La parola “bonus” copre in Italia strumenti molto diversi fra loro: una detrazione fiscale che restituisce denaro in dieci anni, un contributo che arriva prima ancora di pagare, un’aliquota IVA ridotta che agisce in silenzio dentro la fattura. Sapere quale ti spetta cambia il costo finale dell’impianto di migliaia di euro. Questa guida mette in fila tutte le misure in vigore nel 2026, con requisiti e importi.
Quali agevolazioni esistono davvero nel 2026
Il panorama italiano si riduce a cinque strumenti, e ognuno ha una porta d’ingresso diversa.
| Agevolazione | A chi si rivolge | Quanto vale |
|---|---|---|
| Detrazione Bonus Casa | tutti i contribuenti IRPEF | 50 % o 36 % in 10 anni |
| IVA agevolata | tutti | 10 % anziché 22 % |
| Reddito Energetico Nazionale | ISEE sotto 15.000 € | 2.000 € + 1.500 €/kW, a fondo perduto |
| Conto Termico 3.0 | chi installa una pompa di calore | 20 % della spesa fotovoltaica |
| Bandi regionali e comunali | dipende dal bando | variabile |
Due chiarimenti prima di entrare nel dettaglio. Il primo: un “bonus fotovoltaico” come voce autonoma di legge non esiste, e tutte le misure elencate sono agevolazioni generali che comprendono anche il fotovoltaico. Il secondo: le agevolazioni principali si escludono a vicenda sullo stesso impianto, quindi la domanda giusta riguarda quale scegliere.
La detrazione del Bonus Casa: l’agevolazione principale
È lo strumento che riguarda quasi tutti. Un impianto fotovoltaico domestico rientra fra gli interventi dell’articolo 16-bis, comma 1, lettera h) del TUIR, quello dedicato agli impianti basati sulle fonti rinnovabili, ed è quindi detraibile come una ristrutturazione.
| Anno della spesa | Abitazione principale | Altri immobili | Tetto di spesa |
|---|---|---|---|
| 2025 | 50 % | 36 % | 96.000 € |
| 2026 | 50 % | 36 % | 96.000 € |
| 2027 | 36 % | 30 % | 96.000 € |
La Legge di Bilancio 2026 ha confermato le aliquote del 2025 e rinviato al 2027 la discesa che era già scritta nella norma precedente. L’aliquota più alta spetta a chi possiede l’immobile o ne ha un diritto reale di godimento e vi ha la propria abitazione principale.
Quattro regole decidono se la pratica regge:
- il pagamento con bonifico parlante, quello dedicato alle detrazioni, con causale, codice fiscale di chi detrae e partita IVA del venditore. Carta di credito e PayPal fanno perdere il diritto;
- la fattura intestata a chi porta la spesa in detrazione, che deve coincidere con l’ordinante del bonifico;
- il recupero in dieci quote annuali di pari importo, che richiede IRPEF capiente da cui sottrarle;
- la comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
L’agevolazione copre anche la batteria di accumulo, acquistata insieme all’impianto o in un secondo momento. Le condizioni valide per i kit da balcone, compreso il caso di chi vive in affitto, sono spiegate nella guida alla detrazione fiscale per il fotovoltaico da balcone.
L’IVA agevolata al 10 per cento
È l’agevolazione meno visibile e l’unica che agisce prima di pagare. Gli impianti che sfruttano fonti di energia rinnovabile scontano l’aliquota IVA del 10 per cento anziché quella ordinaria del 22, e il beneficio compare direttamente nella fattura del fornitore o dell’installatore.
Su un impianto domestico l’effetto è consistente. Un impianto da 3 kW con imponibile di 5.455 euro costa 6.000 euro con l’IVA al 10 per cento e ne costerebbe 6.655 con quella ordinaria: la differenza è di 655 euro, incassati subito.
Due dettagli pratici. Il primo: l’aliquota ridotta si applica sia alla fornitura con posa da parte di un’impresa sia all’acquisto dei soli componenti destinati a un impianto a fonte rinnovabile, e in questo secondo caso i rivenditori italiani chiedono un’autocertificazione da compilare al momento dell’ordine. Il secondo: la detrazione si calcola sull’importo comprensivo di IVA, quindi le due misure convivono senza sovrapporsi.
Il Reddito Energetico Nazionale: il contributo a fondo perduto
È l’unica misura che copre l’intera spesa e la sola a cui il termine “fotovoltaico gratis” si applichi con qualche fondamento. Il Reddito Energetico Nazionale finanzia impianti domestici in autoconsumo per famiglie in condizione di disagio economico, con risorse assegnate dal GSE.
I requisiti sono stringenti:
- ISEE in corso di validità sotto i 15.000 euro, soglia che sale a 30.000 euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico;
- residenza nell’immobile e titolarità del contratto di fornitura elettrica;
- edificio residenziale del gruppo catastale A, esclusi gli immobili di lusso delle categorie A1, A8, A9 e A10;
- potenza dell’impianto compresa fra 2 e 6 kW.
L’importo è composto da una quota fissa di 2.000 euro più 1.500 euro per ogni kW installato, con un massimo di 11.000 euro su un impianto da 6 kW e comunque entro le spese documentate. Il contributo copre installazione, assicurazione, manutenzione e monitoraggio per almeno dieci anni, mentre i sistemi di accumulo restano esclusi.
Il meccanismo evita alla famiglia di anticipare denaro: la domanda si presenta sul portale del GSE con il supporto dell’impresa installatrice, il Soggetto Realizzatore, e il GSE versa il contributo direttamente all’impresa. In cambio l’energia immessa in rete viene ritirata dal GSE per venti anni e alimenta il fondo che finanzia gli impianti successivi.
Due avvertenze contano quanto i requisiti. La prima riguarda la disponibilità: il fondo è limitato e le domande vengono accolte in ordine cronologico, tanto che i bandi del 2024 e del 2025 si sono chiusi per esaurimento delle risorse. Alla metà del 2026 il bando dell’anno non risulta ancora pubblicato, quindi chi rientra nei requisiti fa bene a preparare ISEE e documentazione in anticipo e a seguire il portale del GSE, di cui parla la guida al portale GSE per il fotovoltaico. La seconda riguarda il divieto di cumulo: chi ottiene il Reddito Energetico rinuncia alla detrazione sulla stessa spesa.
Il Conto Termico 3.0, la porta stretta
Il Conto Termico è lo strumento con cui lo Stato incentiva l’efficienza energetica sul fronte del calore, e la sua terza edizione, introdotta dal DM 7 agosto 2025 ed entrata in vigore il 25 dicembre 2025, ha aperto per la prima volta al fotovoltaico. L’apertura ha però una condizione precisa.
L’impianto fotovoltaico, con eventuale accumulo e colonnina di ricarica, è ammesso solo se accompagna la sostituzione dell’impianto di climatizzazione con una pompa di calore elettrica. Chi installa il solo fotovoltaico resta fuori.
Quando la condizione è soddisfatta, l’incentivo vale il 20 per cento della spesa ammissibile per la parte fotovoltaica, con un tetto di 1.500 euro per kW fino a 20 kW. Il vantaggio rispetto alla detrazione riguarda i tempi: il contributo arriva in una o due rate entro pochi mesi dalla fine dei lavori invece che in dieci anni, e il portale dedicato del GSE è operativo dal 2 febbraio 2026.
Il confronto con la detrazione si fa quindi caso per caso. Su una spesa di 6.000 euro il Conto Termico restituisce 1.200 euro quasi subito, la detrazione al 50 per cento ne restituisce 3.000 in dieci anni. Chi ha IRPEF capiente e orizzonte lungo sceglie la detrazione; chi ha poca IRPEF da cui detrarre trova nel Conto Termico l’unica strada che porta a un risultato.
Le comunità energetiche rinnovabili
Una strada diversa dalle precedenti, perché riguarda un impianto condiviso fra più utenze. Una comunità energetica rinnovabile (CER) riunisce cittadini, imprese ed enti locali attorno a impianti che immettono energia in rete, e distribuisce fra i membri il valore dell’energia condivisa nella stessa ora dentro la stessa cabina primaria.
Il sostegno pubblico arriva su due canali che si sommano:
- una tariffa incentivante del GSE sull’energia condivisa, compresa fra 60 e 120 €/MWh a seconda della taglia dell’impianto e del prezzo zonale orario, riconosciuta per vent’anni, con una maggiorazione territoriale di 10 €/MWh al Nord e 4 €/MWh al Centro;
- un contributo PNRR a fondo perduto pari al 40 per cento dell’investimento, riservato agli impianti realizzati in Comuni fino a 50.000 abitanti.
I due strumenti sono cumulabili con una penalizzazione: chi incassa il contributo PNRR del 40 per cento vede dimezzata la tariffa sull’energia condivisa. La misura è pensata soprattutto per impianti collettivi, quindi entra in gioco più facilmente in condominio o su iniziativa del Comune, come racconta la guida all’impianto fotovoltaico in condominio.
I bandi regionali e comunali
Sopra le misure nazionali si sovrappone un livello locale che cambia continuamente. Diverse Regioni pubblicano bandi propri per impianti domestici, spesso a fondo perduto e con dotazioni modeste che si esauriscono in poche settimane, e alcuni Comuni aggiungono sconti sull’IMU, contributi diretti o riduzioni degli oneri.
Tre indicazioni pratiche per non perdere tempo:
- la fonte affidabile è il sito ufficiale della Regione e del Comune, alla voce bandi o energia. Le pagine commerciali che elencano bandi regionali riportano spesso misure già chiuse;
- conta la data di apertura dello sportello, perché quasi tutti i bandi assegnano le risorse in ordine cronologico di domanda;
- il cumulo con le misure nazionali è deciso dal singolo bando, che va letto nella parte sulle agevolazioni compatibili prima di firmare qualsiasi contratto con l’installatore.
Cosa è finito e cosa resta
Una parte importante degli strumenti di cui si parlava fino a due anni fa non è più disponibile, e vale la pena metterlo per iscritto perché molte offerte commerciali continuano a citarli.
Il Superbonus ha attraversato una discesa progressiva, dal 110 per cento al 90, poi al 70 e infine al 65, e non è stato prorogato oltre il 2025. Nel 2026 resta accessibile a una platea ristretta che comprende enti del terzo settore, istituti autonomi case popolari e interventi nelle zone colpite da eventi sismici. Per una famiglia che vuole installare il fotovoltaico lo strumento ordinario è tornato a essere il Bonus Casa.
Lo sconto in fattura e la cessione del credito sono chiusi per i nuovi interventi dal decreto legge 39/2024, in vigore dal 30 marzo 2024. La conseguenza pratica pesa: la detrazione va utilizzata in dichiarazione dei redditi, quindi serve un’IRPEF annua sufficiente ad assorbire la quota. Chi ha imposta incapiente recupera meno di quanto la percentuale lascerebbe sperare, ed è la ragione per cui il Conto Termico e i bandi a fondo perduto meritano una verifica.
Lo scambio sul posto è chiuso ai nuovi impianti dal 2025 e sostituito dal ritiro dedicato, un meccanismo che remunera l’energia immessa a prezzi di mercato. Resta fuori dall’elenco delle agevolazioni e incide comunque sul conto economico di un impianto: i due meccanismi sono confrontati nelle guide allo scambio sul posto e al ritiro dedicato.
Quanto torna davvero su un impianto da 3 kW
I numeri diventano confrontabili solo applicandoli alla stessa spesa. L’esempio prende un impianto domestico da 3 kW che costa 6.000 euro con IVA al 10 per cento inclusa.

La lettura corretta della grafica tiene conto di due cose che i numeri da soli non dicono.
La platea è diversa per ogni barra. Il Reddito Energetico vale solo sotto i 15.000 euro di ISEE e con un bando aperto, il Conto Termico solo insieme a una pompa di calore, la detrazione al 50 per cento solo sull’abitazione principale. Le barre non sono alternative fra cui scegliere liberamente.
Il tempo ha un valore. Tremila euro distribuiti su dieci anni valgono meno di tremila euro incassati oggi, e per chi ha poca IRPEF possono valere anche molto meno, perché la quota annuale non utilizzata si perde.
Vale la pena aggiungere il termine di paragone che conta sul lungo periodo: su un impianto da 3 kW ben orientato, l’energia autoconsumata vale fra i 400 e i 600 euro l’anno di bolletta risparmiata. Su venticinque anni di vita dell’impianto, il risparmio in bolletta supera di molto qualsiasi bonus, e la logica che decide quanto di quell’energia resti in casa è spiegata nella guida all’autoconsumo fotovoltaico.
Cosa si può cumulare e cosa no
La regola generale è semplice e ha un’unica eccezione rilevante.
| Combinazione | Ammessa |
|---|---|
| IVA al 10 % + detrazione | sì, la detrazione si calcola sull’importo con IVA |
| Detrazione + Reddito Energetico | no, sulla stessa spesa |
| Detrazione + Conto Termico | no, sulla stessa spesa |
| Reddito Energetico + Conto Termico | no |
| Tariffa CER + contributo PNRR 40 % | sì, con la tariffa dimezzata |
| Bandi regionali + misure nazionali | dipende dal singolo bando |
Il principio che regge tutto è il divieto di doppio finanziamento pubblico della stessa spesa. Su interventi distinti la situazione cambia: chi installa il fotovoltaico con la detrazione e in un secondo momento sostituisce la caldaia con una pompa di calore usando il Conto Termico sta trattando due spese diverse, quindi le due misure convivono.
Un ultimo avvertimento riguarda le offerte di fotovoltaico gratuito rivolte a chiunque, senza requisiti di reddito. Dietro la formula sta di norma un contratto di noleggio operativo o un finanziamento in cui la rata sostituisce la bolletta, con la cessione della detrazione o degli incentivi al fornitore. Sono contratti legittimi e con un costo, e valutarli richiede di confrontare la somma delle rate su tutta la durata con il prezzo di acquisto dell’impianto.
Il verdetto
Per la grande maggioranza delle famiglie italiane il “bonus fotovoltaico” del 2026 è uno solo, la detrazione del Bonus Casa al 50 per cento sull’abitazione principale, in dieci rate annuali, con il bonifico parlante come condizione che decide la pratica. È la strada più prevedibile e quella che restituisce di più.
Tre situazioni giustificano una scelta diversa. ISEE sotto i 15.000 euro: il Reddito Energetico copre tutta la spesa e va preparato in anticipo, perché i bandi si chiudono in fretta. Sostituzione della caldaia con una pompa di calore: il Conto Termico 3.0 porta il 20 per cento della spesa fotovoltaica entro pochi mesi dalla fine dei lavori. IRPEF bassa o assente: la detrazione restituisce poco, e i contributi a fondo perduto diventano l’unica via che dà un risultato concreto.
Sul calendario resta un dato da tenere presente: dal 2027 le aliquote scendono al 36 e al 30 per cento, e per le persone fisiche conta la data del bonifico. Chi ha già deciso di installare e vuole l’aliquota attuale ha tempo fino al 31 dicembre 2026 per pagare, tenendo conto che i tempi di consegna dei componenti si allungano nei mesi finali dell’anno.
Domande frequenti
Quali bonus per il fotovoltaico esistono nel 2026?
Sono cinque strumenti diversi. La detrazione del Bonus Casa, al 50 per cento sull'abitazione principale e al 36 sugli altri immobili. L'IVA agevolata al 10 per cento, che si applica in fattura a chiunque. Il Reddito Energetico Nazionale, un contributo a fondo perduto per famiglie con ISEE basso. Il Conto Termico 3.0, ammesso solo se il fotovoltaico accompagna la sostituzione della caldaia con una pompa di calore. I bandi di Regioni e Comuni, che cambiano di anno in anno.
Il fotovoltaico è davvero gratis con il bonus?
Esiste una sola misura che copre l'intera spesa, il Reddito Energetico Nazionale, riservato a chi ha un ISEE sotto i 15.000 euro (30.000 con almeno quattro figli a carico) e finanziato con risorse limitate assegnate in ordine cronologico. Per tutti gli altri le agevolazioni restituiscono una parte della spesa: metà con la detrazione al 50 per cento, spalmata su dieci anni. Le offerte commerciali che promettono impianti gratuiti a chiunque nascondono di norma un contratto di finanziamento o di noleggio.
Quanto vale la detrazione fotovoltaico nel 2026?
Il 50 per cento della spesa se l'impianto serve l'abitazione principale di chi possiede l'immobile o ne ha un diritto reale di godimento, il 36 per cento in tutti gli altri casi, con un tetto di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare. L'importo si recupera in dieci quote annuali di pari importo nella dichiarazione dei redditi. Per le spese sostenute dal 2027 le aliquote sono destinate a scendere al 36 e al 30 per cento.
Chi può chiedere il Reddito Energetico Nazionale?
Le persone fisiche con ISEE in corso di validità sotto i 15.000 euro, soglia che sale a 30.000 euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico. L'impianto deve essere installato sull'abitazione di residenza, in un edificio del gruppo catastale A esclusi gli immobili di lusso, e avere una potenza fra 2 e 6 kW. Il contributo vale 2.000 euro fissi più 1.500 euro per ogni kW installato, fino a 11.000 euro, e il GSE lo versa direttamente all'impresa installatrice.
Si possono cumulare più bonus sullo stesso impianto?
No sulle agevolazioni principali. Detrazione, Reddito Energetico e Conto Termico coprono la stessa spesa e la legge esclude che si sommino: va scelto uno strumento solo. L'IVA agevolata al 10 per cento fa eccezione, perché agisce sul prezzo di acquisto e resta compatibile con la detrazione, che anzi si calcola sull'importo comprensivo di IVA. Sui bandi regionali la regola è scritta nel singolo bando e va letta caso per caso.
Il Superbonus esiste ancora nel 2026?
Per le famiglie no. Dopo la discesa dal 110 al 90, poi al 70 e al 65 per cento, il Superbonus non è stato prorogato oltre il 2025 e nel 2026 resta accessibile soltanto a una platea ristretta, fra cui enti del terzo settore, istituti autonomi case popolari e interventi nelle zone colpite da eventi sismici. Per i privati lo strumento ordinario è tornato a essere la detrazione del Bonus Casa.
Posso ancora usare lo sconto in fattura o cedere il credito?
Per i nuovi interventi no. Il decreto legge 39/2024, in vigore dal 30 marzo 2024, ha chiuso sconto in fattura e cessione del credito per la generalità dei bonus edilizi, con eccezioni residuali legate a lavori già avviati prima del blocco. Oggi il recupero avviene in dichiarazione dei redditi, in dieci rate annuali, e questo richiede di avere IRPEF sufficiente da cui detrarre.
Anche un kit da balcone rientra nei bonus?
Rientra nella detrazione del Bonus Casa, perché l'articolo 16-bis del TUIR agevola l'installazione di impianti a fonti rinnovabili anche in assenza di opere edilizie. Su un kit da 800 euro la detrazione al 50 per cento vale 400 euro, cioè 40 euro l'anno per dieci anni, a condizione di pagare con bonifico parlante. Il Reddito Energetico invece parte da 2 kW di potenza e resta quindi fuori portata per un impianto da balcone.
Serve la comunicazione all'ENEA per avere la detrazione?
Per gli interventi di risparmio energetico agevolati con il Bonus Casa la comunicazione va inviata all'ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori, attraverso il portale dedicato. L'ENEA ha precisato che il mancato invio non fa perdere la detrazione, e la giurisprudenza si è espressa nello stesso senso, però resta un adempimento previsto dalla norma e richiede pochi minuti.