Aggiungere accumulo a fotovoltaico esistente: come si fa

Tre strade per aggiungere una batteria a un impianto già in funzione, pratiche con distributore e GSE, Conto Energia, costi reali e detrazione del 50%.

Batterie e accumulo Pubblicato il 11 min di lettura

In questa guida
  1. Si può aggiungere una batteria a un impianto già in funzione?
  2. Prima di comprare: quanta energia avanza davvero
  3. Le tre strade, e come capire qual è la tua
  4. La pratica con il distributore
  5. Il GSE: cosa chiede secondo il regime dell’impianto
  6. Conto Energia: come non perdere la tariffa
  7. Quanto costa e quanto torna con la detrazione
  8. Sul balcone: il caso più semplice
  9. Il verdetto
  10. Domande frequenti

Chi ha installato i pannelli qualche anno fa guarda l’app dell’inverter e vede la stessa scena ogni giorno: a mezzogiorno l’energia esce verso la rete, la sera la casa la ricompra. Aggiungere una batteria si può fare su quasi ogni impianto, e la strada giusta dipende soprattutto dall’inverter che hai già. Qui trovi le tre soluzioni tecniche, le pratiche con distributore e GSE, il caso del Conto Energia e i conti.

Si può aggiungere una batteria a un impianto già in funzione?

Sì, e per il sistema elettrico è un’operazione prevista in ogni dettaglio. Le norme CEI 0-21 e le regole tecniche del GSE descrivono dove può stare un accumulo, da dove può caricarsi e come si misura l’energia che lo attraversa. Una batteria aggiunta anni dopo i pannelli è trattata con le stesse regole di una batteria installata insieme a loro.

Quello che cambia da impianto a impianto è la fatica dell’operazione, e dipende da quattro fattori:

  • l’inverter: se è ibrido la batteria si collega direttamente, se è tradizionale serve un accumulo con elettronica propria;
  • il surplus: la batteria può immagazzinare solo l’energia che oggi esce verso la rete;
  • il regime dell’impianto: scambio sul posto, Ritiro Dedicato o Conto Energia decidono cosa chiede il GSE;
  • lo spazio: un accumulo domestico pesa fra i 40 e i 100 kg e vuole un locale ventilato e riparato.

Prima di comprare: quanta energia avanza davvero

La batteria sposta l’energia prodotta di giorno verso le ore serali, quindi il suo lavoro ha due limiti: quanto consumi dopo il tramonto e quanto l’impianto produce in più a mezzogiorno. La taglia giusta sta nel più piccolo dei due.

Il vantaggio di un impianto esistente è che questi numeri non vanno stimati: li hai già. L’app o il portale dell’inverter mostrano la produzione ora per ora, e l’energia immessa in rete si legge sul contatore di scambio o nei dati di consumo che il distributore mette a disposizione nella propria area clienti. Un mese di aprile e uno di luglio bastano per farsi un’idea del surplus tipico.

Consumo annuoConsumo serale tipicoTaglia sensata
2.000 kWh2,5-3 kWh al giorno3 kWh
2.700 kWh3,5-4 kWh al giorno5 kWh
3.500 kWh4,5-5,5 kWh al giorno6-8 kWh
5.000 kWh o più7 kWh al giorno o più10 kWh o più

La tabella viene dalla guida alla batteria per impianto fotovoltaico, dove il metodo è spiegato passo per passo. Vale la regola che il surplus comanda: una batteria da 10 kWh dietro un impianto che a mezzogiorno avanza 4 kWh resta mezza vuota tutti i giorni. La differenza fra capacità di targa e capacità davvero utilizzabile è l’argomento della guida alla capacità della batteria.

Le tre strade, e come capire qual è la tua

La domanda da farsi è una sola: l’inverter che hai sul muro sa gestire una batteria? La risposta sta nella scheda tecnica. Un inverter ibrido ha una sezione dedicata alla batteria, con intervallo di tensione e corrente di carica, e morsetti riservati al collegamento. Se la scheda non nomina la batteria, l’inverter è tradizionale.

Tre schemi affiancati di un impianto fotovoltaico esistente a cui si aggiunge una batteria. Strada A: moduli, inverter ibrido già installato e batteria collegata al suo ingresso in corrente continua, una sola conversione, adatta quando l'inverter è già predisposto. Strada B: moduli e inverter esistente invariati, batteria con convertitore proprio collegata al quadro di casa in corrente alternata insieme a un misuratore sul punto di scambio, adatta a qualsiasi inverter con doppia conversione. Strada C: inverter vecchio sostituito da un nuovo inverter ibrido con batteria, adatta quando l'inverter ha 10-15 anni.
La scelta la decide l’inverter esistente: predisposto, tradizionale o a fine vita.

Strada A: batteria sull’inverter ibrido già installato. Molti impianti degli ultimi anni montano un inverter ibrido anche se la batteria non è mai arrivata. In questo caso l’accumulo si collega all’ingresso in continua dell’inverter: una sola conversione, rendimento migliore e spesa più bassa. Il vincolo sta nella compatibilità. Il costruttore dell’inverter pubblica un elenco di batterie ammesse, divise fra modelli a bassa tensione (tipicamente 48 V) e ad alta tensione, e solo quelle garantiscono la comunicazione fra i due apparecchi e la copertura della garanzia.

Strada B: accumulo accoppiato in corrente alternata. Moduli e inverter restano esattamente come sono. La batteria arriva con un convertitore bidirezionale proprio, si collega al quadro di casa e legge un misuratore installato sul punto di scambio, che le dice quando c’è energia in eccesso da assorbire. Funziona con qualsiasi marca di inverter, microinverter compresi. Il prezzo è una doppia conversione: il rendimento di andata e ritorno si colloca fra l’85 e il 90 per cento, contro il 90-95 dei sistemi in continua. Configurazioni e perdite sono analizzate nella guida all’accumulo fotovoltaico AC.

Strada C: sostituire l’inverter con un ibrido. Gli inverter di stringa durano di norma fra gli 8 e i 15 anni, contro i 25-30 anni di garanzia dei moduli. Se il tuo è vicino a quella soglia, o fuori garanzia, conviene unire due spese: nuovo inverter ibrido e batteria nello stesso intervento. Il nuovo apparecchio deve accettare le stringhe esistenti, cioè avere finestre di tensione MPPT compatibili con i moduli già montati; la guida all’inverter fotovoltaico spiega come leggerle.

StradaQuando ha sensoCosa si toccaRendimento
A · batteria DC su ibrido esistenteinverter già predispostosolo il lato batteriail più alto
B · accumulo ACinverter tradizionale ancora in formaquadro e misuratore di scambio85-90 % andata e ritorno
C · nuovo inverter ibridoinverter di 10-15 anni o fuori garanziainverter e lato batteriaalto, con inverter nuovo

La pratica con il distributore

Un accumulo è a tutti gli effetti un generatore, e per la rete la sua aggiunta cambia la connessione. Su questo punto e-distribuzione, il distributore più diffuso in Italia, è esplicita nelle risposte pubblicate per gli installatori: quando sullo stesso punto di prelievo esiste già un impianto attivo, l’iter semplificato non è ammesso. Serve una domanda di Modifica Connessione Esistente in iter ordinario, dal Portale Produttori.

I passaggi, che di norma gestisce l’installatore con una delega:

  1. Richiesta di modifica della connessione al distributore, con i dati dell’accumulo. Il corrispettivo per il preventivo, fissato dal Testo Integrato Connessioni Attive, dipende dalla potenza in immissione richiesta.
  2. Accettazione del preventivo e realizzazione dei lavori.
  3. Regolamento di esercizio aggiornato, in cui l’accumulo compare come gruppo di generazione. Se è accoppiato in alternata la sua potenza si somma a quella dell’inverter fotovoltaico; se è in continua il contributo resta limitato dall’inverter a valle.
  4. Aggiornamento dell’anagrafica in GAUDÌ, il registro degli impianti di Terna, dopo la validazione del distributore.
Potenza in immissione richiestaCorrispettivo per il preventivo
fino a 6 kW30 € + IVA
da 6 a 10 kW50 € + IVA
da 10 a 50 kW100 € + IVA

Dall’installatore servono poi due documenti: la dichiarazione di conformità dei lavori elettrici secondo il DM 37/2008, descritta nella guida alla dichiarazione di conformità, e il certificato di conformità alla CEI 0-21 del sistema di conversione. Sulla strada B il certificato riguarda il convertitore della batteria, sulle strade A e C l’insieme di inverter ibrido e accumulo.

Il GSE: cosa chiede secondo il regime dell’impianto

Il passaggio dal GSE dipende da come viene remunerata oggi l’energia del tuo impianto. Le regole tecniche per i sistemi di accumulo lo organizzano così.

Regime dell’impiantoCosa chiede il GSE
solo autoconsumo, senza convenzioniniente
scambio sul posto senza incentivinessuna comunicazione: il GSE acquisisce i dati da GAUDÌ
Ritiro Dedicato a prezzi di mercatonessuna comunicazione
Ritiro Dedicato con prezzi minimi garantiticomunicazione entro 60 giorni e misura dell’energia che entra ed esce dalla batteria
Conto Energiacomunicazione entro 60 giorni, misure secondo la configurazione, contributo di istruttoria
primo Conto Energia in scambio sul posto, fino a 20 kWbatteria non compatibile con la tariffa

Per la grande maggioranza degli impianti domestici recenti, quindi, il GSE non chiede alcun passaggio: le convenzioni di scambio sul posto già attive proseguono e l’accumulo entra nei conti attraverso i dati del registro di Terna. Come funzionano lo scambio sul posto e il Ritiro Dedicato è spiegato nelle guide dedicate.

Conto Energia: come non perdere la tariffa

Gli impianti incentivati sono il caso che richiede più attenzione, perché la batteria non deve far passare per energia solare quella caricata dalla rete. Le regole tecniche del GSE distinguono tre configurazioni:

  • configurazione 1, accumulo lato produzione monodirezionale: si carica solo dall’impianto;
  • configurazione 2, accumulo lato produzione bidirezionale: sta fra impianto e contatore di produzione e può caricarsi anche dalla rete;
  • configurazione 3, accumulo post produzione bidirezionale: sta a valle del contatore di produzione.

Le misure da aggiungere dipendono dalla configurazione. Nella configurazione 2 il contatore dell’energia prodotta deve essere bidirezionale: se è monodirezionale va sostituito entro la data di entrata in esercizio dell’accumulo. Nella configurazione 3 la misura dell’energia assorbita e rilasciata dalla batteria serve solo per gli impianti con tariffa onnicomprensiva. Il GSE è chiaro sulle conseguenze: senza le misure dovute l’incentivo non viene pagato per il periodo scoperto, e una configurazione difforme apre un procedimento di decadenza fino all’adeguamento.

La procedura si svolge sull’applicazione SIAD dell’Area Clienti del GSE:

  1. si attende che il distributore abbia validato l’accumulo in GAUDÌ;
  2. entro 60 giorni dall’entrata in esercizio dell’accumulo si compila il questionario di comunicazione, con schema elettrico unifilare e relazione tecnica dell’impianto come realizzato;
  3. a istruttoria conclusa arriva la fattura del contributo: 50 euro più 2 euro per kW fino a 20 kW e 1 euro per ogni kW oltre, con esenzione per gli impianti fino a 3 kW. Su un impianto da 6 kW fanno 62 euro.

Due casi particolari. Gli impianti fino a 20 kW in scambio sul posto incentivati con il primo Conto Energia, cioè con i decreti del 28 luglio 2005 e del 6 febbraio 2006, non possono montare una batteria senza perdere la tariffa. E sostituire l’inverter con un ibrido su un impianto incentivato è una modifica di un componente principale: il GSE ne valuta gli effetti su premi e maggiorazioni già riconosciuti, quindi la strada C va discussa con l’installatore prima dell’acquisto.

Quanto costa e quanto torna con la detrazione

Un accumulo domestico installato costa in Italia fra 1.100 e 1.300 euro per kWh di capacità, secondo le cifre raccolte nella guida a quanto costa un impianto fotovoltaico. Una batteria da 5 kWh sta quindi fra 5.500 e 6.500 euro. Alla spesa si aggiungono le pratiche, poche decine di euro, e sulla strada C il nuovo inverter.

Sul fronte fiscale la regola è favorevole. L’Agenzia delle Entrate, con la risposta a interpello n. 8 del 19 settembre 2018, ha chiarito che la detrazione del Bonus Casa spetta anche per una batteria aggiunta a un impianto già esistente, perché ne migliora le potenzialità. Per le spese del 2026 vale il 50 per cento sull’abitazione principale e il 36 sugli altri immobili, in dieci quote annuali, con pagamento tramite bonifico parlante. Su 6.000 euro tornano 3.000 euro, cioè 300 euro l’anno. Documenti, IVA e comunicazione all’ENEA sono nella guida alla detrazione della batteria di accumulo.

Il guadagno annuo dipende dal regime dell’impianto. Con un accumulo ben dimensionato la quota di autoconsumo sale dal 30-40 per cento di un impianto senza batteria al 70-80 per cento. Se oggi l’energia immessa resta senza compenso, ogni kilowattora recuperato vale il prezzo pieno di bolletta, intorno ai 25-28 centesimi. Se l’impianto è in scambio sul posto o in Ritiro Dedicato, quell’energia viene già valorizzata a prezzi di mercato, intorno ai 10-11 centesimi, e la batteria guadagna la differenza.

Un esempio: un impianto da 4 kWp che fa passare dalla batteria 1.400 kWh l’anno. In Ritiro Dedicato il guadagno lordo vale circa 1.400 × (0,26 − 0,10) = 224 euro l’anno, da cui togliere le perdite di conversione. Con 3.000 euro di spesa netta dopo la detrazione, il rientro richiede circa 13-15 anni. Sullo stesso impianto senza alcun compenso per l’energia immessa il guadagno sale a circa 1.400 × 0,26 = 364 euro l’anno, e il rientro scende intorno agli 8-9 anni. In entrambi i casi il conto migliora quando crescono i consumi serali, per esempio con una pompa di calore o un’auto elettrica.

Sul balcone: il caso più semplice

Chi ha un kit da balcone da 800 W ha davanti la versione più leggera dello stesso problema. Una batteria accoppiata in alternata si inserisce fra la spina del microinverter e la presa di casa, senza toccare moduli né cavi, e un kit in regime semplificato non ha rapporti con il GSE.

Due differenze contano. Il surplus di un kit sta fra 1 e 2 kWh nelle giornate buone, quindi la taglia sensata è di 1,5-2 kWh utili. E la potenza in uscita dell’accumulo va limitata a 800 W nell’app, perché l’impianto resti nel perimetro della procedura semplificata. Calcoli, costi e tempi di rientro sono nella guida al fotovoltaico da balcone con accumulo.

Il verdetto

Aggiungere un accumulo a un fotovoltaico esistente è un intervento ordinario, e la prima verifica si fa sulla scheda dell’inverter. Se è ibrido, basta una batteria compatibile; se è tradizionale e ancora in forma, un accumulo in corrente alternata lo lascia com’è; se ha 10-15 anni, il momento è buono per passare a un ibrido.

Prima di chiedere un preventivo conviene raccogliere tre dati: il consumo serale dalla bolletta, il surplus di mezzogiorno dall’app dell’inverter e il regime dell’impianto con il GSE. Con questi numeri la taglia della batteria si decide in dieci minuti, la pratica con il distributore diventa un passaggio da 30 euro e la detrazione del 50 per cento restituisce metà della spesa.

Domande frequenti

Si può aggiungere una batteria a un impianto fotovoltaico esistente?

Sì, quasi sempre. Se l'inverter è ibrido la batteria si collega al suo ingresso in continua; se è un inverter tradizionale si usa un accumulo accoppiato in alternata, con un convertitore proprio collegato al quadro di casa. La terza strada è sostituire l'inverter con un modello ibrido, sensata quando quello vecchio è vicino a fine vita.

Come capisco se il mio inverter è predisposto per l'accumulo?

Dalla scheda tecnica: un inverter ibrido ha una sezione dedicata alla batteria, con intervallo di tensione e corrente massima di carica, e sul corpo morsetti riservati al collegamento. Il costruttore pubblica anche un elenco di batterie compatibili, e solo quelle garantiscono comunicazione corretta e copertura della garanzia. Se la scheda non nomina la batteria, l'inverter è di tipo tradizionale.

Serve una pratica per aggiungere l'accumulo al fotovoltaico?

Sì. Con un impianto già attivo sullo stesso punto di prelievo l'iter semplificato non è ammesso, e il distributore chiede una domanda di modifica della connessione esistente in iter ordinario. Per potenze in immissione fino a 6 kW il corrispettivo per il preventivo è di 30 euro più IVA. Dopo la validazione, i dati dell'accumulo entrano nell'anagrafica dell'impianto nel sistema GAUDÌ di Terna.

Devo comunicare al GSE l'installazione della batteria?

Dipende da come viene remunerata l'energia. Per gli impianti non incentivati in scambio sul posto o in Ritiro Dedicato a prezzi di mercato non serve: il GSE acquisisce i dati da GAUDÌ. Per gli impianti in Conto Energia, o in Ritiro Dedicato con prezzi minimi garantiti, la comunicazione va inviata entro 60 giorni dall'entrata in esercizio dell'accumulo.

Con il Conto Energia si perde l'incentivo aggiungendo la batteria?

No, se l'installazione rispetta le regole tecniche del GSE e le misure richieste dalla configurazione scelta sono attive. L'eccezione riguarda gli impianti fino a 20 kW in scambio sul posto incentivati con il primo Conto Energia, quelli dei decreti del 2005 e del 2006: per loro la batteria non è compatibile con la tariffa. Senza le misure dovute il GSE non paga l'incentivo per il periodo di difformità.

Quanto costa comunicare l'accumulo al GSE?

Per un impianto fotovoltaico in Conto Energia il contributo di istruttoria vale 50 euro di quota fissa più 2 euro per kW fino a 20 kW e 1 euro per ogni kW oltre. Su un impianto da 6 kW fanno 62 euro. Gli impianti fino a 3 kW sono esentati, e la fattura arriva a istruttoria conclusa.

La batteria aggiunta dopo rientra nella detrazione del 50 per cento?

Sì. Con la risposta a interpello n. 8 del 19 settembre 2018 l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che la detrazione spetta anche per un accumulo aggiunto a un impianto già esistente. Nel 2026 l'aliquota è del 50 per cento sull'abitazione principale e del 36 sugli altri immobili, recuperata in dieci anni, con pagamento tramite bonifico parlante.

Quanto deve essere grande la batteria da aggiungere?

Si parte dal consumo serale, perché la batteria sposta l'energia del giorno alle ore dopo il tramonto. Una famiglia da 2.700 kWh l'anno consuma di sera 3,5-4 kWh al giorno e trova la taglia sensata intorno ai 5 kWh. Il limite superiore lo fissa il surplus che l'impianto produce a mezzogiorno: una batteria più grande di quel surplus resta mezza vuota.

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