L’elettricista chiede lo schema unifilare, il distributore lo pretende come allegato e nella scatola del kit c’è un foglio pieno di simboli che sembrano usciti da un manuale di ingegneria. In realtà per un impianto da balcone quel disegno contiene sette elementi in fila, e capirli richiede meno tempo di quanto serva a montare le staffe.
Che cos’è uno schema unifilare
Il nome dice già il metodo. In uno schema unifilare ogni circuito viene disegnato con una linea sola, anche quando i conduttori reali sono due, tre o quattro. Il numero di conduttori si indica con un piccolo trattino obliquo sulla linea e una cifra accanto: un «2» sul lato corrente continua, un «3» sul cavo che porta fase, neutro e terra.
Il vantaggio è la leggibilità. Chi guarda il foglio vede in un colpo d’occhio la sequenza dei componenti e delle protezioni, senza perdersi nel groviglio dei fili. Per questo il distributore chiede proprio questo tipo di rappresentazione: gli interessa sapere che cosa c’è fra il generatore e la sua rete, e in che ordine.
Lo schema unifilare non è un disegno in scala e non descrive la disposizione fisica dei componenti. Il modulo può stare a otto metri dal quadro o a ottanta centimetri, sul foglio occupa lo stesso spazio.
Lo schema di un kit da balcone, pezzo per pezzo
Un impianto plug and play è il caso più semplice che esista, perché la catena è lineare e non ha diramazioni.

La lettura procede sempre nello stesso verso, dalla sorgente al punto di consegna. A sinistra i generatori, al centro la conversione, a destra le protezioni e il confine con la rete. Il percorso fisico della corrente, con i valori di tensione e corrente a ogni tappa, è raccontato nella guida su come funziona il fotovoltaico da balcone.
I simboli che ricorrono e cosa vogliono dire
Sei simboli coprono praticamente ogni schema di impianto da balcone.
| Simbolo | Cosa rappresenta | Dove sta |
|---|---|---|
| Rettangolo con diagonale e due frecce entranti | Generatore fotovoltaico | All’estrema sinistra, uno per modulo o per stringa |
| Blocco con i segni di continua e alternata separati da una diagonale | Inverter o microinverter | Subito dopo i generatori |
| Riquadro tratteggiato dentro l’inverter | Protezione e dispositivo di interfaccia | Interno all’inverter nei kit certificati |
| Rettangolo attraversato da una diagonale | Interruttore magnetotermico | Nel quadro, sul circuito dedicato |
| Rettangolo con cerchio e linea verticale | Interruttore differenziale | Nel quadro, a monte o a valle del magnetotermico |
| Cerchio con doppia freccia | Contatore bidirezionale | Al confine con la rete pubblica |
Accanto a ogni simbolo lo schema porta i dati che lo identificano: potenza di picco per i moduli, modello e potenza nominale per l’inverter, corrente nominale e curva per il magnetotermico, corrente differenziale per il differenziale.
Il lato in corrente continua
La parte a sinistra dell’inverter è la più corta e la meno problematica, perché in un kit da balcone arriva già cablata dal produttore.
I moduli si disegnano ognuno con il proprio simbolo, con la potenza in watt-picco accanto. Se i moduli sono collegati in serie a formare una stringa, la linea che li unisce è una sola e prosegue verso l’inverter. Nei kit più diffusi il microinverter ha invece due ingressi MPPT indipendenti, e in quel caso i moduli entrano su due linee separate, ognuna con il suo trattino e la cifra «2» dei conduttori.
Il collegamento fisico passa dai connettori a innesto, che nello schema unifilare compaiono al massimo come punti di sezionamento. Come sono fatti e perché il grado di protezione dipende dall’accoppiamento sta nella guida al connettore MC4.
Sul lato continua di un impianto da balcone non compaiono quadri, sezionatori separati o scaricatori di sovratensione. Le tensioni in gioco restano nell’ordine di poche decine di volt per modulo, e la funzione di sezionamento la assolvono i connettori stessi.
Il lato in corrente alternata
Qui la linea diventa una sola e attraversa tutto il resto dello schema.
Dal microinverter esce un cavo a tre conduttori, fase, neutro e conduttore di protezione, che termina in una spina. La spina e la presa si disegnano con i simboli normalizzati e segnano il punto in cui l’impianto di produzione consegna la corrente all’impianto utilizzatore della casa.
Questo punto merita attenzione perché è il confine di responsabilità. Tutto ciò che sta a monte della spina arriva dal produttore del kit, certificato e non modificabile. Tutto ciò che sta a valle appartiene all’impianto di casa e ricade sull’installatore che firma la dichiarazione di conformità. La scelta fra microinverter e inverter di stringa, con i rendimenti dichiarati dai costruttori, è trattata nella guida all’inverter fotovoltaico.
La protezione di interfaccia che non si vede
È l’elemento che manca in quasi tutti gli schemi improvvisati, e la sua assenza è uno dei motivi più frequenti di richiesta di integrazione.
La norma CEI 0-21 impone che un impianto connesso alla rete si stacchi automaticamente quando tensione o frequenza escono dai limiti previsti, per esempio durante un guasto o un’interruzione. La funzione si chiama protezione di interfaccia (SPI) e agisce su un dispositivo di interfaccia (DDI) che apre il circuito.
Nei microinverter certificati CEI 0-21 entrambe le funzioni sono integrate nell’apparecchio. Nello schema vanno quindi disegnate dentro il blocco dell’inverter, tipicamente come un riquadro tratteggiato, con il richiamo al certificato di conformità del costruttore e alle soglie impostate.
Questo spiega anche perché un impianto da balcone si spegne quando manca la corrente in casa. Senza rete a cui agganciarsi, la protezione di interfaccia apre il circuito e i moduli restano scollegati.
Il circuito dedicato e il quadro di casa
Qui lo schema smette di descrivere il kit e comincia a descrivere la casa, ed è la parte che nessun produttore può fornire già pronta.
L’articolo 551.7.2 della norma CEI 64-8 chiede che la presa a cui si collega il gruppo di generazione abbia un circuito proprio che parte dal quadro elettrico, corrente nominale fino a 16 A e identificazione a vista rispetto alle altre prese. La stessa norma esclude che il gruppo venga inserito in un circuito a valle di un interruttore che alimenta anche altri utilizzatori.
Nello schema questo si traduce in un ramo che parte dal quadro e arriva solo alla presa del fotovoltaico, con le sue protezioni: un interruttore magnetotermico con corrente nominale fino a 16 A e un interruttore differenziale con corrente differenziale nominale di 30 mA. Il quadro va indicato come tale, con il suo interruttore generale a monte.
Se l’impianto di casa non ha una linea libera, l’elettricista ne aggiunge una. È la voce di spesa più frequente di tutta l’operazione, e conviene chiederne il preventivo prima di ordinare il kit. Il quadro normativo completo, con tutte le fonti che si sovrappongono su un impianto da balcone, sta nella guida alla normativa del fotovoltaico da balcone.
Il contatore e il confine con la rete
L’ultimo tratto dello schema arriva al contatore e si ferma lì. Oltre quel punto c’è la rete pubblica, che nel disegno compare solo come simbolo di alimentazione.
Il contatore si disegna come bidirezionale, perché è così che il distributore lo riprogramma dopo aver ricevuto la Comunicazione Unica: due registri separati, uno per l’energia prelevata e uno per quella immessa. L’apparecchio resta quello già installato e l’intervento riguarda la sua configurazione.
Vale la pena ricordare che sotto gli 800 W il registro delle immissioni ha valore puramente documentale, perché la procedura semplificata non prevede alcun compenso per l’energia ceduta alla rete.
Quando lo schema serve davvero
La soglia che decide è quella dei 350 W, la potenza sotto cui la norma CEI 0-21 riconosce il vero sistema plug and play.
| Potenza dell’impianto | Schema unifilare | Altri documenti tecnici |
|---|---|---|
| Fino a 350 W | Non richiesto | Nessuno |
| Da 351 a 800 W | Richiesto e firmato | Dichiarazione di conformità, regolamento di esercizio |
| Oltre 800 W | Richiesto, procedura ordinaria | Modello Unico, tecnico abilitato, contratto di dispacciamento |
Praticamente tutti i kit venduti oggi montano microinverter da 600 o 800 W e ricadono quindi nella riga centrale. La sequenza completa della pratica, con i campi da compilare e i tempi del distributore, sta nella guida al Modello Unico e alla Comunicazione Unica.
Chi lo disegna e chi lo firma
Le due cose possono essere fatte da persone diverse, e in pratica succede spesso.
Disegnare lo schema non richiede alcuna abilitazione. Molti produttori forniscono un modello già predisposto sui componenti venduti, che copre tutta la parte fino alla spina. Chi ha dimestichezza può completarlo con la parte di casa.
Firmare lo schema richiede l’impresa installatrice abilitata, iscritta al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane con i requisiti della lettera A del DM 37/2008 e con un responsabile tecnico nominato. Il motivo è che lo schema è allegato obbligatorio della dichiarazione di conformità, e la responsabilità viaggia insieme. Il percorso completo del documento, con i tre requisiti dell’impresa e le due firme richieste, sta nella guida alla dichiarazione di conformità.
La conseguenza pratica è che l’elettricista viene comunque a vedere l’impianto. Il suo lavoro consiste nel verificare la presa dedicata, misurare la continuità del conduttore di protezione, controllare i dati dichiarati e firmare. Con lo schema del produttore già in mano, l’intervento si riduce sensibilmente.
Gli errori che fanno tornare indietro la pratica
Quattro sono responsabili della grande maggioranza delle richieste di integrazione.
La potenza dichiarata che non torna. Nel modulo ARERA va indicata la potenza dell’impianto secondo la CEI 0-21, cioè il valore minore fra potenza dell’inverter e somma delle potenze dei moduli. Chi scrive 880 W leggendo l’etichetta dei pannelli, con un microinverter da 800 W, crea una discrepanza fra modulo e schema.
La protezione di interfaccia assente. Se lo schema disegna l’inverter come una scatola muta, senza richiamo a SPI e DDI né al certificato di conformità, manca l’informazione che al distributore interessa di più.
Il circuito dedicato non rappresentato. Uno schema che collega la spina a una presa generica, senza mostrare il ramo che parte dal quadro con le sue protezioni, lascia aperta la questione dell’articolo 551.7.2.
La firma mancante o non qualificata. Un disegno corretto ma senza firma di un soggetto abilitato non chiude la pratica.
Se il kit ha una batteria
L’accumulo aggiunge un blocco allo schema, e la posizione dipende dal tipo di sistema.
Una batteria collegata sul lato corrente continua, fra moduli e microinverter, compare prima della conversione, con il proprio regolatore di carica. È la soluzione dei sistemi all-in-one pensati per il balcone, dove la batteria intercetta l’energia prima che diventi corrente alternata.
Una batteria con inverter proprio sul lato alternata compare invece come un secondo blocco di conversione collegato alla stessa linea. In questa configurazione la somma delle potenze immettibili va confrontata con la soglia degli 800 W, perché due apparecchi che immettono sullo stesso punto si sommano.
In entrambi i casi lo schema deve mostrare capacità e potenza della batteria e i suoi dispositivi di protezione. Quale delle due architetture convenga, con i numeri di resa e i costi, sta nella guida al fotovoltaico da balcone con accumulo.
Il verdetto
Lo schema unifilare di un impianto da balcone è un foglio con sette elementi in fila, e la sua funzione è dire al distributore che fra i tuoi moduli e la sua rete c’è tutto quello che deve esserci.
Due parti meritano il tuo controllo prima di consegnarlo. La protezione di interfaccia deve comparire dentro il blocco dell’inverter, con il richiamo al certificato CEI 0-21. Il circuito dedicato della presa deve essere disegnato per intero, dal quadro alla spina, con magnetotermico e differenziale.
Il resto lo porta il produttore nella scatola e l’elettricista con la sua firma. Chi vuole arrivare preparato all’appuntamento può leggere prima la guida all’installazione, che elenca le verifiche da fare sul posto e i punti su cui l’installatore chiederà conto.
Domande frequenti
Che cos'è lo schema unifilare di un impianto fotovoltaico?
È un disegno che rappresenta l'impianto con una sola linea per ogni circuito, indipendentemente da quanti conduttori lo compongono. Il numero di conduttori si segnala con un trattino obliquo sulla linea e una cifra accanto. Serve a mostrare la sequenza dei componenti e delle protezioni dai moduli fino al punto di consegna, senza entrare nel dettaglio del cablaggio reale.
Serve lo schema unifilare per un kit da balcone?
Dipende dalla potenza. Fino a 350 W la Comunicazione Unica si presenta con il solo modulo ARERA e un documento d'identità. Da 351 a 800 W, la fascia in cui rientrano quasi tutti i kit in commercio, servono anche lo schema unifilare, la dichiarazione di conformità dell'impianto e il regolamento di esercizio dell'allegato G-bis alla norma CEI 0-21.
Chi può firmare lo schema unifilare?
L'impresa installatrice abilitata secondo il DM 37/2008, la stessa che rilascia la dichiarazione di conformità, di cui lo schema è allegato obbligatorio. Le firme sul documento sono due, quella del titolare o legale rappresentante e quella del responsabile tecnico. Un disegno privo della firma dell'impresa abilitata non ha valore per la pratica.
Posso disegnare da solo lo schema del mio impianto?
Puoi prepararlo, e molti lo fanno partendo dal modello fornito nella confezione del kit. Quello che conta per il distributore è la firma di chi si assume la responsabilità della conformità, che resta l'impresa installatrice abilitata. In pratica l'elettricista verifica l'impianto, corregge il disegno dove serve e lo firma insieme alla dichiarazione di conformità.
Che differenza c'è fra schema unifilare e multifilare?
Lo schema unifilare riassume in una linea tutti i conduttori di un circuito e mostra la logica dell'impianto. Il multifilare disegna ogni conduttore separatamente e serve a chi deve cablare fisicamente il quadro. Per la Comunicazione Unica di un impianto sotto gli 800 W è sufficiente l'unifilare.
Cosa deve contenere lo schema di un impianto plug and play?
I generatori fotovoltaici con la loro potenza di picco, l'inverter con potenza e modello, l'indicazione del dispositivo e della protezione di interfaccia, il punto di connessione all'impianto utilizzatore con le sue protezioni, e il contatore verso la rete. La delibera ARERA 315/2020 parla di evidenza dei generatori, degli eventuali inverter, dei dispositivi generali e di sezionamento e delle modalità di connessione secondo le norme CEI applicabili.
Dove trovo lo schema del kit che ho comprato?
Molti produttori lo includono nella confezione o lo pubblicano nell'area di supporto del sito, già impostato sui modelli venduti. Vale come base di partenza e va comunque adattato al tuo impianto, perché la parte a valle della spina, cioè circuito dedicato e protezioni del quadro, dipende dalla casa e non dal kit.
Lo schema cambia se aggiungo una batteria?
Sì, e cambia in modo diverso a seconda del tipo di accumulo. Una batteria collegata sul lato corrente continua compare fra i moduli e il microinverter, con il proprio regolatore. Una batteria con inverter proprio collegata sul lato alternata compare come un secondo blocco di conversione, e in quel caso va verificata la somma delle potenze rispetto alla soglia degli 800 W.
Cosa succede se lo schema è sbagliato?
Il distributore chiede un'integrazione e la pratica resta sospesa finché non arriva il documento corretto. I motivi più frequenti sono la potenza dichiarata che non corrisponde ai componenti disegnati, l'assenza di un riferimento alla protezione di interfaccia e la mancanza del circuito dedicato per la presa.