Per quindici anni lo scambio sul posto è stato il meccanismo con cui il fotovoltaico domestico italiano faceva quadrare i conti. Chi cerca informazioni oggi trova ancora guide che lo spiegano come se fosse una scelta disponibile, e la situazione è cambiata: la porta si è chiusa nel 2025, e quello che resta funziona in modo diverso.
Cos’è lo scambio sul posto
Lo scambio sul posto, abbreviato in SSP, è un servizio erogato dal GSE che mette in relazione due grandezze: l’energia che il tuo impianto immette in rete e quella che il tuo punto di prelievo assorbe dalla rete.
Il principio è quello di un rimborso con un tetto. Il GSE valorizza economicamente l’energia che hai immesso e ti restituisce la spesa sostenuta per comprare energia, fino al limite del valore di quello che hai immesso. La rete funziona come una specie di magazzino virtuale, dove depositi in estate e ritiri in inverno, con un conto che si chiude su base annuale.
La differenza rispetto a una vendita è sostanziale. In una vendita ricevi denaro per ogni kilowattora ceduto; nello scambio sul posto ricevi una restituzione che non può superare quello che hai speso. Un impianto molto grande su un’utenza che consuma poco non veniva premiato, e questa impostazione era voluta: il meccanismo nasceva per incentivare il dimensionamento sul fabbisogno.
Le date della chiusura
Il percorso di uscita era scritto nel decreto legislativo 199 del 2021, che recepiva la direttiva europea sulle rinnovabili e prevedeva il superamento graduale dello scambio sul posto in favore delle configurazioni di autoconsumo diffuso. Le date operative sono arrivate con i provvedimenti successivi.

Il GSE lo ha comunicato in modo esplicito sul proprio portale: le nuove richieste di accesso erano ammesse fino al 26 settembre 2025, e solo per impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025. Chi ha collegato un impianto dopo quella data non ha mai avuto accesso al meccanismo.
Per le convenzioni già firmate resta tutto com’era. Durano quindici anni dalla prima sottoscrizione e proseguono fino a quella scadenza. Chi aveva già completato i quindici anni entro la fine del 2024 si è visto negare il rinnovo, mentre per gli altri la convenzione arriva alla sua scadenza naturale.
Come si calcola il contributo in conto scambio
La formula la stabilisce la delibera ARERA 570/2012, il testo integrato che regola il servizio. Nella sua forma essenziale:
CS = min(OE; CEI) + CUsf × ES
Ogni sigla ha un significato preciso.
| Sigla | Nome | Cosa vale |
|---|---|---|
| OE | Onere Energia | kWh prelevati dalla rete × prezzo dell’energia (PUN) |
| CEI | Controvalore Energia Immessa | kWh immessi in rete × prezzo zonale orario |
| ES | Energia Scambiata | il minore fra kWh immessi e kWh prelevati |
| CUsf | Corrispettivo Unitario di Scambio Forfetario | valore unitario fissato ogni anno da ARERA |
Il primo addendo è la parte energia: il GSE confronta quello che hai speso per l’energia prelevata con il valore di quella immessa, e ti restituisce il minore dei due. È qui che sta il tetto di cui parlavamo.
Il secondo addendo è la parte servizi. Il corrispettivo unitario di scambio forfetario rimborsa in misura forfetaria una quota delle componenti di trasporto e degli oneri di sistema associate all’energia scambiata. ARERA lo aggiorna ogni anno e lo differenzia per tipologia di punto di prelievo, con valori distinti per le utenze domestiche e per le altre categorie. Questo secondo pezzo è il motivo per cui, a parità di energia immessa, lo scambio sul posto restituiva più del Ritiro Dedicato.
Un esempio con i numeri
Prendiamo un impianto domestico da 3 kW su tetto, con i valori tipici di una famiglia italiana.
| Grandezza | Valore |
|---|---|
| Energia prodotta in un anno | 3.900 kWh |
| Energia consumata in un anno | 2.700 kWh |
| Autoconsumo diretto (35 % della produzione) | 1.365 kWh |
| Energia immessa in rete | 2.535 kWh |
| Energia prelevata dalla rete | 1.335 kWh |
| Energia scambiata ES | 1.335 kWh |
Valorizzando l’energia a 0,11 €/kWh, ordine di grandezza dei prezzi di mercato nel 2026, il conto viene così:
- OE = 1.335 × 0,11 = circa 147 €
- CEI = 2.535 × 0,11 = circa 279 €
- min(OE; CEI) = 147 €, cioè la parte energia del contributo
- a questa si aggiunge CUsf × 1.335 kWh, la parte servizi
- restano 132 € di valore immesso non rimborsato, che diventano eccedenza
L’esempio mostra il funzionamento reale del meccanismo: la parte di produzione che eccede il consumo finisce nel conto delle eccedenze, dove attende una scelta del titolare. Il valore complessivo dipende quindi da quanto autoconsumi, un tema che abbiamo sviluppato nella guida all’autoconsumo fotovoltaico.
Le eccedenze, il credito che avanza
Quando il valore dell’energia immessa supera il rimborso spettante, la differenza costituisce un’eccedenza, espressa in euro.
Entro il 31 gennaio di ogni anno il titolare della convenzione comunica al GSE cosa farne, e la scelta è vincolante: dopo quella data non si può più decidere per l’anno precedente.
Le due strade hanno conseguenze diverse.
La liquidazione trasforma l’eccedenza in un bonifico, versato con il conguaglio. L’importo va indicato nella dichiarazione dei redditi, quindi è soggetto a tassazione.
Il mantenimento a credito riporta l’importo agli anni successivi, dove compensa il contributo negli esercizi in cui i prelievi superano le immissioni. In questa forma il credito non viene tassato. Il rovescio è che un credito mai richiesto e mai compensato resta sulla carta.
Quando paga il GSE
I pagamenti seguono un calendario fisso, articolato su acconti semestrali e un conguaglio annuale.
| Voce | Pubblicazione | Pagamento |
|---|---|---|
| Acconto primo semestre | entro il 15 maggio | nel corso di giugno |
| Acconto secondo semestre | entro il 15 ottobre | nel corso di novembre |
| Conguaglio dell’anno precedente | entro il 15 maggio | entro il 30 giugno |
Gli acconti sono stime calcolate sui dati di misura disponibili, il conguaglio chiude i conti dell’anno solare con i dati definitivi. Lo stato dei pagamenti si consulta nell’area riservata del portale GSE.
Cosa c’è al posto dello scambio
Per un impianto nuovo sopra gli 800 W le strade rimaste sono due.
Il Ritiro Dedicato, sigla RID, è una vendita vera e propria: il GSE acquista l’energia immessa e la paga mensilmente. Il prezzo riconosciuto è il migliore fra due riferimenti, il prezzo zonale orario di mercato, che nel 2026 si colloca indicativamente fra 0,10 e 0,11 €/kWh, e il prezzo minimo garantito fissato ogni anno da ARERA, pari a 47,5 €/MWh per il 2026, cioè 0,0475 €/kWh. Il prezzo minimo garantito è una rete di sicurezza contro i ribassi del mercato e si applica agli impianti fino a 100 kW entro una soglia annua di energia.
Le configurazioni di autoconsumo diffuso, introdotte dal decreto CACER e regolate dal Testo Integrato Autoconsumo Diffuso di ARERA, valorizzano invece l’energia condivisa fra soggetti collegati alla stessa cabina primaria: gruppi di autoconsumatori nello stesso edificio, comunità energetiche rinnovabili, autoconsumo individuale a distanza. Sono strumenti pensati per impianti di taglia superiore a quella domestica singola.
Scambio sul posto e Ritiro Dedicato a confronto
La differenza fra i due meccanismi va oltre il prezzo, e riguarda la logica stessa del rapporto con il GSE.
| Scambio sul posto | Ritiro Dedicato | |
|---|---|---|
| Natura giuridica | compensazione | vendita di energia |
| Accessibile ai nuovi impianti | no, chiuso dal 2025 | sì |
| Cosa rimborsa | energia + quota componenti di rete | solo l’energia immessa |
| Tetto al rimborso | sì, la spesa di prelievo | nessuno |
| Frequenza dei pagamenti | acconti semestrali + conguaglio | mensile |
| Gestione delle eccedenze | credito o liquidazione a scelta | non applicabile |
| Complessità amministrativa | media | bassa |
Il confronto storico è chiaro: lo scambio sul posto restituiva di più, perché al valore dell’energia sommava la quota forfetaria sulle componenti di rete. Il Ritiro Dedicato compensa con la semplicità, i pagamenti mensili e l’assenza di un tetto legato al consumo.
Per chi installa oggi il ragionamento cambia forma. Con un prezzo di vendita intorno a un terzo del prezzo di acquisto, il valore si sposta quasi interamente sull’autoconsumo, e il meccanismo di valorizzazione dell’immesso diventa una voce secondaria.
Il fotovoltaico da balcone resta fuori da entrambi
Chi arriva a questo articolo partendo da un kit plug and play trova una risposta breve: nessuno dei due meccanismi lo riguarda.
Gli impianti fino a 800 W seguono la procedura semplificata introdotta dalla delibera ARERA 315/2020, quella che si attiva con la Comunicazione Unica. Quella corsia è gratuita e priva di adempimenti proprio perché esclude la sottoscrizione di un contratto di dispacciamento, che è il presupposto tecnico di qualsiasi valorizzazione dell’energia immessa.
La conseguenza è che il surplus di un impianto da balcone viene ceduto alla rete senza compenso. Il legislatore ha fatto un calcolo di economia amministrativa: gestire fatturazione e conguagli per poche decine di kilowattora l’anno costerebbe più di quanto quei kilowattora valgono. Le strade per ridurre quel surplus, dall’accumulo alla zero immissione, stanno nella guida al fotovoltaico plug and play senza immissione in rete.
Per un impianto da balcone il quadro economico si riduce quindi a una cosa sola: quanta della produzione riesci a consumare mentre la produci.
Il verdetto
Lo scambio sul posto appartiene ormai alla storia del fotovoltaico italiano, e riguarda solo chi ha una convenzione firmata prima delle scadenze del 2025.
Le tre cose da ricordare: le convenzioni attive proseguono fino ai quindici anni dalla prima sottoscrizione e non richiedono nessuna azione; la scelta sulle eccedenze va fatta entro il 31 gennaio di ogni anno, e la liquidazione comporta tassazione mentre il credito no; alla scadenza il passaggio naturale è verso il Ritiro Dedicato, che va attivato con una convenzione dedicata.
Per tutti gli altri la conclusione è la stessa a cui porta ogni ragionamento sul fotovoltaico domestico di oggi: con un’energia immessa che vale al massimo un terzo di quella acquistata, il rendimento di un impianto si decide nelle ore in cui produci e consumi insieme. È il motivo per cui il dimensionamento sul fabbisogno reale conta più di qualsiasi meccanismo di ritiro.
Domande frequenti
Lo scambio sul posto è ancora attivo nel 2026?
Resta attivo soltanto per le convenzioni già in essere, che proseguono fino alla loro scadenza naturale. L'accesso ai nuovi impianti è chiuso: il GSE ha ammesso le ultime richieste solo per impianti entrati in esercizio entro il 29 maggio 2025, con istanza da presentare entro il 26 settembre 2025. Chi installa oggi si rivolge al Ritiro Dedicato oppure alle configurazioni di autoconsumo diffuso.
Come funziona lo scambio sul posto?
È un meccanismo di compensazione economica gestito dal GSE. L'energia immessa in rete viene valorizzata e usata per rimborsare, entro un tetto preciso, quello che hai speso per prelevare energia dalla rete negli stessi mesi. Il rimborso si chiama contributo in conto scambio e la rete funziona come una specie di deposito virtuale, con un conto che si chiude a fine anno.
Come si calcola il contributo in conto scambio?
La formula stabilita da ARERA è CS = min(OE; CEI) + CUsf × ES. OE è l'onere energia, cioè i kWh prelevati moltiplicati per il prezzo dell'energia; CEI è il controvalore dell'energia immessa; ES è l'energia scambiata, il minore fra immessa e prelevata; CUsf è un corrispettivo unitario forfetario aggiornato ogni anno dall'Autorità e differenziato per tipo di punto di prelievo.
Cosa sono le eccedenze dello scambio sul posto?
Sono la parte del valore dell'energia immessa che supera il rimborso spettante, e restano come credito espresso in euro. Entro il 31 gennaio di ogni anno il titolare sceglie se farsele liquidare oppure lasciarle a credito per gli anni successivi. Le eccedenze liquidate vanno dichiarate ai fini fiscali, quelle lasciate a credito compensano il contributo negli anni in cui i prelievi superano le immissioni.
Quando paga il GSE lo scambio sul posto?
In tre momenti. L'acconto del primo semestre viene pubblicato entro il 15 maggio e pagato nel corso di giugno, l'acconto del secondo semestre entro il 15 ottobre con pagamento a novembre. Il conguaglio annuale viene pubblicato entro il 15 maggio dell'anno successivo e liquidato entro il 30 giugno.
Meglio scambio sul posto o ritiro dedicato?
La domanda ha perso senso pratico per chi installa oggi, perché lo scambio sul posto non è più accessibile. Sul piano del confronto, lo scambio sul posto rimborsava anche una quota delle componenti di rete e risultava più conveniente per chi autoconsumava poco, mentre il Ritiro Dedicato è una vendita pura dell'energia immessa, con pagamenti mensili e una gestione più semplice.
Quanto paga il Ritiro Dedicato nel 2026?
Il GSE riconosce il valore più favorevole fra il prezzo zonale orario di mercato, indicativamente 0,10-0,11 €/kWh, e il prezzo minimo garantito fissato da ARERA, pari a 47,5 €/MWh per il 2026, cioè 0,0475 €/kWh. Il prezzo minimo garantito si applica agli impianti fino a 100 kW entro una soglia annua di energia definita.
Ho già una convenzione di scambio sul posto: cosa cambia?
Nulla di immediato. La convenzione prosegue fino alla scadenza, fissata a quindici anni dalla prima sottoscrizione. Chi aveva già maturato quei quindici anni entro la fine del 2024 non può rinnovare, e alla scadenza il passaggio naturale è verso il Ritiro Dedicato, che va attivato con una convenzione dedicata.
Un impianto da balcone può accedere allo scambio sul posto?
No, e non poteva farlo neanche prima della chiusura. Gli impianti plug and play fino a 800 W seguono la procedura semplificata della delibera ARERA 315/2020, che esclude la sottoscrizione di un contratto di dispacciamento. Senza quel contratto manca il presupposto per qualsiasi meccanismo di valorizzazione, quindi l'energia immessa viene ceduta senza compenso.