 55 V |
| Tensione di avvio | 22 V |
| Tensione di lavoro ammessa | da 16 a 60 V (massimo 60 V) |
| Corrente massima per canale | 32 A (cortocircuito ammesso: 40 A) |
| Potenza nominale in uscita verso la rete | 800 VA oppure 2.200 VA |
| Corrente in uscita verso la rete | 3,48 A a 800 VA, 9,57 A a 2.200 VA |
| Potenza di ricarica dalla rete | 2.200 VA (9,57 A) |
| Presa di emergenza (fuori rete) | 2.200 VA nominali, 2.500 VA di picco, presa europea |
| Tensione e frequenza di rete | 230 V, 50 Hz, collegamento L/N/PE |
| Fattore di potenza | oltre 0,99 di serie |
| Distorsione armonica | THDi e THDu sotto il 3 % |
| Collegamento alla rete | spina domestica a tre poli (Euro 16 A) |
| Comunicazione | Bluetooth, Wi-Fi, RS-485 (RJ45) ed Ethernet (RJ45) |
| Contatori compatibili | Marstek CT002 e CT003, Shelly Pro 3EM, Shelly EM Gen3, Shelly Pro EM-50, everHome ECOTRACKER IR, HomeWizard PI Meter |
| Display | barra LED di stato |
| Classe di protezione | Classe I; categoria di sovratensione DC II / AC III |
| Grado di protezione | IP65, raffreddamento a convezione naturale |
| Temperatura di esercizio | da -20 a +60 °C (magazzino da -30 a +85 °C) |
| Altitudine massima | 2.000 m |
| Dimensioni modulo di potenza | 480 × 385 × 135 mm |
| Dimensioni modulo batteria | 480 × 320 × 202 mm |
| Peso | non dichiarato nel manuale |
| Norme di connessione dichiarate | nessuna indicata nel manuale d'installazione |
| Garanzia | 10 anni (dato di listino Marstek) |
| Prezzo indicativo | ca. 1.599,00 € su Amazon.it nella versione con due batterie |
Il giudizio in breve
Il Venus D separa quello che la maggior parte degli accumuli da balcone tiene insieme: da una parte il modulo di potenza MST-HI-2200 con il convertitore e i quattro MPPT, dall'altra le batterie MST-E2.5ST-D da 2,56 kWh che si impilano sotto, fino a sei. La caratteristica che lo distingue nel mercato italiano sta in una riga sola della tabella tecnica: la potenza nominale verso la rete è dichiarata a due valori, 800 VA oppure 2.200 VA. La valutazione nasce dal manuale d'installazione ufficiale Marstek (documento 43AZ32010001 dell'8 settembre 2025), dalle schede di listino del produttore e dall'annuncio su Amazon.it.
A favore
- L'uscita a 800 VA è dichiarata nella tabella tecnica ufficiale, quindi l'apparecchio ha una configurazione pensata per la soglia del regime semplificato
- 4.000 W di pannelli su quattro MPPT indipendenti, il valore più alto fra gli accumuli da balcone in redazione
- Batteria scomponibile: parti da 2,56 kWh e aggiungi moduli quando il consumo cresce, fino a 15,36 kWh
- Presa di emergenza da 2.200 VA con 2.500 VA di picco, sufficiente per frigorifero, luci e router insieme
- Ingressi da 32 A con 40 A di cortocircuito ammesso, quindi anche due moduli in parallelo per canale
- Ethernet e RS-485 accanto a Wi-Fi e Bluetooth, utili per la domotica di casa
Contro
- Il manuale non elenca nessuna norma di connessione alla rete, quindi la CEI 0-21 va chiesta al venditore come documento a parte
- Il passaggio da 800 a 2.200 VA è riservato a personale autorizzato e fa uscire l'impianto dal percorso rapido
- Il peso non compare nel manuale, un dato che serve per decidere dove appoggiare il sistema
- A 1.599,00 € per 5,12 kWh costa 100 euro più del Venus E 3.0 a parità di capacità
- Il modulo di potenza da solo non accumula niente: serve almeno una batteria per far funzionare il sistema
Due scatole al posto di una
Quasi tutti gli accumuli da balcone arrivano come un blocco unico: batteria e convertitore dentro lo stesso involucro, capacità decisa al momento dell’acquisto. Il Venus D prende la strada opposta e divide il sistema in due pezzi che si comprano separatamente.
Sopra sta il modulo di potenza MST-HI-2200, 480 × 385 × 135 mm, che contiene il convertitore bidirezionale, i quattro regolatori MPPT e l’elettronica di gestione. Sotto si impilano i moduli batteria MST-E2.5ST-D, 480 × 320 × 202 mm ciascuno, da 2,56 kWh l’uno. Il tetto dichiarato è di sei moduli, cioè 15,36 kWh.
La conseguenza pratica riguarda il momento della spesa. Parti con una batteria sola e aggiungi le altre quando il consumo di casa cresce o quando l’impianto si allarga, senza buttare via l’elettronica già pagata. È il contrario della logica del Jupiter C+, dove la prima batteria è saldata al convertitore e l’espansione parte da un blocco già completo.
Il modulo di potenza da solo resta però un apparecchio inerte. Senza almeno una batteria sotto non accumula niente, e questo va tenuto presente leggendo le offerte: il prezzo più basso che trovi in rete quasi sempre riguarda la sola testa del sistema.
Ottocento voltampere scritti nella tabella tecnica
Questa è la riga che rende il Venus D interessante per chi installa in Italia, e vale la pena vederla per esteso. Sotto la voce AC: Grid-Tied Output il manuale dichiara:
| Voce | Valore dichiarato |
|---|---|
| Potenza nominale in uscita | 800 VA / 2.200 VA |
| Corrente nominale in uscita | 3,48 A / 9,57 A |
| Tensione e frequenza | 230 V, 50 Hz |
| Fattore di potenza | oltre 0,99 di serie |
| Distorsione armonica THDi | sotto il 3 % |
Due valori, due correnti, un apparecchio solo. Nella posizione da 800 VA il Venus D sta esattamente sulla soglia che la delibera ARERA 315/2020/R/eel fissa per il percorso della Comunicazione Unica, quello che si sbriga con un modulo al distributore e senza progetto. Nella posizione da 2.200 VA diventa un accumulo domestico a tutti gli effetti e segue la procedura ordinaria, spiegata nella guida al Modello Unico.
Il manuale accompagna la seconda configurazione con una nota che conviene leggere con attenzione: l’abilitazione della funzione deve rispettare le regole locali e va eseguita solo da personale autorizzato. Tradotto per chi compra: il passaggio a 2.200 VA non è un interruttore da premere per conto proprio, e chi vuole restare nel percorso rapido lascia l’apparecchio dov’è.
La differenza con il resto della categoria è concreta. Gli accumuli da balcone che abbiamo in redazione dichiarano un valore solo, e chi vuole più potenza deve cambiare prodotto. Qui la stessa scatola copre entrambi gli scenari, e questo la rende una scelta sensata per chi oggi sta sotto la soglia degli 800 W e sa già che fra due o tre anni vorrà passare a un impianto più grande. Cosa cambia esattamente fra i due percorsi sta nella guida sui permessi per il fotovoltaico da balcone.
Quattromila watt di pannelli su quattro inseguitori
L’ingresso fotovoltaico è la seconda ragione per guardare questo apparecchio. Il manuale dichiara 4.000 W di potenza massima in ingresso distribuiti su quattro MPPT indipendenti, con un canale ciascuno.
I numeri di ogni canale sono larghi: 32 A di corrente massima e 40 A di corrente di cortocircuito ammessa. Sono valori che nessun modulo singolo avvicina, visto che un pannello residenziale da 550 Wp lavora intorno ai 13 o 14 A. Il margine serve per collegare due moduli in parallelo sullo stesso ingresso, e questa è la strada per arrivare agli otto pannelli che i 4.000 W consentono.
La finestra di tensione va da 16 a 55 V per l’inseguimento, con avvio a 22 V, tensione di lavoro ammessa fra 16 e 60 V e massimo assoluto a 60 V. È un intervallo più basso e più largo di quello del Jupiter C+, che parte da 25 V:
| Modello | Intervallo MPPT | Ingresso FV | Corrente per canale |
|---|---|---|---|
| Marstek Venus D | 16 - 55 V | 4.000 W | 32 A |
| Marstek Jupiter C+ | 25 - 55 V | 2.400 W | 16 A |
| EcoFlow STREAM Ultra X | 11 - 60 V | 2.600 W | 13 A |
Partire da 16 V allarga la scelta verso il basso e apre la porta ai moduli flessibili e ai formati piccoli, quelli che sul Jupiter C+ restano fuori. Restano comunque esclusi i pannelli da camper a 12 V nominali, perché la tensione di avvio di 22 V non viene raggiunta. Come si scelgono i moduli per un ingresso di questo tipo è spiegato nella guida sulle dimensioni del fotovoltaico da balcone.
Quanto recupera davvero un sistema da 5,12 kWh
Con le due batterie del pacco venduto su Amazon.it il sistema mette a disposizione 5,12 kWh nominali. Al 90 per cento di profondità di scarica dichiarata restano 4,61 kWh utili al giorno, ed è su quel numero che va fatto il conto.
Il punto che spesso sfugge riguarda il lato dell’offerta. Un impianto da balcone da 800 Wp in verticale produce fra i 2 e i 3 kWh nelle giornate estive migliori, e il surplus che finirebbe nel contatore è una frazione di quel totale. Una batteria da 4,61 kWh utili resta quindi mezza vuota quasi tutto l’anno, e la spesa non torna.
Il Venus D dà il suo meglio quando l’impianto davanti è grande:
| Impianto collegato | Produzione annua stimata | Quota che la batteria può intercettare | Valore a 0,25 €/kWh |
|---|---|---|---|
| 800 Wp verticali su ringhiera | circa 1.100 kWh | il surplus serale, circa 250 kWh | circa 63 € |
| 2.000 Wp inclinati su terrazzo | circa 2.800 kWh | fra 900 e 1.200 kWh | da 225 a 300 € |
| 4.000 Wp inclinati su terrazzo | circa 5.600 kWh | fra 1.300 e 1.600 kWh, limite della batteria | da 325 a 400 € |
Nel terzo caso il vincolo si sposta: la batteria si riempie ogni giorno e la potenza che avanza a mezzogiorno resta inutilizzata, a meno di non passare alla configurazione da 2.200 VA o di aggiungere altri moduli di accumulo. Il ragionamento completo su come dimensionare il surplus sta nella guida al fotovoltaico da balcone con accumulo, mentre il conto sull’energia che si consuma davvero in casa è nella guida sull’autoconsumo fotovoltaico.
La presa di emergenza fa sul serio
Sul lato fuori rete il manuale dichiara 2.200 VA nominali con 2.500 VA di picco, distorsione armonica sotto il 3 per cento e una presa europea sull’apparecchio. Marstek indica un tempo di commutazione inferiore ai 15 ms.
Sono numeri che cambiano la natura della funzione. Un frigorifero moderno assorbe fra i 100 e i 200 W in funzionamento, con uno spunto all’avvio del compressore che può superare i 600 W per una frazione di secondo: i 2.500 VA di picco lo assorbono senza problemi. Aggiungendo router, illuminazione e la ricarica dei telefoni si resta comodamente entro i 2.200 VA continui, e con 5,12 kWh in batteria l’autonomia su quel carico si misura in ore.
Il confronto interno alla categoria mette in fila le differenze:
| Modello | Presa di emergenza | Capacità | Prezzo |
|---|---|---|---|
| Marstek Venus D | 2.200 VA, picco 2.500 VA | 5,12 kWh | 1.599,00 € |
| Marstek Venus E 3.0 | 2.500 W | 5,12 kWh | 1.499,00 € |
| Marstek Jupiter C+ | presente, potenza non dichiarata | 2,56 kWh | 699,99 € |
| EcoFlow STREAM Ultra X | assente | 3,84 kWh | 1.199,00 € |
Il manuale tace sulle norme di connessione
Qui la valutazione si abbassa, ed è il difetto più serio dell’apparecchio per il mercato italiano. Il manuale d’installazione ufficiale, documento 43AZ32010001 dell’8 settembre 2025, contiene la tabella tecnica completa, il capitolo sulla sicurezza e le istruzioni di montaggio, però non elenca nessuna norma di connessione alla rete. Mancano la CEI 0-21 italiana, la VDE-AR-N 4105 tedesca e la EN 50549 europea, riferimenti che il Jupiter C+ della stessa casa riporta invece per esteso nel proprio manuale.
Il documento si limita a dire che la serie è stata progettata e collaudata secondo standard di sicurezza internazionali, una formula generica che non sostituisce il riferimento normativo. Il manuale contiene comunque una sezione in italiano, quindi l’apparecchio è distribuito ufficialmente anche qui.
Prima di ordinare conviene farsi consegnare dal venditore la dichiarazione di conformità riferita all’apparecchio, con l’indicazione esplicita della CEI 0-21. È il documento che accompagna la Comunicazione Unica al distributore, e senza di quello la pratica si blocca. Cosa deve contenere sta nella guida alla dichiarazione di conformità.
Celle, durata e collegamento in casa
Le batterie usano celle LiFePO4 a 51,2 V, sedici in serie, con 50 Ah di capacità e profondità di scarica dichiarata al 90 per cento. La durata indicata supera i 6.000 cicli a 25 °C, un valore che su un impianto da balcone da 150 a 250 cicli completi all’anno resta lontanissimo: il vincolo pratico diventa la garanzia di 10 anni dichiarata a listino. Cosa succede alle celle nel tempo è raccontato nella guida su quanto durano le batterie del fotovoltaico.
Il collegamento verso casa avviene con una spina domestica a tre poli da 16 A, quindi L, N e PE. Il sistema è classificato in Classe I con categoria di sovratensione DC II e AC III, e regge da -20 a +60 °C con grado IP65 e raffreddamento a convezione naturale, senza ventole da pulire.
Sul fronte dei dati il Venus D è meglio equipaggiato della media: Bluetooth, Wi-Fi, RS-485 su RJ45 ed Ethernet su RJ45. La porta di rete cablata è rara in questa categoria e risolve il problema classico del balcone lontano dal router. Per leggere i consumi di casa serve un contatore esterno, e la lista dei compatibili è lunga: Marstek CT002 e CT003, Shelly Pro 3EM, Shelly EM Gen3 e Shelly Pro EM-50, everHome ECOTRACKER IR e HomeWizard PI Meter. Il contatore si compra a parte e va messo in preventivo.
Il prezzo per kilowattora
A 1.599,00 € per 5,12 kWh il conto fa 312 euro per kilowattora, con il convertitore e i quattro MPPT già compresi.
| Modello | Capacità | Ingresso FV diretto | Prezzo | Euro per kWh |
|---|---|---|---|---|
| Marstek Jupiter C+ | 2,56 kWh | sì, 2.400 W | 699,99 € | 273 € |
| Marstek Venus E 3.0 | 5,12 kWh | no | 1.499,00 € | 293 € |
| EcoFlow STREAM Ultra X | 3,84 kWh | sì, 2.600 W | 1.199,00 € | 312 € |
| Marstek Venus D | 5,12 kWh | sì, 4.000 W | 1.599,00 € | 312 € |
Il paragone che conta di più è quello interno alla casa. Il Venus E 3.0 offre la stessa capacità per cento euro in meno, e chi ha già un microinverter funzionante sul balcone trova lì la soluzione più economica. I cento euro di differenza del Venus D comprano i quattro MPPT e i 4.000 W di ingresso diretto, quindi hanno senso per chi parte da zero e vuole collegare i pannelli senza comprare un convertitore separato.
Con la detrazione del 50 per cento del bonus fotovoltaico la spesa netta scende a 799,50 €, e su un impianto da terrazzo che recupera fra i 250 e i 350 euro l’anno il rientro si colloca intorno ai tre anni.
Per chi ha senso il Venus D
Il Venus D è la scelta giusta per chi ha un terrazzo o un giardino con spazio per più di quattro pannelli e vuole un sistema che parta piccolo e cresca. I 4.000 W di ingresso e i quattro MPPT da 32 A sono il vero motivo per pagarlo, e la batteria modulare consente di distribuire la spesa su più anni.
È indicato in particolare per chi oggi resta sotto gli 800 W e sa già che vorrà crescere: la doppia configurazione in uscita risolve in anticipo un problema che altrimenti costringerebbe a cambiare apparecchio. Chi invece ha un balcone con due pannelli e cerca solo di recuperare il surplus serale trova nel Jupiter C+ una soluzione più economica e proporzionata. E chi ha già un impianto funzionante con il suo microinverter guardi al Venus E 3.0, che a parità di capacità costa meno e non paga ingressi fotovoltaici che resterebbero inutilizzati.
Domande frequenti
Il Marstek Venus D resta nel regime semplificato italiano?
Dipende da come è configurato. La tabella tecnica del manuale dichiara la potenza nominale in uscita verso la rete a due valori, 800 VA e 2.200 VA, con le rispettive correnti di 3,48 A e 9,57 A. Nella configurazione da 800 VA l'apparecchio sta esattamente sulla soglia che la delibera ARERA 315/2020/R/eel fissa per la Comunicazione Unica. Nella configurazione da 2.200 VA l'impianto esce dal percorso rapido e segue la procedura ordinaria con il Modello Unico.
Quante batterie servono per far funzionare il Venus D?
Almeno una. Il modulo di potenza MST-HI-2200 contiene il convertitore, i quattro MPPT e l'elettronica di gestione, mentre l'accumulo sta tutto nei moduli MST-E2.5ST-D da 2,56 kWh che si impilano sotto. Il pacco venduto su Amazon.it a 1.599,00 € comprende il modulo di potenza e due batterie, quindi 5,12 kWh. Il tetto del sistema è di sei moduli, cioè 15,36 kWh.
Quanti pannelli si collegano al Venus D?
L'ingresso fotovoltaico accetta fino a 4.000 W distribuiti su quattro MPPT indipendenti, uno per canale. Ogni canale ammette 32 A con 40 A di corrente di cortocircuito, valori larghi al punto da consentire due moduli in parallelo per ingresso. Con pannelli residenziali da 450 a 600 Wp il sistema arriva quindi a otto moduli, un impianto da terrazzo più che da ringhiera.
Il Venus D è conforme alla CEI 0-21?
Il manuale d'installazione ufficiale non contiene alcun elenco di norme di connessione alla rete: mancano la CEI 0-21, la VDE-AR-N 4105 tedesca e la EN 50549 europea, che altri produttori riportano nella scheda tecnica. Il documento cita solo gli standard di sicurezza in forma generica. La dichiarazione di conformità riferita all'apparecchio va quindi chiesta al venditore prima dell'ordine, perché è il documento che accompagna la Comunicazione Unica.
Quanto rende il Venus D in un anno?
Con due batterie il sistema mette a disposizione 4,61 kWh utili al giorno, calcolati sul 90 per cento di profondità di scarica dichiarata. Un impianto da balcone da 800 Wp non riesce a riempirli, perché il surplus estivo si ferma intorno ai 2 kWh nelle giornate migliori. Su un terrazzo con 2.000 o 3.000 Wp la batteria si riempie quasi ogni giorno da aprile a settembre, e a 0,25 €/kWh il recupero vale fra i 250 e i 350 euro l'anno.
La presa di emergenza del Venus D regge il frigorifero?
Sì. La tabella dichiara 2.200 VA nominali con 2.500 VA di picco sulla presa fuori rete, valori che coprono un frigorifero (da 100 a 200 W in funzionamento, con spunto di avvio più alto), il router, le luci e una pompa di piccola taglia. Con 5,12 kWh di batteria a bordo l'autonomia su quei carichi si misura in ore, non in minuti.
Il Venus D può caricarsi dalla rete elettrica?
Sì, il manuale dichiara una potenza di ricarica dalla rete di 2.200 VA a 9,57 A. La funzione serve a riempire la batteria nelle fasce orarie a tariffa bassa e a svuotarla quando l'energia costa di più, una strategia che in Italia ha senso con un contratto a fasce F1, F2 e F3. Chi la usa dovrebbe verificare sul proprio contratto come viene trattata l'energia prelevata e poi riutilizzata.
Che differenza c'è fra Venus D e Venus E 3.0?
Il Venus E 3.0 è un accumulo accoppiato in corrente alternata: si mette accanto a un impianto già funzionante e dialoga con la rete di casa, senza ingressi per i pannelli. Il Venus D aggiunge quattro MPPT e 4.000 W di ingresso fotovoltaico diretto, quindi i moduli si collegano a lui e il microinverter separato sparisce dal conto. A parità di 5,12 kWh il Venus E 3.0 costa 1.499,00 €, cento euro meno.
Quanto pesa il Venus D e dove si installa?
Il manuale non dichiara il peso, una lacuna che conviene colmare chiedendo al venditore. Le misure ci sono: il modulo di potenza è 480 × 385 × 135 mm, ogni batteria 480 × 320 × 202 mm. Il formato e il montaggio a colonna indicano un apparecchio da appoggiare a terra su una superficie piana, e il grado IP65 con l'intervallo da -20 a +60 °C consente di lasciarlo all'aperto tutto l'anno.
Sul Venus D si può avere la detrazione fiscale?
Sì. L'accumulo abbinato a un impianto fotovoltaico rientra nel Bonus Casa dell'articolo 16-bis del TUIR: per le spese sostenute nel 2026 l'aliquota è del 50 per cento sull'abitazione principale, recuperata in dieci quote annuali. Servono bonifico parlante, fattura intestata a chi porta la spesa in dichiarazione e la documentazione tecnica dell'apparecchio.