Ritiro Dedicato GSE: quanto paga e quando arriva il bonifico

Prezzo zonale, prezzo minimo garantito 2026, tempi di pagamento e costi del servizio: come il GSE ritira l'energia immessa in rete e quanto vale davvero.

Normativa e incentivi Pubblicato il 5 agosto 2026 9 min di lettura

In questa guida
  1. Che cos’è il Ritiro Dedicato
  2. Quanto paga il GSE per ogni kilowattora
  3. Quando arrivano i pagamenti
  4. Quanto costa il servizio
  5. Chi può accedere e come si richiede
  6. Perché il fotovoltaico da balcone resta fuori
  7. Quanto rende davvero, con i numeri
  8. Cosa è cambiato con la chiusura dello scambio sul posto
  9. Il verdetto
  10. Domande frequenti

Hai un impianto che immette energia in rete e ti chiedi che fine faccia quel surplus. La risposta più diffusa in Italia si chiama Ritiro Dedicato: il GSE compra l’energia a un prezzo amministrato e la paga con bonifico, ogni mese. Vale la pena capire quanto vale davvero quel bonifico prima di costruire aspettative.

Che cos’è il Ritiro Dedicato

Il Ritiro Dedicato è il modo più semplice che un piccolo produttore ha per vendere l’energia che immette in rete. Cede tutta la produzione immessa al GSE, che la ritira applicando un prezzo stabilito dalla regolazione, e si risparmia così la ricerca di un acquirente sul mercato all’ingrosso.

Il meccanismo esiste dal 2008 e la sua disciplina sta nella deliberazione ARERA 280/07, più volte aggiornata. Il GSE si occupa di tutto: partecipa al mercato al posto tuo, gestisce il servizio di trasporto e di dispacciamento in immissione, e ti riconosce un corrispettivo per ogni kilowattora.

Possono accedere gli impianti da fonti rinnovabili sotto i 10 MVA, quindi qualsiasi impianto residenziale rientra ampiamente. Restano fuori due categorie: chi percepisce una tariffa onnicomprensiva e chi ha una convenzione di scambio sul posto ancora attiva, perché i meccanismi si escludono a vicenda.

Il tratto che definisce il servizio è l’assenza di trattativa. Il prezzo è amministrato, la convenzione è standard, le condizioni sono uguali per tutti. In cambio della semplicità rinunci alla possibilità di spuntare condizioni migliori vendendo a un trader.

Quanto paga il GSE per ogni kilowattora

Il corrispettivo base è il prezzo zonale orario del Mercato del Giorno Prima, cioè il valore che l’energia all’ingrosso raggiunge in quella specifica ora e in quella specifica zona di mercato. L’Italia è divisa in zone (Nord, Centro-Nord, Centro-Sud, Sud, Sicilia, Sardegna) e i prezzi divergono anche di parecchio fra loro.

Nel 2025 il valore medio all’ingrosso in Italia si è collocato intorno ai 115,9 €/MWh, cioè circa 11,5 centesimi al kilowattora. È un riferimento utile per fare i conti, con l’avvertenza che la media annua nasconde oscillazioni forti fra le ore e fra i mesi.

A questo si affianca il prezzo minimo garantito, il PMG, che funziona da rete di sicurezza per gli impianti fino a 1 MW di potenza nominale. ARERA lo aggiorna ogni anno seguendo la variazione ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

FonteEnergia ritirata su base annuaPMG 2026
Solare fotovoltaicafino a 1.500.000 kWh47,5 €/MWh
Eolicafino a 1.500.000 kWh59,5 €/MWh
Geotermicafino a 1.500.000 kWh62,2 €/MWh
Biogas e biomassefino a 2.000.000 kWh112,1 €/MWh

I valori vengono dall’aggiornamento ARERA del 29 gennaio 2026, che ha applicato ai prezzi dell’anno precedente la variazione ISTAT del +1,4 per cento: per il fotovoltaico i 46,4 €/MWh del 2025 sono così diventati 47,5.

Il modo in cui i due prezzi convivono merita attenzione, perché viene spesso raccontato male. L’articolo 7, comma 7.4 dell’Allegato A alla delibera 280/07 stabilisce che il confronto si fa a fine anno solare: se il prodotto fra prezzi zonali ed energia ritirata risulta superiore al prodotto fra PMG e la stessa energia, il GSE riconosce a conguaglio i prezzi zonali. Il minimo garantito agisce quindi sul bilancio dell’anno, e nessuno perde nulla se in qualche ora il mercato scende sotto la soglia.

Diagramma a barre del valore di un kilowattora a seconda della destinazione: 0,25 euro se autoconsumato in casa, 0,115 euro se venduto al prezzo zonale medio del Ritiro Dedicato, 0,0475 euro al prezzo minimo garantito 2026, zero euro se immesso da un kit sotto gli 800 W in procedura semplificata.
Lo stesso kilowattora cambia valore di cinque volte a seconda di dove finisce: la gerarchia premia sempre l’autoconsumo.

Quando arrivano i pagamenti

La domanda più frequente ha una risposta precisa: ogni mese, con circa due mesi di scarto.

L’energia immessa nel mese di competenza viene liquidata entro la fine del secondo mese successivo. L’energia di gennaio arriva quindi entro la fine di marzo, quella di giugno entro la fine di agosto. Il GSE pubblica sul portale clienti l’importo maturato insieme alla relativa fattura, poi dispone il bonifico sul conto indicato in convenzione.

Ci sono due soglie che spiegano i pagamenti mancanti, e conoscerle evita telefonate inutili:

  • gli importi inferiori a 15 euro restano visibili come “sottosoglia” e si sommano ai mesi successivi finché non superano il limite
  • il bonifico parte solo quando l’importo netto raggiunge almeno 5 euro

Per un impianto residenziale piccolo questo significa in pratica pagamenti raggruppati, con qualche mese di attesa nei periodi invernali di bassa produzione.

Sopra i pagamenti mensili si innesta il conguaglio annuale, che arriva l’anno successivo e sistema due cose: i dati di misura definitivi trasmessi dal distributore e l’eventuale differenza fra prezzo minimo garantito e prezzi zonali. È il motivo per cui l’estratto conto di un anno si chiude davvero solo nel corso di quello dopo.

Quanto costa il servizio

Il Ritiro Dedicato ha un costo, ed è la voce che quasi nessuno menziona quando racconta i ricavi.

Dal 1° gennaio 2015 i produttori che aderiscono al servizio corrispondono al GSE una tariffa a copertura degli oneri di gestione, verifica e controllo, prevista dal decreto ministeriale del 24 dicembre 2014. Si calcola sulla potenza nominale dell’impianto per scaglioni progressivi, si applica su base annua e ha un massimale.

La buona notizia per la scala domestica: gli impianti fino a 3 kW di potenza nominale sono esenti. Un impianto residenziale piccolo vende quindi la propria energia senza alcun onere ricorrente.

Sopra i 3 kW la tariffa compare, resta comunque modesta in valore assoluto e il GSE la addebita con la prima liquidazione dell’anno, compensandola sull’importo dovuto e riportando l’eventuale residuo sui pagamenti successivi. La potenza di riferimento è quella al 1° gennaio, oppure quella alla data di decorrenza della convenzione se successiva.

Chi può accedere e come si richiede

La richiesta si presenta sul portale del GSE entro 60 giorni dall’entrata in esercizio dell’impianto. Chi realizza l’impianto con il Modello Unico trova la cosa già risolta, perché quella procedura prevede la richiesta di ritiro dell’energia da parte del GSE fra i propri requisiti: l’istanza parte insieme alla pratica di connessione.

Il GSE predispone poi una convenzione, che regola le condizioni economiche del ritiro e quelle del servizio di trasporto e dispacciamento in immissione. Da quel momento il rapporto è attivo e i pagamenti partono con la cadenza vista sopra.

Due condizioni fanno decadere l’accesso e vale la pena tenerle a mente: l’adesione a una tariffa onnicomprensiva e una convenzione di scambio sul posto ancora in corso. In entrambi i casi l’energia immessa è già valorizzata da un altro meccanismo.

Perché il fotovoltaico da balcone resta fuori

Qui arriviamo al punto che interessa chi ha un kit sulla ringhiera, e la risposta è netta.

Un impianto sotto gli 800 W si connette con la Comunicazione Unica prevista dalla delibera ARERA 315/2020/R/eel. Quella corsia semplificata esclude espressamente la sottoscrizione di un contratto di dispacciamento, e senza contratto di dispacciamento non esiste energia da vendere: il surplus viene ceduto alla rete e resta senza remunerazione.

La logica dietro la scelta è comprensibile. Gestire la fatturazione di qualche centinaio di kilowattora costerebbe al sistema più di quanto quei kilowattora valgono, e la semplificazione che rende il kit da balcone installabile in un pomeriggio si paga proprio con questa rinuncia.

La conseguenza pratica per chi ha un kit da balcone è chiara: ogni kilowattora che esce dal contatore è perso. Da lì nascono le due strategie che tornano in tutte le nostre guide, cioè spostare i consumi nelle ore di sole e valutare un accumulo che sposti alla sera il surplus di mezzogiorno.

Il Ritiro Dedicato diventa raggiungibile solo salendo sopra la soglia, con l’iter ordinario, l’elettricista e il Modello Unico. Il conto completo di quel passaggio, con i tempi di rientro delle diverse taglie, sta nella guida al fotovoltaico da balcone da 1 kW.

Quanto rende davvero, con i numeri

Un esempio concreto aiuta a dimensionare le aspettative. Prendiamo un impianto residenziale da 3 kW su un terrazzo, con una produzione annua di circa 4.000 kWh e una quota di autoconsumo del 45 per cento.

VoceEnergiaValore unitarioTotale annuo
Autoconsumo1.800 kWh0,25 €/kWh450 €
Immissione al prezzo zonale2.200 kWh0,115 €/kWh253 €
Immissione al prezzo minimo garantito2.200 kWh0,0475 €/kWh105 €
Tariffa GSE (impianto da 3 kW)tuttaesente0 €

La riga che decide tutto è la prima. Il 45 per cento dell’energia genera il 64 per cento del beneficio, e sarebbe la sola voce a contare se l’impianto fosse sotto gli 800 W.

Nello scenario peggiore, con i prezzi di mercato che scendono fino alla soglia garantita, il ricavo da vendita si riduce di oltre la metà. È un rischio reale e va messo in conto: la remunerazione del surplus segue il mercato all’ingrosso, che negli ultimi anni si è mosso di parecchio.

Il modo corretto di leggere questi numeri è considerare la vendita del surplus un complemento del risparmio in bolletta. Un impianto dimensionato sulla speranza dei ricavi da immissione delude quasi sempre; uno dimensionato sui consumi diurni reali e con la vendita come extra tiene le promesse. La logica dell’autoconsumo, con gli indici che la misurano, è sviluppata nella guida all’autoconsumo fotovoltaico.

Cosa è cambiato con la chiusura dello scambio sul posto

Fino a poco tempo fa chi installava un impianto domestico aveva una scelta. Lo scambio sul posto trattava la rete come una specie di deposito virtuale e restituiva un contributo in conto scambio calcolato a fine anno, mentre il Ritiro Dedicato pagava l’energia immessa come una vendita ordinaria.

Quella scelta è finita. Lo scambio sul posto è chiuso alle nuove convenzioni e prosegue solo per quelle già in essere fino alla scadenza naturale. Le date esatte della chiusura e cosa succede alle convenzioni ancora attive stanno nella guida allo scambio sul posto.

Per chi installa oggi restano due strade: il Ritiro Dedicato, semplice e immediato, oppure le configurazioni di autoconsumo diffuso, cioè gruppi di autoconsumatori e comunità energetiche rinnovabili, che valorizzano meglio l’energia condivisa fra più utenze dello stesso edificio o della stessa cabina primaria. Le maggioranze assembleari e i numeri di un impianto condiviso stanno nella guida all’impianto fotovoltaico in condominio.

Il cambiamento di fondo è di prospettiva. Con lo scambio sul posto il surplus tornava in bolletta quasi al valore pieno, mentre oggi vale il prezzo all’ingrosso. La convenienza si è spostata tutta sull’autoconsumo, e questo spiega perché gli accumuli domestici siano cresciuti così rapidamente negli ultimi anni.

Il verdetto

Il Ritiro Dedicato fa bene il suo mestiere: trasforma il surplus in denaro senza pratiche complicate, paga ogni mese con due mesi di scarto, garantisce una soglia minima e per gli impianti fino a 3 kW non costa nulla.

Quello che non fa è arricchire nessuno. Con undici centesimi al kilowattora, un impianto residenziale che immette duemila kilowattora l’anno porta a casa poco più di duecento euro, importo che il conguaglio sistema l’anno successivo. È un contributo utile che si somma al risparmio in bolletta, e resta di un ordine di grandezza inferiore a quello.

Per chi ha un impianto sopra gli 800 W la scelta è quasi obbligata, quindi conviene semplicemente attivarlo entro i 60 giorni e richiedere il prezzo minimo garantito come protezione. Per chi ha un kit da balcone la lezione è un’altra: il Ritiro Dedicato è la ragione economica più solida per salire sopra la soglia, e allo stesso tempo il promemoria che ogni kilowattora consumato in casa continua a valere il doppio di uno venduto.

Domande frequenti

Quanto paga il GSE con il Ritiro Dedicato?

Il GSE riconosce per ogni kilowattora immesso il prezzo zonale orario del Mercato del Giorno Prima, cioè il valore dell'energia all'ingrosso nell'ora e nella zona in cui l'impianto immette. Nel 2025 la media italiana si è collocata intorno agli 11,5 centesimi al kilowattora. Chi lo richiede ha in aggiunta un prezzo minimo garantito, fissato per il fotovoltaico a 4,75 centesimi nel 2026.

Quando paga il GSE il Ritiro Dedicato?

I pagamenti sono mensili e arrivano con circa due mesi di scarto rispetto al mese di competenza: l'energia immessa a gennaio viene liquidata entro la fine di marzo. Il GSE emette la fattura sul proprio portale clienti e dispone il bonifico. A questi acconti si aggiunge un conguaglio nell'anno successivo, che sistema i dati definitivi e l'eventuale differenza fra prezzo minimo garantito e prezzi zonali.

Cos'è il prezzo minimo garantito e a chi spetta?

È una soglia sotto la quale la remunerazione non può scendere, riservata agli impianti da fonti rinnovabili fino a 1 MW di potenza nominale. Per il solare fotovoltaico vale 47,5 €/MWh nel 2026 sui primi 1.500.000 kWh ritirati nell'anno solare. ARERA lo aggiorna ogni anno seguendo l'indice ISTAT dei prezzi al consumo: l'aggiornamento del 29 gennaio 2026 ha applicato un più 1,4 per cento ai 46,4 €/MWh del 2025.

Il Ritiro Dedicato costa qualcosa?

C'è una tariffa annuale a copertura dei costi di gestione, verifica e controllo del GSE, introdotta dal DM 24 dicembre 2014 e calcolata sulla potenza dell'impianto. Gli impianti fino a 3 kW ne sono esenti, quindi per un impianto residenziale piccolo il servizio è gratuito. Il GSE la addebita con la prima liquidazione dell'anno, compensandola sull'importo dovuto.

Un impianto fotovoltaico da balcone può accedere al Ritiro Dedicato?

No, finché resta sotto gli 800 W. La procedura semplificata della delibera ARERA 315/2020/R/eel non prevede il contratto di dispacciamento in immissione, quindi l'energia in eccesso viene ceduta alla rete senza remunerazione. Il Ritiro Dedicato diventa accessibile solo passando a un impianto ordinario sopra la soglia, con Modello Unico e convenzione con il GSE.

Come si richiede il Ritiro Dedicato?

La richiesta si presenta sul portale del GSE entro 60 giorni dall'entrata in esercizio dell'impianto, e per gli impianti che usano il Modello Unico l'istanza parte già insieme alla pratica di connessione. Il GSE predispone poi una convenzione che regola prezzi, servizio di trasporto e dispacciamento in immissione. Non serve alcuna trattativa: le condizioni sono amministrate e uguali per tutti.

Ritiro Dedicato o scambio sul posto: cosa conviene oggi?

La scelta non esiste più per i nuovi impianti. Lo scambio sul posto è chiuso alle nuove convenzioni e resta attivo solo per quelle già in essere fino alla scadenza naturale, quindi chi installa oggi si rivolge al Ritiro Dedicato oppure alle configurazioni di autoconsumo diffuso. Il meccanismo cambia natura: la compensazione sulla bolletta lascia il posto a una vendita vera e propria dell'energia immessa.

Conviene di più vendere o autoconsumare l'energia?

Autoconsumare, con un margine largo. Un kilowattora usato in casa vale il prezzo che eviti di pagare in bolletta, intorno ai 25 centesimi per una famiglia in bassa tensione. Lo stesso kilowattora venduto in Ritiro Dedicato ne vale poco più di 11 al prezzo zonale medio e 4,75 al prezzo minimo garantito. Spostare i consumi nelle ore di sole rende quindi più del doppio rispetto a vendere il surplus.

Il Ritiro Dedicato è cumulabile con la detrazione fiscale?

Sì. La detrazione del 50 per cento del Bonus Casa riguarda la spesa di installazione dell'impianto, il Ritiro Dedicato riguarda la valorizzazione dell'energia immessa, e i due meccanismi agiscono su piani diversi. Restano invece incompatibili con il Ritiro Dedicato la tariffa onnicomprensiva e lo scambio sul posto.

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