Capacità batteria fotovoltaico: nominale, utile e calcolo

Perché i kWh scritti sull'etichetta non sono quelli che userai: profondità di scarica, perdite di conversione, C-rate e il calcolo dell'autonomia reale.

Batterie e accumulo Pubblicato il 11 min di lettura

In questa guida
  1. I tre numeri che si chiamano tutti «capacità»
  2. Da amperora a kilowattora: la conversione che serve sempre
  3. La profondità di scarica: quanto puoi davvero prelevare
  4. Le perdite di conversione: l’energia che sparisce nel viaggio
  5. Capacità e potenza sono due grandezze diverse
  6. Quanto dura una carica: il calcolo dell’autonomia
  7. Cosa toglie capacità con gli anni
  8. Quale capacità serve davvero dietro un impianto da balcone
  9. Le sei righe da cercare in una scheda tecnica
  10. Il verdetto
  11. Domande frequenti

Sull’etichetta di un accumulo c’è un numero grande, per esempio 5,12 kWh. Quel numero descrive l’energia chiusa nelle celle a piena carica e resta lontano da quella che troverai davvero alla presa. Fra i due valori stanno la profondità di scarica ammessa, le perdite di conversione e il decadimento degli anni. Questa guida mette in fila i passaggi e mostra come si arriva alla cifra che conta.

I tre numeri che si chiamano tutti «capacità»

La confusione nasce dal fatto che la stessa parola viene usata per grandezze diverse, e le schede tecniche raramente lo chiariscono.

La capacità nominale è l’energia contenuta nelle celle quando sono cariche al cento per cento. È il valore commerciale, quello che finisce nel nome del prodotto. Il Marstek Venus E 3.0 si chiama così per i suoi 5.120 Wh nominali.

La capacità utile è la parte che il sistema di gestione ti permette di prelevare. Il software di bordo tiene una riserva per proteggere le celle da una scarica profonda, e la percentuale che ti lascia è la profondità di scarica ammessa.

La capacità disponibile alla presa è quello che esce dall’apparecchio dopo le conversioni. È il numero che conta per la bolletta, ed è sempre il più basso dei tre.

Diagramma a barre decrescenti che parte da 5,12 kWh di capacità nominale di un accumulo al litio ferro fosfato: la profondità di scarica del 90 per cento toglie 0,51 kWh e porta a 4,61 kWh utili, le perdite di conversione ne tolgono altri 0,30 e portano a 4,31 kWh alla presa, il decadimento delle celle all'80 per cento di capacità residua a fine garanzia porta il valore a 3,45 kWh.
Fra il numero sull’etichetta e l’energia che userai davvero dopo dieci anni passa un terzo della capacità dichiarata.
GrandezzaSu una batteria da 5,12 kWhDa dove nasce
Capacità nominale5,12 kWhsomma delle celle a piena carica
Capacità utile4,61 kWhprofondità di scarica 90 %
Disponibile alla presacirca 4,31 kWhrendimento del ciclo 93,5 % allo scarico
A fine garanziacirca 3,45 kWh80 % di capacità residua dopo 6.000 cicli

Da amperora a kilowattora: la conversione che serve sempre

Molte schede tecniche, soprattutto nel mondo delle batterie a 12 e 24 V, dichiarano la capacità in amperora. Quel numero da solo non dice quanta energia c’è dentro.

kWh = amperora × tensione nominale ÷ 1.000

Cento amperora a 51,2 V danno 5,12 kWh. Gli stessi cento amperora a 12,8 V ne danno 1,28, cioè un quarto. La tensione nominale dipende da quante celle sono collegate in serie: una cella al litio ferro fosfato sta a 3,2 V, quindi un pacco «12 V» ne ha quattro e vale 12,8 V, uno «48 V» ne ha sedici e vale 51,2 V.

PaccoTensione nominale100 Ah valgono
12 V LiFePO412,8 V1,28 kWh
24 V LiFePO425,6 V2,56 kWh
48 V LiFePO451,2 V5,12 kWh
12 V piombo-acido12,0 V1,20 kWh

Confrontare due batterie sugli amperora è quindi privo di senso se le tensioni sono diverse. Il tema si presenta soprattutto quando si guardano batterie nate per il camper accanto ad accumuli domestici: la guida sulla batteria per pannelli solari 12 V affronta il caso specifico, dove il piombo cambia ancora le carte in tavola.

La profondità di scarica: quanto puoi davvero prelevare

Nessun sistema svuota le celle fino a zero, perché la scarica profonda accorcia la vita della chimica. La percentuale ammessa si chiama profondità di scarica, spesso abbreviata in DoD dall’inglese.

Sulle celle al litio ferro fosfato, che dominano oggi il mercato dell’accumulo, la profondità di scarica dichiarata sta fra il 90 e il 100 per cento. Marstek indica il 90 per cento per i propri accumuli, quindi 2,30 kWh utili sui 2,56 nominali del Jupiter C+. BigBlue dichiara oltre 6.000 cicli con lo stesso 90 per cento.

Sulle chimiche al piombo la differenza è drammatica. I dati Victron per le AGM Deep Cycle indicano circa 400 cicli all’80 per cento di profondità di scarica, 600 al 50 per cento e 1.500 al 30 per cento: la batteria dura a lungo solo se la usi per un terzo. È la ragione per cui il piombo è uscito dal mercato dell’accumulo domestico, come racconta la guida su quanto durano le batterie del fotovoltaico.

Una nota sulla lettura delle schede. Alcuni produttori dichiarano la profondità di scarica, altri la capacità residua a fine vita, e i due numeri sembrano simili senza esserlo. «Oltre 6.000 cicli al 90 per cento di profondità di scarica» descrive quanto profondamente puoi usarla; «oltre 6.000 cicli con il 70 per cento di capacità residua» descrive quanto ne resterà alla fine. Quando una scheda ne dichiara uno solo, l’altro resta ignoto.

Le perdite di conversione: l’energia che sparisce nel viaggio

Un kilowattora che entra nella batteria non è un kilowattora che ne esce. Il rendimento di andata e ritorno misura questa differenza e comprende l’elettronica di potenza, il sistema di gestione e la chimica delle celle.

I valori tipici si dividono per architettura. Un accumulo accoppiato in corrente continua, che intercetta i moduli prima dell’inverter, rende fra il 90 e il 95 per cento. Uno accoppiato in corrente alternata, che si collega a una presa, converte due volte in più e scende all’85-90 per cento. Il confronto completo, con il conto di quanto pesa in euro, sta nella guida all’accumulo fotovoltaico AC.

Le schede vanno lette con sospetto quando dichiarano un solo verso. Marstek indica per il Venus E 3.0 «oltre il 93,5 per cento» da batteria a corrente alternata: quel numero descrive la sola scarica, e il ciclo completo comprende anche la carica.

C’è poi una voce che quasi nessuno dichiara e che pesa più delle perdite di conversione su un impianto piccolo: il consumo dell’elettronica in stand-by. Un apparecchio che assorbe 15 W ventiquattro ore al giorno consuma 131 kWh l’anno, cioè metà del surplus annuo di un kit da balcone. Marstek non pubblica questo dato per i propri accumuli, ed è una delle poche assenze che meritano una domanda al venditore.

Capacità e potenza sono due grandezze diverse

Un errore ricorrente consiste nel leggere i kilowattora e aspettarsi che descrivano anche quanto la batteria riesce a erogare. Sono due cose distinte, e il numero che le lega si chiama C-rate.

Il C-rate è il rapporto fra la potenza e la capacità. A 1 C una batteria si svuota in un’ora, a 0,5 C in due, a 0,25 C in quattro.

ModelloCapacitàPotenza massimaC-rate
EcoFlow STREAM AC1,92 kWh800 W0,42 C
Marstek Venus E 3.05,12 kWh2.500 W0,49 C
OUKITEL EP2500E4,10 kWh2.500 W0,61 C
WattCycle Pioneer Balcony10,24 kWh2.500 W0,24 C

La riga in fondo mostra il caso che sorprende di più. Il WattCycle contiene cinque volte l’energia dello STREAM AC e non eroga un watt in più di un Venus E: la sua capacità serve a durare a lungo, e la potenza di punta resta quella di un apparecchio cinque volte più piccolo. Chi cerca di reggere forno e piano a induzione insieme trova la risposta nella riga della potenza.

Sui sistemi da balcone il discorso si semplifica, perché il limite degli 800 W del regime semplificato italiano taglia comunque la potenza in uscita verso casa. Un accumulo che potrebbe erogare 2.500 W va limitato via software, e il C-rate effettivo scende di conseguenza.

Quanto dura una carica: il calcolo dell’autonomia

La domanda pratica è quasi sempre la stessa: quante ore copre questa batteria? Il calcolo ha due ingredienti.

Ore di autonomia = capacità utile ÷ potenza assorbita

Il carico di base di un appartamento italiano, cioè frigorifero, congelatore, router, allarme e apparecchi in stand-by, si colloca fra 100 e 250 W continui. Su quel valore si costruiscono i conti realistici.

Capacità nominaleUtile al 90 %A 150 WA 250 WA 800 W
1,92 kWh1,73 kWh11,5 ore6,9 ore2,2 ore
2,56 kWh2,30 kWh15,3 ore9,2 ore2,9 ore
5,12 kWh4,61 kWh30,7 ore18,4 ore5,8 ore

I numeri della colonna centrale spiegano perché quasi tutti gli accumuli da balcone stanno fra 1,9 e 2,6 kWh: quella taglia copre una notte intera di carico di base, che è esattamente il compito per cui esistono. Le colonne laterali mostrano invece i due estremi: con soli 150 W di consumo una batteria da 5 kWh copre più di un giorno, con un carico da 800 W la stessa batteria si esaurisce prima di cena.

Per misurare il proprio carico di base senza stime serve un wattmetro da presa sui singoli apparecchi, oppure un misuratore al quadro che legge tutta la casa.

Cosa toglie capacità con gli anni

La capacità di una batteria scende lungo due orologi che corrono insieme, e quello che arriva per primo decide la fine della vita utile.

Il conteggio dei cicli è quello che i produttori dichiarano: 6.000 cicli con almeno il 70 o l’80 per cento di capacità residua è la formula più diffusa nella categoria. Su un impianto da balcone che compie 150-250 cicli l’anno quei 6.000 cicli coprirebbero venticinque anni e più.

L’invecchiamento calendariale corre comunque, anche a batteria ferma, e non compare quasi mai nelle schede. È la ragione per cui le garanzie commerciali si fermano a dieci o dodici anni pur dichiarando migliaia di cicli: su un impianto piccolo il limite pratico lo fissa l’età delle celle.

Tre fattori accelerano entrambi gli orologi. Il calore, che è il nemico principale delle celle al litio e rende sconsigliabile l’installazione al sole diretto. Il freddo sotto zero, che impedisce la carica: i modelli pensati per stare fuori integrano un riscaldamento, come lo STORCUBE S1000 Pro che dichiara così un funzionamento fino a -20 °C. E la permanenza a carica piena o vuota, che stressa le celle più di un ciclo completo.

Quale capacità serve davvero dietro un impianto da balcone

Qui il ragionamento si ribalta. Il punto di partenza è quanta energia avanza davvero ogni giorno.

Un kit da 880 Wp montato in verticale a Roma produce circa 879 kWh l’anno secondo i dati PVGIS, e circa il 70 per cento viene consumato nell’istante in cui nasce. Restano 263 kWh l’anno che escono verso il contatore, cioè 0,72 kWh al giorno di media, concentrati nei mesi caldi.

Quel surplus è il tetto assoluto di quello che una batteria può recuperare. Il modello di calcolo riportato nella guida al fotovoltaico da balcone con accumulo mostra che oltre i 2 kWh di capacità utile la curva si appiattisce del tutto: batterie da 3 e da 5 kWh recuperano gli stessi 236 kWh all’anno di una batteria da 2, e costano di più.

Le eccezioni che giustificano una taglia grande sono due e vanno verificate prima di spendere. Un impianto oltre i 2 kWp, tipico di un terrazzo o di un giardino, produce surplus sufficiente a riempire 4 o 5 kWh nei mesi da aprile a settembre. E una tariffa a fasce marcate, che rende conveniente caricare dalla rete di notte per usare l’energia la sera: in quel caso la capacità lavora tutti i giorni dell’anno, meteo compreso.

Le sei righe da cercare in una scheda tecnica

Quando due prodotti sembrano equivalenti, la differenza sta quasi sempre in queste voci.

  • Capacità nominale e profondità di scarica: se manca la seconda, la prima è un numero senza contesto
  • Rendimento di andata e ritorno: e in quale verso è misurato, perché il valore della sola scarica è più alto del ciclo completo
  • Potenza massima in carica e in scarica: dividendola per la capacità ottieni il C-rate e capisci quanto la batteria è veloce
  • Cicli dichiarati e capacità residua: i due numeri vanno letti in coppia, per esempio 6.000 cicli al 70 per cento
  • Temperatura di esercizio, distinta fra carica e scarica: sotto zero le celle al litio accettano scarica ma non carica, salvo riscaldamento integrato
  • Consumo dell’elettronica in stand-by: raramente dichiarato, e su un impianto piccolo pesa più delle perdite di conversione

Il verdetto

Il percorso dai 5,12 kWh dell’etichetta ai 4,31 kWh alla presa toglie il 16 per cento, e dopo dieci anni di servizio la stessa batteria ne consegnerà circa 3,45. Sono numeri da mettere in conto prima dell’acquisto, perché nessuna scheda commerciale li presenta in fila.

La regola pratica che riassume tutto: moltiplica la capacità nominale per 0,85 e avrai una stima onesta dell’energia che userai davvero nei primi anni. Su un impianto da balcone confronta poi quel risultato con il surplus giornaliero disponibile, che raramente supera i 2 kWh: se la batteria è più grande del surplus, i kilowattora in eccesso resteranno vuoti tutti i giorni e continueranno a costare.

Sul passo successivo, cioè quanto viene a costare ogni kilowattora che attraversa davvero la batteria nella sua vita utile, il conto completo sta nella guida alla batteria per impianto fotovoltaico.

Domande frequenti

Qual è la differenza fra capacità nominale e capacità utile?

La capacità nominale è l'energia contenuta nelle celle a piena carica, quella stampata sull'etichetta. La capacità utile è la parte che il sistema di gestione ti lascia prelevare senza danneggiare le celle, e si ottiene moltiplicando la nominale per la profondità di scarica ammessa. Su una batteria al litio ferro fosfato da 5,12 kWh con il 90 per cento di profondità di scarica restano 4,61 kWh utili.

Come si convertono gli amperora in kilowattora?

Si moltiplicano gli amperora per la tensione nominale del pacco e si divide per mille. Cento amperora a 51,2 volt danno 5,12 kWh, gli stessi cento amperora a 12,8 volt ne danno solo 1,28. Gli amperora da soli non dicono nulla sull'energia disponibile, perché dipendono dalla tensione del sistema: due batterie da 100 Ah possono contenere quattro volte l'energia l'una dell'altra.

Quanta energia si perde fra carica e scarica?

Il rendimento di andata e ritorno di un accumulo domestico si colloca fra l'85 e il 95 per cento secondo l'architettura: 90-95 per cento per un sistema accoppiato in corrente continua, 85-90 per cento per uno accoppiato in alternata, che converte due volte in più. Su 4,61 kWh utili significa che alla presa ne ritrovi circa 4,3.

Che cos'è il C-rate di una batteria?

È il rapporto fra la potenza erogabile e la capacità. A 1 C una batteria da 5 kWh eroga 5 kW e si svuota in un'ora, a 0,5 C eroga 2,5 kW e dura due ore. Gli accumuli domestici e da balcone lavorano quasi tutti fra 0,2 e 0,6 C: il Marstek Venus E 3.0 con 5,12 kWh e 2.500 W sta a 0,49 C, il WattCycle Pioneer Balcony con 10,24 kWh e gli stessi 2.500 W scende a 0,24 C.

Come si calcola quanto dura la batteria con i miei consumi?

Si divide la capacità utile per la potenza assorbita. Con 1,73 kWh utili e un carico di base di 200 W la batteria copre circa otto ore e mezza, cioè una notte. Con una lavatrice da 2.000 W in funzione la stessa energia dura poco più di cinquanta minuti. Il riferimento giusto per il calcolo è il carico medio delle ore che vuoi coprire.

La capacità di una batteria diminuisce nel tempo?

Sì, e i produttori lo dichiarano nella garanzia. La formula tipica è 6.000 cicli con almeno il 70 o l'80 per cento di capacità residua: significa che a fine garanzia una batteria da 5,12 kWh nominali ne conterrà fra 3,58 e 4,10. Su un impianto da balcone, che compie 150-250 cicli l'anno, il limite pratico arriva prima dall'invecchiamento del tempo che dal conteggio dei cicli.

Quale capacità serve per un impianto da balcone?

Fra 1,5 e 2 kWh utili nella grande maggioranza dei casi. Un kit da 800 W in una bella giornata manda verso il contatore fra 1 e 2 kWh di surplus, quindi una batteria di quella taglia si riempie e si svuota tutti i giorni buoni. Oltre i 2 kWh il modello di calcolo non trova più energia da immagazzinare: 3 e 5 kWh recuperano gli stessi kilowattora all'anno di una batteria da 2 e costano di più.

Il freddo riduce la capacità della batteria?

Riduce l'energia effettivamente disponibile e soprattutto la possibilità di caricare. Le celle al litio ferro fosfato non accettano carica sotto lo zero senza danneggiarsi, e per questo i modelli pensati per stare fuori integrano un riscaldamento: lo STORCUBE S1000 Pro dichiara così un funzionamento fino a -20 °C. Una batteria senza riscaldamento su un balcone del Nord Italia in gennaio smette semplicemente di accumulare.

Due batterie da 2 kWh equivalgono a una da 4 kWh?

In capacità sì, in comportamento quasi. I sistemi modulari come lo STORCUBE S1000 Pro o il Marstek B2500-D sommano i moduli e la capacità cresce in modo lineare, mentre la potenza di uscita resta spesso ferma al limite del convertitore. Quattro moduli che portano 4 kWh dietro un'uscita da 800 W allungano l'autonomia senza aumentare di un watt la potenza disponibile.

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