«Pannello solare» è un’etichetta che copre oggetti molto diversi: la lastra blu del kit da balcone, il collettore che scalda l’acqua sul tetto, la tegola fotovoltaica, il foglio flessibile da camper. La domanda su quanti tipi esistano ha quindi più risposte, una per ogni livello a cui la si pone. Qui trovi la mappa completa, dalla funzione del pannello fino al tipo di cella, con i numeri del mercato di oggi.
Tre famiglie, divise da ciò che producono
Il primo livello di classificazione guarda al prodotto finale. Un pannello può restituire elettricità, calore o tutte e due le cose, e da questa scelta dipendono impianto, pratiche e incentivi.
| Famiglia | Cosa produce | Come lo fa | Dove si incontra |
|---|---|---|---|
| Fotovoltaico | corrente elettrica | celle di semiconduttore che trasformano la luce in corrente continua, poi un inverter la converte | tetti, balconi, facciate, centrali a terra |
| Solare termico | acqua calda | un assorbitore scalda un fluido che cede il calore a un serbatoio | tetti, per acqua sanitaria e integrazione al riscaldamento |
| Ibrido PVT | corrente e calore | un modulo fotovoltaico con uno scambiatore di calore sul retro | tetti di edifici con pompa di calore o grandi consumi di acqua calda |
Nel linguaggio comune «pannello solare» indica quasi sempre il fotovoltaico, ed è anche il senso in cui lo usa questo sito. La differenza fra i due oggetti, con la fisica che c’è dentro, è spiegata nella guida su come funziona un pannello solare.
Il fotovoltaico diviso per materiale della cella
Il secondo livello riguarda il fotovoltaico e guarda al materiale che assorbe la luce. Le famiglie sono tre, con pesi di mercato molto diversi.

| Tecnologia | Materiale | Record di cella in laboratorio | Moduli in commercio | Quota di produzione |
|---|---|---|---|---|
| Silicio monocristallino | wafer da un unico cristallo | 28,1 % | 22,7 % di media, fino al 24,8 % | circa 690 GWp nel 2025 |
| Silicio policristallino | wafer da blocchi a molti cristalli | superato dal mono | fuori produzione | 0 GWp |
| Film sottile CdTe | tellururo di cadmio | 21,0 % | quasi 20 % | insieme al CIGS circa 16 GWp, il 2-3 % |
| Film sottile CIGS | rame, indio, gallio, selenio | 23,4 % | produzione di nicchia | compreso nel dato sopra |
| Perovskite | cristalli ibridi organico-inorganici | 26,9 % | non ancora in serie | trascurabile |
| Tandem perovskite-silicio | perovskite sopra una cella in silicio | 35,2 % | primi lotti commerciali al 24,5 % | trascurabile |
I valori di laboratorio vengono dalle Solar Cell Efficiency Tables riportate nel Photovoltaics Report del Fraunhofer ISE (aggiornamento del 14 luglio 2026), le rese commerciali dalle schede tecniche dei dieci maggiori produttori a fine 2024. La colonna che conta per chi compra è la quarta: un modulo in commercio rende sempre meno della cella record, perché somma le perdite di cablaggio, vetro e bordi.
Il silicio amorfo, la terza forma del film sottile, ha rese molto più basse e oggi si trova soprattutto nei piccoli apparecchi.
Il policristallino esiste ormai solo sui vecchi tetti
Il pannello azzurro a scaglie, con i cristalli visibili, per vent’anni è stato l’alternativa economica al monocristallino. Nel grafico di produzione del Fraunhofer ISE la sua fetta è ormai a zero, e il rapporto annota che la tecnologia è in pratica sparita dal mercato.
Il motivo è la resa per metro quadro. A parità di superficie una cella monocristallina produce di più, e quando il prezzo del wafer mono è sceso il vantaggio economico del poli è svanito. Per chi valuta un modulo usato o un vecchio impianto da ampliare, confronti, riconoscimento a occhio e degrado sono nella guida monocristallino o policristallino.
Dentro il monocristallino: le quattro architetture di cella
Scelto il silicio monocristallino, i tipi si moltiplicano a livello di cella. La differenza sta nel modo in cui la cella raccoglie le cariche e limita le perdite in superficie.
| Architettura | Come è fatta | Posizione sul mercato |
|---|---|---|
| PERC | wafer di tipo P con uno strato di passivazione sul retro | la cella standard fino al 2023, scesa intorno al 14 % nel 2025 |
| TOPCon | wafer di tipo N con un ossido sottilissimo e silicio drogato sul retro | la tecnologia dominante oggi |
| Eterogiunzione (HJT) | wafer di tipo N rivestito su entrambe le facce di silicio amorfo | circa l’8 % nel 2024, fascia alta |
| Back contact | tutti i contatti sul retro, la faccia frontale resta libera | in crescita, previsto fino a un terzo del mercato nel 2035 |
Le quote vengono dall’International Technology Roadmap for Photovoltaics (ITRPV) del VDMA: l’edizione 2026 conta i wafer di tipo N intorno all’82 % della produzione e il PERC intorno al 14 %, l’edizione 2025 dava all’eterogiunzione l’8 % nel 2024 e prevedeva per il back contact il 33 % nel 2035.
Per chi compra, la conseguenza pratica è semplice: i moduli TOPCon ed eterogiunzione mettono più watt nello stesso formato e perdono meno resa con il caldo, due vantaggi che su un balcone esposto a sud contano. I moduli back contact hanno una faccia frontale uniforme, senza le sottili linee metalliche delle celle classiche, e piacciono dove l’estetica pesa.
Il film sottile: tellururo di cadmio, CIGS e silicio amorfo
I moduli a film sottile depositano uno strato di pochi micrometri di semiconduttore su vetro o su un supporto flessibile. Il vantaggio è la lavorazione continua, senza tagliare wafer; il limite è la resa per metro quadro, più bassa del silicio.
- Tellururo di cadmio (CdTe). È il film sottile industriale per eccellenza, con moduli che si avvicinano al 20 % di efficienza. Il Fraunhofer ISE, per il calcolo della quota del film sottile, considera solo First Solar, il produttore che lo porta sui grandi impianti a terra.
- CIGS. Rame, indio, gallio e selenio. In laboratorio arriva al 23,4 %, in commercio ha pochi produttori e si trova soprattutto negli elementi architettonici, come facciate e coperture integrate.
- Silicio amorfo. Il più vecchio dei tre, con le rese più basse. Resta nei piccoli dispositivi che lavorano con poca luce diffusa, come le calcolatrici.
Sui balconi il film sottile non compare quasi mai: su una ringhiera larga un metro e mezzo servirebbe una superficie molto più grande per raggiungere la potenza di un modulo in silicio.
Perovskite e tandem: i pannelli che stanno arrivando
La perovskite è una famiglia di cristalli che assorbe la luce in modo molto efficiente e si deposita a bassa temperatura. In laboratorio una cella a sola perovskite ha raggiunto il 26,9 %, e sovrapposta a una cella in silicio, nel tandem, il 35,2 %: più di qualsiasi cella in silicio da sola, perché i due strati sfruttano parti diverse dello spettro solare.
Il passaggio al mercato è appena cominciato. Oxford PV ha spedito nel settembre 2024 i primi moduli tandem commerciali, prodotti a Brandenburg an der Havel in Germania, con un’efficienza del 24,5 % per un impianto negli Stati Uniti. L’ITRPV prevede la produzione di massa delle celle tandem dopo il 2027 e una quota a due cifre entro il decennio successivo.
Il punto su cui la tecnologia deve ancora dare prove sul campo è la durata: le celle alla perovskite sono sensibili a umidità e calore, e le garanzie di 25 o 30 anni dei moduli in silicio restano il termine di confronto. Per un acquisto di oggi la perovskite è una tecnologia da seguire, e i kit in vendita restano in silicio.
I tipi per costruzione del modulo
A parità di cella, il modo in cui il modulo è assemblato crea altri tipi, quelli che si notano davvero sulle schede dei kit.
| Costruzione | Cosa cambia | Sul balcone |
|---|---|---|
| Vetro e backsheet | vetro davanti, foglio plastico dietro, telaio in alluminio | il formato classico, leggero fra i rigidi |
| Vetro-vetro | vetro su entrambe le facce, più rigido e resistente all’umidità | più pesante, garanzie spesso più lunghe |
| Bifacciale | il retro trasparente raccoglie anche la luce riflessa | guadagna solo se dietro al modulo arriva luce: pavimento chiaro, muro lontano |
| Mezze celle | celle tagliate a metà, correnti più basse e meno perdite | standard su quasi tutti i moduli recenti |
| Full black | celle, telaio e foglio posteriore neri | estetica uniforme, 1,5-2,5 centesimi al watt in più all’ingrosso |
| Flessibile | celle su supporto polimerico, senza vetro né telaio | circa 3 kg contro 21, resa e durata più basse |
| Integrato (BIPV) | il modulo sostituisce tegole, vetrate o parapetti | edilizia, raramente in retrofit |
Il modulo bifacciale merita una riga in più perché compare in molti kit. Sulla ringhiera il retro guarda il balcone: se a mezzo metro c’è un muro scuro, riceve pochissima luce e il vantaggio resta sulla carta. Il modulo flessibile ha una guida dedicata, pannello solare flessibile, con i conti su calore, efficienza e anni di vita. Per un esempio di bifacciale in formato pieno c’è la nostra analisi del JA Solar da 440 W.
Il solare termico: piano, sottovuoto, scoperto
Anche i collettori termici hanno i loro tipi, divisi dal modo in cui trattengono il calore:
- Collettori piani vetrati. Una piastra assorbente scura sotto un vetro, in una cassa isolata. Sono i più diffusi per l’acqua calda sanitaria.
- Collettori a tubi sottovuoto. L’assorbitore sta dentro tubi di vetro in cui è stato fatto il vuoto, che limita le dispersioni. Rendono meglio d’inverno e con temperature esterne basse.
- Collettori scoperti. Senza vetro né isolamento, lavorano a bassa temperatura e servono soprattutto a scaldare l’acqua delle piscine.
Il termico sul balcone esiste, con vincoli seri di peso e di idraulica: quanta acqua calda si ottiene e quando il fotovoltaico è la scelta migliore lo spiega la guida ai pannelli solari termici da balcone.
Ibridi PVT e pannelli a concentrazione
Gli ibridi PVT montano uno scambiatore di calore sul retro di un modulo fotovoltaico. Il fluido che passa sotto le celle porta via calore, lo rende disponibile per l’acqua calda o per una pompa di calore e tiene le celle più fresche, con un piccolo guadagno sulla produzione elettrica. Richiedono un impianto idraulico come un collettore termico, e per questo trovano posto sui tetti.
I pannelli a concentrazione usano lenti o specchi per concentrare la luce su celle piccolissime a più giunzioni. In laboratorio queste celle hanno raggiunto il 47,6 % e i moduli il 38,9 %, i valori più alti di tutto il fotovoltaico. Funzionano però solo con il sole diretto e un inseguitore che li tenga puntati, quindi appartengono alle centrali in zone molto soleggiate e restano fuori dall’uso domestico.
Quale tipo finisce davvero su un balcone
Tolte le tecnologie di nicchia, la scelta per un balcone si riduce a pochi tipi:
- Monocristallino rigido TOPCon o a eterogiunzione, da 400-500 Wp. È il modulo dei kit con microinverter, quello che dà più potenza per metro di ringhiera.
- Monocristallino compatto, da 200-300 Wp. Per ringhiere strette o balconi piccoli, con un costo per watt più alto.
- Flessibile. Quando la struttura non regge 20 kg per modulo o serve una superficie curva, accettando meno resa.
Il tipo di cella si legge sulla scheda tecnica, insieme ai dati che servono per abbinare il modulo al microinverter: tensione a vuoto, corrente, coefficiente di temperatura. La lettura riga per riga è nella guida alla scheda tecnica dei pannelli solari.
Il verdetto
I tipi di pannelli solari sono tanti solo in apparenza. Per funzione le famiglie sono tre: fotovoltaico, termico e ibrido. Per materiale il fotovoltaico conta silicio cristallino, film sottile e tecnologie emergenti, e per architettura di cella il silicio si divide oggi in PERC, TOPCon, eterogiunzione e back contact. Il mercato ha già scelto: circa il 98 % dei moduli prodotti nel 2025 è in silicio monocristallino, e il policristallino è uscito di produzione.
Per un balcone la domanda utile quindi riguarda la cella e il formato: un monocristallino TOPCon o a eterogiunzione, rigido, nella taglia che la ringhiera ospita. La perovskite è la tecnologia da tenere d’occhio per i prossimi anni, e i kit che si comprano oggi restano in silicio.
Domande frequenti
Quanti tipi di pannelli solari esistono?
Per ciò che producono esistono tre famiglie: i pannelli fotovoltaici, che producono elettricità, i collettori solari termici, che scaldano acqua, e i pannelli ibridi PVT, che fanno entrambe le cose. Il fotovoltaico si divide poi per materiale in silicio cristallino, film sottile e tecnologie emergenti come la perovskite. Dentro il silicio, oggi sul mercato, contano quattro architetture di cella: PERC, TOPCon, eterogiunzione e back contact.
Qual è il tipo di pannello fotovoltaico più diffuso?
Il modulo in silicio monocristallino, che secondo il Photovoltaics Report del Fraunhofer ISE (luglio 2026) copre circa 690 dei 706 GWp prodotti nel mondo nel 2025, cioè circa il 98 per cento. Dentro questa famiglia domina la cella TOPCon su wafer di tipo N, mentre il PERC è sceso intorno al 14 per cento secondo l'ITRPV.
I pannelli policristallini si trovano ancora?
Solo come fondi di magazzino o sui vecchi impianti. Il Fraunhofer ISE registra zero GWp di produzione policristallina nel 2025 e scrive che la tecnologia è in pratica sparita dal mercato. Il motivo è la resa: a parità di superficie il monocristallino produce di più, e sul balcone lo spazio è il vincolo principale.
Che differenza c'è fra pannello solare e pannello fotovoltaico?
Nel linguaggio comune si usano come sinonimi. In senso tecnico il pannello fotovoltaico trasforma la luce in corrente elettrica, mentre il pannello solare termico, più propriamente collettore, trasforma la radiazione in calore per l'acqua calda sanitaria o il riscaldamento. Esistono anche i pannelli ibridi PVT, che uniscono le due funzioni sullo stesso modulo.
Quanto rendono i pannelli fotovoltaici in commercio?
I moduli in silicio cristallino dei dieci maggiori produttori avevano a fine 2024 un'efficienza media ponderata del 22,7 per cento, con un intervallo dal 18,9 al 24,8 per cento, secondo il Fraunhofer ISE. I moduli a film sottile al tellururo di cadmio arrivano quasi al 20 per cento. In laboratorio il record per un modulo in silicio è del 26,0 per cento.
I pannelli alla perovskite si possono già comprare?
In quantità minime. Oxford PV ha spedito nel settembre 2024 i primi moduli tandem perovskite-silicio a un cliente negli Stati Uniti, con un'efficienza del 24,5 per cento. L'ITRPV prevede la produzione di massa delle celle tandem dopo il 2027, quindi per un kit da balcone la scelta resta oggi il silicio monocristallino.
Quale tipo di pannello conviene per il balcone?
Un modulo monocristallino rigido di tipo TOPCon o a eterogiunzione, perché dà la potenza più alta per metro quadro di ringhiera ed è il formato dei kit con microinverter. Il modulo flessibile ha senso quando il peso decide, perché pesa circa 3 kg contro i 21 di un modulo rigido di formato pieno, ma rende meno e dura meno.