Chi cerca il «bonus fotovoltaico del GSE» trova la stessa misura sotto nomi diversi: fotovoltaico gratis, bonus ISEE, Reddito Energetico. È un contributo a fondo perduto che il GSE versa direttamente all’installatore e che copre gran parte di un impianto domestico, riservato alle famiglie con reddito basso. Qui trovi requisiti, importi, passaggi della domanda e lo stato dei fondi.
Cos’è il bonus fotovoltaico del GSE
Il nome ufficiale è Reddito Energetico Nazionale, abbreviato in REN. Lo ha istituito il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con il decreto dell’8 agosto 2023, e il GSE gestisce il fondo che lo finanzia: riceve le domande, assegna le risorse, controlla gli impianti e paga il contributo.
L’idea della misura sta in una frase. Lo Stato paga un impianto fotovoltaico a una famiglia in difficoltà economica, la famiglia usa l’energia per abbassare la bolletta e lascia al GSE quella che non consuma, e con il ricavato il fondo finanzia gli impianti successivi. È un meccanismo pensato per alimentarsi da solo.
Il GSE amministra anche altri strumenti legati al fotovoltaico, come il Ritiro Dedicato e le comunità energetiche. Il Reddito Energetico è l’unico che paga la costruzione dell’impianto di casa. Cosa fa l’ente nel suo insieme è raccontato nella guida al GSE per il fotovoltaico, mentre il confronto fra tutte le agevolazioni in vigore, dalla detrazione all’IVA agevolata, sta nella panoramica sul bonus fotovoltaico.
Chi può chiederlo: i requisiti uno per uno
I requisiti vanno rispettati tutti insieme, e riguardano tre cose: la famiglia, l’abitazione e l’impianto.
| Requisito | Cosa chiede la misura |
|---|---|
| ISEE | in corso di validità, sotto 15.000 €; sotto 30.000 € con almeno quattro figli a carico |
| Titolo sull’immobile | proprietà, usufrutto o un altro diritto reale sulle superfici dove va l’impianto |
| Contratto della luce | intestato a chi fa domanda, con tariffa domestica TD e potenza impegnata fino a 6 kW |
| Residenza | anagrafica, nella stessa abitazione servita dal contratto |
| Immobile | gruppo catastale A, escluse le categorie A/1, A/8, A/9 e A/10 |
| Impianto | fotovoltaico domestico in autoconsumo, da 2 a 6 kW, non ancora entrato in esercizio al momento della domanda |
Il requisito che esclude più persone è il titolo sull’immobile. Chi vive in affitto non ha un diritto reale sull’abitazione e resta fuori, anche con un ISEE molto basso e con il proprietario d’accordo. Le categorie catastali escluse sono quelle delle abitazioni signorili (A/1), delle ville (A/8), dei castelli e palazzi di pregio (A/9) e degli uffici (A/10).
Sull’ISEE conta la data. L’attestazione deve essere valida il giorno in cui invii la domanda, e l’ISEE scade il 31 dicembre dell’anno in cui hai presentato la DSU: chi aspetta uno sportello che potrebbe aprire a inizio anno fa bene a rinnovarla subito.
In un condominio il punto delicato riguarda le superfici. Il tetto è una parte comune, quindi prima di coinvolgere un installatore conviene chiarire con l’amministratore come usarne una porzione e come dimostrarne la disponibilità. Le regole per un impianto sulle parti comuni sono nella guida all’impianto fotovoltaico in condominio.
Quanto vale il contributo, potenza per potenza
L’importo si calcola con una formula fissa: 2.000 euro di quota fissa più 1.500 euro per ogni kW di potenza installata.
| Potenza dell’impianto | Quota fissa | Quota variabile | Contributo massimo |
|---|---|---|---|
| 2 kW | 2.000 € | 3.000 € | 5.000 € |
| 3 kW | 2.000 € | 4.500 € | 6.500 € |
| 4 kW | 2.000 € | 6.000 € | 8.000 € |
| 5 kW | 2.000 € | 7.500 € | 9.500 € |
| 6 kW | 2.000 € | 9.000 € | 11.000 € |
Per un ordine di grandezza: un impianto residenziale chiavi in mano costa fra 1.400 e 2.800 euro per kW installato, e uno da 3 kW sta fra 5.400 e 8.400 euro, come mostra la guida a quanto costa un impianto fotovoltaico. Il contributo per 3 kW cade dentro quella forbice. La quota fissa pesa di più sugli impianti piccoli: su 2 kW il contributo vale 2.500 euro per kW, su 6 kW scende a circa 1.830.
Il contributo copre la realizzazione dell’impianto insieme a tre servizi per almeno dieci anni: una polizza assicurativa multirischi, la manutenzione e il monitoraggio delle prestazioni. Restano esclusi i sistemi di accumulo e le colonnine di ricarica, anche quando sono collegati all’impianto. Se li vuoi, la fattura deve separarli dalle voci ammesse e quella spesa resta a tuo carico.
Visto che il GSE paga direttamente l’impresa, il documento che conta è il contratto con l’installatore. Conviene che indichi potenza, componenti e servizi decennali inclusi, e che metta per iscritto che il prezzo concordato rientra nel contributo, così a lavori finiti non resta nessuna differenza da saldare.
Cosa ricevi e cosa lasci al GSE
La misura porta con sé due impegni di durata diversa, e vale la pena averli chiari prima di firmare.
Per dieci anni l’impianto è accompagnato dai servizi inclusi nel contributo: assicurazione, manutenzione e monitoraggio li organizza l’impresa che lo realizza.
Per vent’anni l’energia che l’impianto immette in rete, cioè quella che la casa non consuma nel momento in cui viene prodotta, resta a disposizione del GSE e alimenta il fondo. Per te significa che l’impianto non produce entrate: niente Ritiro Dedicato e niente vendita delle eccedenze. Il suo valore sta tutto nell’autoconsumo, nei kilowattora che non compri più.
Un esempio concreto. A Napoli un impianto da 3 kW orientato a sud produce circa 4.600 kWh l’anno, con i 1.535 kWh per kWp che PVGIS indica per la città e che trovi nella guida al calcolo della produzione fotovoltaica. Una casa senza batteria ne consuma in diretta il 30-40 per cento, cioè 1.400-1.850 kWh. Ai prezzi di bolletta del 2026, fra 0,24 e 0,28 euro al kilowattora, il risparmio vale 330-520 euro l’anno. I restanti 2.750-3.200 kWh vanno al fondo.

Il risparmio dipende quindi da quanto riesci a usare l’energia di giorno. Far partire lavatrice, lavastoviglie e scaldabagno fra le 11 e le 16 alza la quota senza spendere nulla, come spiega la guida all’autoconsumo fotovoltaico. Una batteria farebbe salire l’autoconsumo, però resta fuori dal contributo. Aggiungerla in seguito a proprie spese è un passo da concordare con l’installatore, perché tocca un impianto legato per vent’anni a obblighi verso il GSE; tecnica e pratiche sono nella guida su come aggiungere un accumulo a un fotovoltaico esistente.
La domanda, passo per passo
Tutto passa dall’Area Clienti del GSE, nell’applicazione «Reddito Energetico Nazionale - REN». Nella pratica compaiono due figure: tu sei il Soggetto Beneficiario, l’impresa che installa è il Soggetto Realizzatore, ed entrambi devono registrarsi al portale.
- Domanda di accesso. La invii con il supporto dell’installatore quando lo sportello è aperto e la quota della tua area ha ancora capienza. Va presentata prima dell’entrata in esercizio dell’impianto: un impianto già acceso non è più ammissibile.
- Esito. Il GSE comunica a te e all’impresa se la domanda è accolta entro 60 giorni.
- Realizzazione. Dall’accoglimento l’impianto deve essere connesso alla rete ed entrare in esercizio entro 18 mesi. Il termine è già stato allungato da 12 a 18 mesi, e ad aprile 2026 il GSE ha scritto che non sono previste ulteriori proroghe.
- Richiesta del contributo. Entro 60 giorni dall’entrata in esercizio si chiede l’erogazione, sempre dal portale.
- Pagamento. Il GSE paga l’impresa entro 30 giorni dall’accettazione della richiesta.
Chi supera i 18 mesi riceve dal GSE la comunicazione di decadenza. Può ripresentare domanda a una nuova apertura dello sportello, purché sul suo punto di prelievo non sia già in esercizio un impianto. La connessione alla rete la gestisce di norma l’impresa, con la procedura descritta nella guida al modello unico per il fotovoltaico.
Prima di cercare l’installatore conviene avere pronti l’attestazione ISEE, una bolletta con il codice POD e il tipo di tariffa, i dati catastali dell’abitazione e il documento che prova la proprietà o l’usufrutto.
I fondi: sportello, quote regionali e stato nel 2026
Il fondo lavora a sportello: le domande vengono accolte in ordine di arrivo finché ci sono risorse, divise in due quote territoriali. Circa l’80 per cento va ad Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, il resto a tutte le altre Regioni e Province autonome.
| Anno | Regioni del Sud | Altre Regioni | Totale |
|---|---|---|---|
| 2024 | 80.000.000 € | 20.000.000 € | 100.000.000 € |
| 2025 | 82.290.554 € | 20.875.523 € | 103.166.077 € |
Entrambi gli sportelli si sono chiusi per esaurimento dei fondi. Quello del 2025 ha aperto alle 12 del 13 maggio 2025 e le risorse sono finite nel giro di una decina di giorni.
Per il 2026 un nuovo decreto di riparto non è ancora stato pubblicato, e il ministero non ha indicato date. Lo sportello può però riaprire anche senza nuovi stanziamenti: il GSE lo riattiva quando rinunce ed esclusioni liberano almeno 5 milioni di euro, e sul proprio sito tiene un contatore delle risorse disponibili. Le decadenze per mancata entrata in esercizio, che hanno cominciato a scadere nel 2026, sono uno dei canali da cui le risorse possono tornare.
Con uno sportello che si esaurisce in pochi giorni conta arrivare pronti: ISEE valido, documenti in mano e un installatore già registrato sul portale, con cui avere concordato potenza e preventivo prima dell’apertura.
Cumulo: cosa si somma e cosa no
Il GSE è netto: le agevolazioni del Reddito Energetico non sono cumulabili con altri incentivi pubblici. Le conseguenze pratiche sono tre.
- Detrazione del Bonus Casa: la spesa pagata dal fondo non si porta in detrazione, perché è già coperta.
- Comunità energetiche: l’impianto non accede alla tariffa premio sull’energia condivisa, e del resto l’energia immessa è già destinata al GSE.
- Bonus sociale in bolletta: è una misura diversa, che sconta la spesa in fattura in base all’ISEE e resta indipendente dall’impianto.
Chi non rientra nei requisiti, o trova lo sportello chiuso, ha davanti gli strumenti ordinari: la detrazione del 50 per cento sull’abitazione principale per le spese del 2026 e l’IVA agevolata al 10 per cento sugli impianti a fonti rinnovabili. Con un limite che pesa proprio sulle famiglie con ISEE basso: la detrazione si recupera dall’IRPEF, e chi ne paga poca o nessuna riesce a sfruttarla solo in parte.
E il fotovoltaico da balcone?
Un kit da balcone arriva di norma a 800 W e resta quindi sotto la soglia minima di 2 kW: nel Reddito Energetico non rientra.
Per un kit la strada è la detrazione del Bonus Casa, che spetta anche a chi vive in affitto con il consenso del proprietario, a condizione di pagare con bonifico parlante. Regole e documenti sono nella guida alla detrazione fiscale del fotovoltaico da balcone.
C’è poi un vincolo per chi ha già un impianto finanziato dal fondo. La procedura semplificata dei kit da balcone ammette un solo impianto di produzione per punto di prelievo, quindi un kit non può affiancarsi all’impianto del Reddito Energetico sullo stesso contatore.
Il verdetto
Il bonus fotovoltaico del GSE è il Reddito Energetico Nazionale, ed è la misura più generosa che esista per il fotovoltaico di casa: fino a 11.000 euro a fondo perduto, pagati all’installatore, con dieci anni di assicurazione e manutenzione compresi. In cambio l’energia che immetti va al GSE per vent’anni, e il guadagno sta tutto nella bolletta più leggera.
Il limite vero è la disponibilità. Con i fondi del 2024 e del 2025 esauriti e il riparto del 2026 ancora da pubblicare, il lavoro utile oggi è preparare la pratica: ISEE aggiornato, titolo sull’immobile verificato, un installatore registrato sul portale e un occhio al contatore delle risorse del GSE. Chi arriva pronto alla riapertura ha le carte migliori.
Domande frequenti
Cos'è il bonus fotovoltaico del GSE?
È il Reddito Energetico Nazionale, istituito dal decreto del Ministero dell'Ambiente dell'8 agosto 2023 e gestito dal GSE. Finanzia a fondo perduto un impianto fotovoltaico domestico da 2 a 6 kW per le famiglie con ISEE basso. Il contributo vale 2.000 euro più 1.500 euro per ogni kW, fino a 11.000 euro, e il GSE lo versa direttamente all'impresa che realizza l'impianto.
Con quale ISEE si ottiene il bonus fotovoltaico del GSE?
Serve un ISEE in corso di validità inferiore a 15.000 euro. La soglia sale a 30.000 euro per i nuclei familiari con almeno quattro figli a carico. L'attestazione deve essere valida quando invii la domanda, e l'ISEE scade il 31 dicembre dell'anno in cui hai presentato la DSU.
Quanto dà il GSE per un impianto fotovoltaico da 3 kW?
Fino a 6.500 euro: 2.000 euro di quota fissa più 4.500 euro di quota variabile, cioè 1.500 euro per ciascuno dei 3 kW. L'importo copre la realizzazione dell'impianto insieme ad assicurazione multirischi, manutenzione e monitoraggio per almeno dieci anni. Batterie e colonnine di ricarica restano escluse.
Il bando 2026 del Reddito Energetico è aperto?
Gli sportelli del 2024 e del 2025 si sono chiusi per esaurimento dei fondi, e per il 2026 un nuovo decreto di riparto non è ancora stato pubblicato. Il GSE può però riaprire lo sportello anche senza nuovi stanziamenti, quando rinunce ed esclusioni liberano almeno 5 milioni di euro. Lo stato aggiornato si legge nel contatore delle risorse sul sito del GSE.
Chi vive in affitto può chiedere il Reddito Energetico?
No. Il decreto richiede un diritto reale sull'immobile, come la proprietà o l'usufrutto, sulle superfici dove va installato l'impianto. L'inquilino non ha questo titolo, anche se il proprietario è d'accordo. Per chi è in affitto resta la detrazione del Bonus Casa, per esempio su un kit da balcone, che richiede però IRPEF sufficiente da cui detrarre.
Il Reddito Energetico si può cumulare con la detrazione del 50 per cento?
No. Il GSE stabilisce che le agevolazioni del Reddito Energetico non sono cumulabili con altri incentivi pubblici, quindi la spesa coperta dal fondo non si porta in detrazione. Per lo stesso motivo l'impianto non accede alla tariffa premio delle comunità energetiche.
Con il Reddito Energetico l'energia prodotta resta mia?
Quella che consumi in casa mentre l'impianto produce sì, ed è da lì che nasce il risparmio in bolletta. L'energia immessa in rete resta invece a disposizione del GSE per vent'anni e alimenta il fondo che finanzia gli impianti successivi. Per questo l'impianto non genera entrate come il Ritiro Dedicato.
Si può avere il Reddito Energetico per un kit da balcone?
No, perché la misura parte da una potenza minima di 2 kW e un kit da balcone arriva di norma a 800 W. Per un kit la strada è la detrazione del Bonus Casa, al 50 per cento sull'abitazione principale per le spese del 2026, recuperata in dieci quote annuali.