Inverter fotovoltaico: come funziona, tipi e prezzi

Cosa fa un inverter, perché il rendimento europeo conta più del picco e quanto costa: stringa, ibrido e microinverter a confronto, con i dati delle schede.

Fotovoltaico da balcone Pubblicato il 7 agosto 2026 16 min di lettura

In questa guida
  1. Cosa fa un inverter, oltre a convertire la corrente
  2. L’MPPT, il pezzo che decide quanta energia esce dai moduli
  3. Rendimento massimo e rendimento europeo: quale numero guardare
  4. Stringa, ibrido, microinverter: le tre famiglie a confronto
  5. Perché sul balcone si monta un microinverter
  6. Quanti watt di moduli dietro quanti watt di inverter
  7. Cosa impone la CEI 0-21 alla protezione di interfaccia
  8. Quanto costa un inverter in Italia
  9. Quanto dura e cosa lo fa invecchiare
  10. I numeri da controllare in una scheda tecnica
  11. Il verdetto
  12. Domande frequenti

Nel preventivo di un impianto l’inverter occupa una riga sola, e nella scheda tecnica ha venti parametri. È anche il componente che decide quanta dell’energia raccolta dai moduli arriva davvero alle prese di casa, e l’unico che quasi certamente andrà sostituito prima della fine dell’impianto. Questa guida spiega cosa fa, quali numeri contano davvero e quanto costa.

Cosa fa un inverter, oltre a convertire la corrente

La descrizione breve dice che l’inverter trasforma la corrente continua in corrente alternata. È vero e resta incompleta, perché dentro quella scatola convivono quattro funzioni diverse, e tre di queste incidono sulla resa dell’impianto quanto la prima.

La conversione. Una cella di silicio produce corrente continua a bassa tensione. La rete di casa lavora in alternata a 230 V con una frequenza di 50 Hz, ed è l’unica forma che elettrodomestici e contatore accettano. L’inverter costruisce quell’onda commutando migliaia di volte al secondo, con una distorsione armonica che le schede dichiarano sotto il 3 per cento.

L’inseguimento del punto di massima potenza. I moduli cambiano comportamento a ogni variazione di luce e temperatura, e l’inverter deve trovare in continuazione la coppia di tensione e corrente che rende di più. È la funzione MPPT, e vale il paragrafo successivo.

La sincronizzazione con la rete. L’onda prodotta deve coincidere con quella della rete in tensione, frequenza e fase, altrimenti l’energia non esce. Ogni scostamento viene corretto in tempo reale, e le schede indicano l’intervallo entro cui l’inverter accetta di lavorare: sul microinverter Hoymiles HMS-800W-2T, per esempio, 180-275 V e 45-55 Hz.

Le protezioni. L’inverter contiene i dispositivi che lo scollegano quando la rete esce dai parametri o sparisce del tutto. In Italia questa parte la definisce la norma CEI 0-21, ed è il motivo per cui un impianto fotovoltaico si spegne durante un blackout.

A queste si aggiunge il monitoraggio, che tecnicamente è un accessorio e nella pratica è il modo con cui scopri che un modulo rende meno degli altri. I modelli attuali lo integrano quasi tutti, via Wi-Fi o attraverso un gateway dedicato.

L’MPPT, il pezzo che decide quanta energia esce dai moduli

Un pannello fotovoltaico ha una curva che lega tensione e corrente, e su quella curva esiste un solo punto in cui il prodotto dei due valori raggiunge il massimo. Quel punto si sposta continuamente: si abbassa quando il modulo scalda, cambia quando passa una nuvola, crolla quando un’ombra copre parte delle celle.

L’MPPT (Maximum Power Point Tracking) è l’algoritmo che insegue quel punto decine di volte al secondo. Le schede tecniche gli dedicano un dato a parte, l’efficienza MPPT, che sui modelli attuali sfiora il 99,8 per cento.

Il parametro pratico è però un altro: quanti MPPT indipendenti ha l’inverter. Ogni MPPT gestisce un gruppo di moduli e li porta tutti allo stesso punto di lavoro, quindi il modulo peggiore del gruppo detta il ritmo agli altri.

ConfigurazioneCome si comporta con un’ombra parziale
1 MPPT, 8 moduli in seriel’ombra su un modulo abbassa la corrente dell’intera stringa
2 MPPT, 4 moduli ciascunol’ombra penalizza solo il gruppo interessato
Microinverter, 1-2 moduli ciascunol’ombra penalizza il singolo modulo, gli altri restano al massimo

Da qui nasce la ragione tecnica per cui sui balconi si usano microinverter con due ingressi separati: due moduli su una ringhiera hanno spesso condizioni diverse, perché un pilastro, una tenda o la casa di fronte ne ombreggia uno e lascia libero l’altro. Come si incastrano i pezzi in un impianto da balcone è spiegato nella guida su come funziona il fotovoltaico da balcone.

Rendimento massimo e rendimento europeo: quale numero guardare

Le pubblicità di un inverter mostrano quasi sempre il rendimento massimo, il valore migliore raggiunto in un unico punto di funzionamento. Un inverter passa però la giornata quasi sempre lontano da quel punto, perché la potenza in ingresso segue il sole.

La norma CEI EN 50530 risolve il problema con una media pesata. Il rendimento viene misurato al 5, 10, 20, 30, 50 e 100 per cento della potenza nominale, e i sei valori vengono combinati con pesi fissi che rispecchiano quanto tempo un inverter passa a ciascun livello di carico in un clima europeo.

Diagramma a barre dei fattori di ponderazione del rendimento europeo secondo la norma EN 50530: il rendimento al 5 per cento del carico pesa il 3 per cento, al 10 per cento pesa il 6, al 20 per cento pesa il 13, al 30 per cento pesa il 10, al 50 per cento pesa il 48 e alla potenza nominale piena pesa il 20 per cento.
Il rendimento misurato a metà potenza vale il 48 per cento del voto finale, quello a piena potenza soltanto il 20.

La formula completa è questa: η = 0,03·η5 % + 0,06·η10 % + 0,13·η20 % + 0,10·η30 % + 0,48·η50 % + 0,20·η100 %. Il peso schiacciante del punto a metà carico dice una cosa utile in fase di acquisto: un inverter che rende benissimo a piena potenza e crolla in mezzo alla scala esce con un voto mediocre, e sul campo produce meno.

Lo scarto fra i due numeri si legge nelle schede dei produttori. Un Huawei SUN2000-5KTL-L1 dichiara 98,4 per cento di rendimento massimo e 97,8 per cento di rendimento europeo, sei decimi di differenza. Su altri modelli il divario arriva a un punto e mezzo, ed è lì che si vede la qualità dell’elettronica.

Vale la pena mettere il numero in prospettiva. Fra un inverter al 96 e uno al 98 per cento ballano due punti di produzione: su un impianto da 3 kW che genera 3.900 kWh l’anno significano 78 kWh, cioè una ventina di euro sulla bolletta annuale. Su un kit da balcone la differenza scende sotto i cinque euro. Il rendimento conta, e conta meno di quanto la comunicazione dei produttori lasci intendere: affidabilità, garanzia e numero di MPPT pesano di più.

Sui microinverter da balcone la scheda riporta spesso solo il valore di picco, per esempio il 96,7 per cento dichiarato per l’Hoymiles HMS-800W-2T, senza il corrispettivo europeo. È una lacuna dei datasheet di fascia economica, e per confrontarli fra loro conviene tenere presente che si stanno paragonando valori di picco.

Stringa, ibrido, microinverter: le tre famiglie a confronto

Il mercato residenziale si divide in tre categorie, con una quarta soluzione che sta a metà strada.

L’inverter di stringa è il classico: una scatola sola, montata a parete, a cui arrivano i moduli collegati in serie. Copre potenze da 1,5 a 6 kW in monofase e sale a decine di kilowatt in trifase. Costa meno per watt installato, si sostituisce in un pomeriggio e concentra tutti i punti deboli in un unico pezzo, perché un guasto ferma l’intero impianto.

L’inverter ibrido è un inverter di stringa con dentro anche la gestione della batteria. Ha un ingresso in continua dedicato all’accumulo e decide in tempo reale se mandare l’energia in casa, in batteria o in rete. Costa qualche centinaio di euro in più del modello equivalente senza batteria, e quella differenza evita di dover cambiare inverter il giorno in cui l’accumulo entra nell’impianto.

Il microinverter si monta dietro il singolo modulo, o dietro una coppia, e converte subito in alternata. I moduli non sono mai collegati in serie, quindi sul tetto non circolano le centinaia di volt in continua di una stringa. Ogni unità ha il proprio MPPT. Il costo per watt è il più alto delle tre famiglie, e la manutenzione richiede di raggiungere il modulo.

Gli ottimizzatori sono la soluzione intermedia: piccoli dispositivi montati sotto ogni modulo che ne regolano il punto di lavoro e lasciano la conversione a un inverter di stringa compatibile. Danno il vantaggio del controllo per singolo pannello a un costo inferiore ai microinverter, con il vincolo di restare nell’ecosistema di un produttore.

StringaIbridoMicroinverter
Posizionea parete, un pezzoa parete, un pezzodietro ogni modulo
Potenze tipiche1,5-6 kW monofase3-10 kW monofase300-2.000 W
MPPT1-2 per tutto l’impianto1-2 per tutto l’impianto1-2 per modulo
Ombre parzialipenalizzano la stringapenalizzano la stringarestano locali
Tensione in continuaalta, fino a 600 Valta, fino a 600 Vbassa, sotto i 65 V
Batteriaserve un pezzo in piùintegrataaccumulo in alternata
Guasto singoloferma l’impiantoferma l’impiantoferma un modulo
Prezzoil più basso per wattintermedioil più alto per watt

La scelta segue quindi la situazione fisica dell’impianto. Falda unica, esposizione uniforme e nessuna ombra portano all’inverter di stringa. Falde diverse, camini, alberi o balconi stretti portano al controllo per singolo modulo. La presenza di una batteria, presente o futura, porta all’ibrido.

Perché sul balcone si monta un microinverter

Un impianto plug and play sceglie il microinverter per quattro ragioni che si sommano, e nessuna di queste riguarda il rendimento.

Il limite di potenza è già quello giusto. La procedura semplificata italiana prevista dalla delibera ARERA 315/2020/R/eel si ferma a 800 W di potenza immessa, che è esattamente la taglia della generazione attuale di microinverter da balcone. Il dettaglio della soglia e di quanti moduli ci stiano dietro è nella guida al fotovoltaico da balcone da 800 W.

La sicurezza elettrica cambia categoria. Fra modulo e microinverter corrono tensioni sotto i 65 V, contro le centinaia di volt in continua di una stringa. Su un balcone, dove i cavi passano vicino a mani, panni stesi e vasi, è una differenza che conta.

La spina diventa possibile. Il microinverter esce già in corrente alternata a 230 V, quindi il collegamento avviene su una normale presa domestica, senza passare dal quadro. È la ragione tecnica per cui questi kit si chiamano plug and play.

I due ingressi risolvono l’ombra del balcone. Un microinverter da 800 W come l’HMS-800W-2T ha due MPPT indipendenti, uno per modulo. La ringhiera è quasi sempre un ambiente disomogeneo, e questa architettura evita che il pannello all’ombra trascini giù l’altro.

Il resto della scheda tecnica di un microinverter da balcone racconta un apparecchio pensato per stare all’aperto: grado di protezione IP67, temperatura ambiente ammessa da -40 a +65 °C, consumo notturno sotto i 50 mW, dimensioni di 261 × 180 × 35 mm per stare dietro il modulo.

Quanti watt di moduli dietro quanti watt di inverter

La domanda torna in ogni configurazione, e la risposta si misura con un solo parametro: il rapporto DC/AC, cioè la potenza di picco dei moduli divisa per la potenza nominale dell’inverter.

L’istinto suggerisce di tenerlo a 1,0, con moduli e inverter della stessa taglia. La pratica installativa lo colloca fra 1,1 e 1,3, e la ragione sta nel fatto che i moduli raggiungono la potenza di targa quasi mai. Quel valore vale a 25 °C di temperatura della cella e con 1.000 W/m² di irraggiamento, una combinazione rara: nelle ore reali un modulo lavora fra il 70 e l’85 per cento della targa, perché scalda, perché il sole arriva di traverso, perché il cielo ha foschia.

Rapporto DC/ACCosa succede
0,9-1,0inverter sovradimensionato, lavora spesso a basso carico dove rende meno
1,1-1,3intervallo consigliato: l’inverter lavora vicino al punto di miglior rendimento
oltre 1,3i picchi estivi vengono tagliati (clipping) e l’energia in eccesso si perde

Un esempio rende il concetto concreto. Su un inverter da 5 kW la scelta abituale sono 6 kWp di moduli, rapporto 1,2. Le poche ore d’estate in cui i pannelli supererebbero i 5 kW vengono limitate, e la perdita si misura in decimi di punto sull’anno, mentre il guadagno arriva da tutte le mattine, le sere e le giornate coperte in cui l’inverter lavora più vicino alla sua zona di miglior rendimento.

Sul balcone lo stesso calcolo produce un risultato più marcato, perché il tetto degli 800 W nasce da una regola amministrativa: dietro un microinverter da 800 W un kit standard monta 880 Wp, e configurazioni più spinte restano possibili entro i limiti di ingresso dichiarati.

Cosa impone la CEI 0-21 alla protezione di interfaccia

Ogni inverter venduto in Italia per la connessione alla rete deve rispettare la CEI 0-21, la norma che regola l’allacciamento alle reti in bassa tensione. Per le reti in media e alta tensione la norma corrispondente è la CEI 0-16, che riguarda impianti di taglia industriale.

Il cuore della prescrizione è il Sistema di Protezione di Interfaccia (SPI), la funzione che sorveglia tensione, frequenza e presenza della rete e comanda il Dispositivo di Interfaccia quando i valori escono dagli intervalli ammessi. Sotto gli 11,08 kW la norma consente che l’SPI sia integrato dentro l’inverter, che è la configurazione di tutti gli impianti domestici e di tutti i kit da balcone. Sopra quella soglia serve un relè esterno dedicato, e sopra i 20 kW si aggiungono i sistemi di telecontrollo per la gestione della rete.

Da questa funzione discende il comportamento che sorprende chi installa il primo impianto: quando manca la corrente l’impianto si ferma. La logica è la protezione di chi lavora sulle linee, che durante un guasto si troverebbe un conduttore alimentato dal fotovoltaico di casa. Per avere energia in emergenza serve un dispositivo progettato per isolarsi dalla rete, cioè un inverter ibrido con uscita di backup oppure un accumulo con funzione dedicata, argomento trattato nella guida al fotovoltaico da balcone con accumulo.

Sul piano pratico la conformità si verifica in un modo solo: la dichiarazione di conformità CEI 0-21 rilasciata dal costruttore, che deve accompagnare l’apparecchio. È il documento che il distributore può chiedere insieme alla comunicazione, e senza il quale un microinverter comprato su un marketplace estero rischia di non essere allacciabile. Le pratiche da presentare secondo la taglia dell’impianto sono raccolte nella guida al Modello Unico.

Quanto costa un inverter in Italia

I prezzi che seguono vengono dai listini dei rivenditori italiani e dai comparatori, rilevati ad agosto 2026, e si riferiscono al solo apparecchio senza posa.

TipoTagliaPrezzo indicativo
Microinverter da balcone800 W, 2 MPPT130-180 €
Inverter di stringa monofase3 kW650-1.000 €
Inverter di stringa monofase6 kW630-1.250 €
Inverter ibrido monofase5-6 kW660-1.400 €
Ottimizzatore per modulo400-450 W45-90 €

Due osservazioni su questa tabella. La prima: la forbice dentro ogni riga è larga quanto la differenza fra le righe, perché il marchio pesa più della taglia. Un Huawei SUN2000-6KTL-L1 si trova a 664 € sul comparatore e a 897 € presso un rivenditore strutturato, con la stessa scheda tecnica e assistenza diversa.

La seconda riguarda l’IVA. Gli inverter destinati a impianti a fonti rinnovabili godono dell’aliquota agevolata al 10 per cento, e i rivenditori italiani la applicano a chi presenta l’autocertificazione. Sul prezzo del microinverter Hoymiles rilevato a 160,90 € l’agevolazione è già inclusa. La spesa rientra inoltre nella detrazione fiscale del Bonus Casa, di cui parla la guida alla detrazione fiscale per il fotovoltaico da balcone.

In proporzione all’impianto, l’inverter pesa fra il 10 e il 15 per cento su un impianto da tetto e sale intorno al 25 per cento su un kit da balcone, dove i moduli sono solo due.

Quanto dura e cosa lo fa invecchiare

Qui sta il dato che cambia il conto economico di un impianto: l’inverter non arriva alla fine della vita dei moduli. I pannelli hanno garanzie di prestazione a 25 o 30 anni, gli inverter di stringa si collocano fra gli 8 e i 15, e la sostituzione è quindi un costo da mettere in preventivo fin dall’inizio.

Le garanzie commerciali raccontano la stessa storia con numeri diversi. Lo standard di mercato sono 5 anni, che diversi produttori portano a 7 (Fronius) o 10 (Huawei), con estensioni a pagamento fino a 20. I microinverter partono da valori più alti, con 10 anni dichiarati da Deye, 12 da Hoymiles e 25 su alcune serie APsystems: la posizione all’aperto sotto il modulo li tiene più freddi di una scatola appesa in un locale tecnico.

Il meccanismo di invecchiamento è quasi sempre lo stesso, e ha un nome: i condensatori elettrolitici. Sono i componenti che immagazzinano energia fra un’oscillazione e l’altra dell’onda, contengono un elettrolita liquido e si degradano tanto più in fretta quanto più stanno caldi. La regola pratica dell’elettronica di potenza dice che ogni dieci gradi in più dimezzano la vita attesa.

Ne discendono tre indicazioni concrete per l’installazione:

  • l’ombra prima di tutto: un inverter esposto al sole di luglio su una parete a sud lavora decine di gradi sopra lo stesso modello sotto una tettoia;
  • l’aria intorno: i costruttori indicano distanze minime laterali e superiori, che servono al flusso convettivo e vanno rispettate anche quando lo spazio è poco;
  • la pulizia delle griglie: polvere e insetti nelle alette di raffreddamento alzano la temperatura interna in modo silenzioso.

Un segnale utile per accorgersi che qualcosa sta cedendo arriva dal monitoraggio: cali di produzione a parità di sole, spegnimenti nelle ore centrali delle giornate estive, codici di errore ricorrenti. Il resto dei componenti invecchia molto più lentamente, come racconta la guida su quanto durano i pannelli solari.

I numeri da controllare in una scheda tecnica

Una scheda di inverter contiene quaranta righe e sei di queste decidono se l’apparecchio è adatto al tuo impianto.

La potenza nominale in uscita. È il valore che il distributore registra e quello che va confrontato con la potenza dei moduli attraverso il rapporto DC/AC. Attenzione alla differenza fra potenza apparente in VA e potenza attiva in W, che sui modelli con fattore di potenza pari a 1 coincidono.

Il numero di MPPT e gli ingressi per MPPT. Determina come l’impianto reagisce alle ombre. Due MPPT su un impianto con due falde diverse valgono più di mezzo punto di rendimento.

L’intervallo di tensione MPPT e la tensione massima di ingresso. Sono i due valori che stabiliscono quanti moduli si possono mettere in serie. Un SUN2000 L1 lavora fra 90 e 560 V, un microinverter da balcone fra 16 e 60 V con un massimo di 65. Superare la tensione massima danneggia l’apparecchio, e va verificato sul valore a circuito aperto del modulo alla temperatura minima invernale.

La corrente massima per ingresso. Va confrontata con la corrente di corto circuito del modulo, che nelle schede compare come Isc.

Il rendimento europeo. Il numero del capitolo precedente. Quando manca, la scheda sta dichiarando solo il picco.

Il grado di protezione e l’intervallo di temperatura. IP65 o IP66 permettono l’installazione all’aperto, IP20 la vieta. L’intervallo di temperatura di funzionamento va guardato insieme al valore oltre il quale l’inverter riduce la potenza, che i costruttori chiamano derating e collocano di solito intorno ai 45-50 °C.

A queste sei righe conviene aggiungere due controlli di natura diversa: la presenza della dichiarazione di conformità CEI 0-21 e la disponibilità di assistenza in Italia, perché su un apparecchio che va sostituito dopo dieci anni la reperibilità del ricambio conta quanto la scheda tecnica.

Il verdetto

L’inverter è il componente che trasforma la potenza dei moduli in energia utilizzabile, e il criterio di scelta segue tre domande in ordine.

Che ombre ha l’impianto? Nessuna e falda unica portano all’inverter di stringa, che costa meno e si sostituisce facilmente. Ombre, falde multiple o pochi moduli portano al controllo per singolo pannello, con microinverter o ottimizzatori. Sul balcone la risposta è già scritta nel prodotto: microinverter da 800 W con due ingressi indipendenti.

Ci sarà una batteria? Se la risposta è sì, adesso o fra qualche anno, l’inverter ibrido evita di ricomprare due volte lo stesso pezzo. La differenza di prezzo si aggira sui duecento o trecento euro e vale la copertura.

Quale rendimento europeo dichiara? È la media pesata che descrive il comportamento reale, e vale più del valore di picco che compare nei materiali commerciali. Fra un 96 e un 98 per cento la differenza si misura in una ventina di euro l’anno su un impianto domestico, quindi resta un criterio di scelta a parità di tutto il resto, dopo affidabilità, garanzia e numero di MPPT.

Sul lungo periodo il consiglio più utile riguarda il posto in cui l’inverter finirà: all’ombra, ventilato e vicino al quadro. È la scelta gratuita che allunga di anni la vita del componente più delicato dell’impianto, e quella che il conto economico di un impianto fotovoltaico sente di più.

Domande frequenti

A cosa serve l'inverter in un impianto fotovoltaico?

Svolge quattro compiti insieme. Converte la corrente continua dei moduli in corrente alternata a 230 V e 50 Hz, che è l'unica che gli elettrodomestici accettano. Cerca in continuazione il punto di lavoro che estrae più potenza dai pannelli, la funzione MPPT. Si sincronizza con la rete di casa in tensione, frequenza e fase. Contiene infine le protezioni che lo staccano quando la rete esce dai parametri, imposte in Italia dalla norma CEI 0-21.

Che differenza c'è fra rendimento massimo e rendimento europeo?

Il rendimento massimo è il valore migliore che l'inverter raggiunge in un solo punto di funzionamento, di solito intorno a metà potenza. Il rendimento europeo è una media pesata dei rendimenti misurati al 5, 10, 20, 30, 50 e 100 per cento del carico secondo la norma EN 50530, e descrive quindi il comportamento su una giornata reale. Sta di norma fra mezzo punto e un punto e mezzo sotto il massimo: su un Huawei SUN2000-5KTL-L1 il massimo è 98,4 per cento e l'europeo 97,8.

Meglio un inverter di stringa o dei microinverter?

Dipende dall'ombra e dalla taglia. Su una falda di tetto libera e con moduli tutti orientati allo stesso modo l'inverter di stringa costa meno a parità di potenza ed è più semplice da sostituire, perché il pezzo è uno solo e sta a portata di mano. Con ombre parziali, falde diverse o pochi moduli il microinverter rende di più, perché ogni pannello lavora sul proprio MPPT e un modulo in ombra lascia gli altri al massimo. Sul balcone la scelta è obbligata e cade sul microinverter.

Quanto costa un inverter fotovoltaico?

Sui listini italiani di agosto 2026 un inverter di stringa monofase da 3 a 6 kW parte da circa 650 € e arriva a 1.400 € per i marchi premium. I modelli ibridi, quelli predisposti per la batteria, si trovano nella stessa fascia: un Huawei SUN2000-6KTL-L1 sta fra 660 e 900 € presso i rivenditori. Un microinverter da balcone da 800 W con due ingressi costa fra 130 e 180 €, IVA agevolata al 10 per cento inclusa.

Quanti watt di pannelli posso mettere su un inverter?

Il parametro si chiama rapporto DC/AC e mette la potenza di picco dei moduli sopra la potenza nominale dell'inverter. La prassi installativa lo colloca fra 1,1 e 1,3, quindi 6 kWp di moduli su un inverter da 5 kW. Il sovradimensionamento aumenta la produzione annua perché i pannelli lavorano quasi sempre al 70-85 per cento della targa, e i pochi picchi tagliati d'estate pesano meno dell'energia guadagnata nelle ore deboli. Sopra 1,3 il taglio inizia a costare più di quello che rende.

L'inverter funziona quando manca la corrente?

Un inverter normale si spegne insieme alla rete. La protezione di interfaccia prevista dalla CEI 0-21 lo impone per la sicurezza di chi lavora sulle linee, che altrimenti si troverebbe un conduttore in tensione durante un guasto. Per avere corrente durante un blackout serve un inverter ibrido con uscita di backup e una batteria collegata, oppure un accumulo da balcone con funzione di alimentazione di emergenza.

Quanto dura un inverter fotovoltaico?

Gli inverter di stringa arrivano di norma fra gli 8 e i 15 anni, contro i 25-30 anni di garanzia di prestazione dei moduli, e sono quindi il primo componente che va sostituito. I microinverter dichiarano vite più lunghe, con garanzie che vanno dai 10 anni di Deye ai 12 di Hoymiles fino ai 25 di alcune serie APsystems. Il fattore che decide è il calore: i condensatori elettrolitici invecchiano più in fretta ad alta temperatura, e un inverter al sole diretto dura meno dello stesso modello all'ombra.

Serve un elettricista per installare l'inverter?

Per un impianto sul tetto sì, sempre, perché il collegamento avviene sul quadro elettrico e richiede la dichiarazione di conformità prevista dal DM 37/08. Un kit da balcone fino a 800 W si collega invece a una presa domestica e rientra nell'attività di edilizia libera, con la Comunicazione Unica da inviare al distributore. Sopra i 350 W di potenza vanno comunque allegati la dichiarazione di conformità e lo schema unifilare.

Dove va installato l'inverter?

In un punto ombreggiato e ventilato, il più vicino possibile al quadro elettrico per contenere le perdite sul tratto in alternata. Le schede dichiarano grado di protezione IP65 o IP66 sui modelli da esterno, quindi la pioggia non è un problema, mentre il sole diretto in estate lo è, perché la temperatura interna alza le perdite e accorcia la vita dell'elettronica. Un inverter di stringa produce anche un ronzio percepibile, motivo in più per tenerlo lontano dalle camere da letto.

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