I primi impianti fotovoltaici italiani di massa hanno superato i quindici anni, e i moduli installati nella stagione del Conto Energia stanno arrivando in fondo alla loro vita utile. Chi deve dismetterne uno scopre che le regole cambiano radicalmente sopra e sotto una soglia di potenza, e che sugli impianti incentivati c’è una somma di denaro in gioco.
Per la legge italiana un pannello è un rifiuto elettronico
Il riferimento normativo è il decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49, che recepisce la direttiva europea 2012/19/UE e classifica i moduli fotovoltaici come apparecchiature elettriche ed elettroniche. A fine vita diventano quindi RAEE, con tutti gli obblighi che questa categoria porta con sé: raccolta separata, canali autorizzati, tracciabilità documentale.
La conseguenza pratica è netta. Un modulo non può finire in discarica, nel cassone degli inerti del cantiere o abbandonato dietro casa. Deve entrare in una filiera che lo mette in sicurezza, lo smonta e ne recupera i materiali.
Il decreto stabilisce anche chi sostiene il costo di questa filiera, con uno spartiacque temporale preciso: per i pannelli immessi sul mercato dal 13 agosto 2012 l’onere finanziario della gestione a fine vita è a carico dei produttori, cioè di chi li ha messi in commercio, a prescindere dall’origine domestica o professionale. Per i moduli più vecchi l’onere resta in capo al detentore.
È il principio della responsabilità estesa del produttore, lo stesso che regola frigoriferi e televisori, e spiega perché per un privato il conferimento sia gratuito: il costo è già stato pagato a monte, nel prezzo di acquisto.
La soglia dei 10 kW divide due mondi
Il D.Lgs. 49/2014 distingue i RAEE fotovoltaici in base alla potenza nominale dell’impianto da cui provengono, e le due categorie seguono percorsi completamente diversi.
| RAEE domestici | RAEE professionali | |
|---|---|---|
| Potenza dell’impianto | sotto i 10 kW | da 10 kW in su |
| Canale di conferimento | centro di raccolta comunale | impianto di trattamento autorizzato |
| Chi può trasportare | il privato o l’installatore | trasportatore iscritto all’Albo gestori ambientali |
| Documentazione | dichiarazione di avvenuta consegna | dichiarazione + formulario di identificazione rifiuto |
| Costo per il detentore | conferimento gratuito | a carico del detentore, salvo accordi |
Per un impianto domestico il percorso è quindi alla portata di chiunque: il privato cittadino o il suo installatore possono caricare i moduli e portarli direttamente all’isola ecologica di riferimento. I centri che accettano i pannelli sono individuabili attraverso il sito del Centro di Coordinamento RAEE, e vale la pena una telefonata preventiva, perché non tutti i centri trattano la categoria 4 in cui i moduli rientrano.
Sopra i 10 kW la faccenda diventa un’operazione da azienda. Serve un trasportatore iscritto all’Albo, il formulario di identificazione del rifiuto che segue il carico dalla partenza all’arrivo e un impianto di trattamento autorizzato come destinazione finale.
La quota trattenuta dal GSE sugli impianti incentivati
Chi ha un impianto incentivato in Conto Energia ha un adempimento in più e, insieme, del denaro da recuperare. La ragione sta nelle date: il Conto Energia si è chiuso nel 2013, quindi buona parte di quei moduli è stata immessa sul mercato prima dello spartiacque del 13 agosto 2012 e la responsabilità del produttore non li copre. La garanzia finanziaria serve proprio a coprire quel vuoto.
Il GSE trattiene 20 € per ogni modulo come garanzia finanziaria sul corretto smaltimento. L’importo è stabilito dal decreto Energia convertito con la legge del 2 febbraio 2024, e vale per tutte le tipologie di impianto, domestiche e professionali. La tempistica cambia con la taglia:
- impianti domestici sotto i 10 kW: trattenuta una tantum, al quindicesimo anno di incentivo
- impianti professionali da 10 kW in su: trattenuta annuale a partire dall’undicesimo anno, per dieci anni
La somma non è persa. Viene restituita al Soggetto Responsabile una volta dimostrato il corretto smaltimento, anche quando questo avviene dopo la fine del periodo di incentivazione. La dimostrazione passa dal portale SIAD del GSE, dove si carica la dichiarazione di avvenuta consegna firmata dall’impianto o dal centro che ha ricevuto i moduli.
Esiste un’alternativa che dimezza l’esborso: aderire a un sistema collettivo iscritto al Registro nazionale dei produttori. In quel caso il valore di garanzia da versare è di 10 € per modulo, secondo il decreto Materie prime critiche convertito con la legge dell’8 agosto 2024, e il sistema collettivo si fa carico della gestione a fine vita. L’adesione si comunica attraverso il questionario dedicato sulla piattaforma SIAD in due finestre annuali, che dal 2026 cadono dal 1° febbraio al 31 marzo e dal 1° giugno al 31 luglio.
Le regole operative di dettaglio stanno nelle Istruzioni operative aggiornate, approvate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica con il decreto direttoriale n. 45 del 12 marzo 2025 e pubblicate dal GSE il giorno seguente. La legge 41 del 2023 ha aggiunto la possibilità di rateizzare in cinque anni l’importo dovuto al sistema collettivo. Chi ha un impianto in Conto Energia trova gli estremi della propria posizione nell’area riservata, un percorso che abbiamo descritto nella guida al portale GSE.
Come si conferisce un modulo, passo per passo
Per un impianto domestico la sequenza è breve e conviene rispettarne l’ordine, perché la documentazione va raccolta mentre si lavora.
- Annota potenza dell’impianto e matricole dei moduli. Le matricole servono al GSE per collegare i pannelli smaltiti al tuo impianto incentivato.
- Verifica se l’impianto è incentivato, controllando la posizione nell’area clienti GSE. Da questo dipende l’esistenza della quota da recuperare.
- Contatta il centro di raccolta e chiedi conferma che accetti moduli fotovoltaici e quanti ne accetta per conferimento.
- Fai smontare i pannelli da personale competente. Un modulo esposto alla luce resta in tensione anche scollegato dall’inverter, e i moduli in serie sviluppano tensioni continue pericolose.
- Fatti rilasciare la dichiarazione di avvenuta consegna al momento del conferimento, con data, quantità e destinazione.
- Trasmetti la documentazione al GSE attraverso SIAD, se l’impianto è incentivato.
Il quarto punto merita attenzione, perché è quello dove i fai da te si fanno male. Un pannello illuminato produce tensione in ogni istante, non ha un interruttore e non si spegne: la messa in sicurezza si fa coprendo i moduli o lavorando prima dell’alba, e in ogni caso con la stringa aperta a monte. Il funzionamento della catena elettrica di un impianto lo abbiamo spiegato nella guida su come funziona un pannello solare.
Quanto costa davvero
Il conferimento come RAEE domestico è gratuito. Le voci che restano in capo al proprietario sono lo smontaggio, la movimentazione e il trasporto, e sono quelle che generano il conto.
| Voce | Ordine di grandezza |
|---|---|
| Conferimento al centro di raccolta (domestico) | gratuito |
| Costo pieno per pannello, con logistica | 10-80 € |
| Costo per chilogrammo | 0,20-3,00 €/kg |
| Impianto da 10 kWp, circa 25 moduli | intorno ai 500 €, con estremi fra 300 e 1.000 € |
La forbice è ampia perché la logistica pesa dal 30 % al 60 % del totale: contano la distanza dall’impianto di trattamento, l’accessibilità del tetto e il numero di moduli, dato che un carico pieno costa poco più di un carico parziale.
Per un kit da balcone il conto si semplifica: due moduli entrano in un’auto, e il costo è il tempo di portarli all’isola ecologica.
Cosa succede dentro un impianto di riciclo
Il pannello arrivato a fine vita è in gran parte vetro, e questa è la ragione dell’alta percentuale di recupero.

Il trattamento segue quattro fasi. La rimozione della cornice in alluminio e della scatola di giunzione, che si recuperano interi e vanno alle rispettive filiere. La separazione del vetro dal sandwich di celle e incapsulante, ottenuta per via meccanica o termica. Il trattamento del laminato, dove l’incapsulante in EVA viene rimosso e le celle liberate. Il recupero dei metalli, che estrae rame, argento e silicio dalle celle.
Il risultato dichiarato dalla filiera è un recupero fra il 95 % e il 98 % del peso del modulo, con i valori più alti sui pannelli di ultima generazione. In termini assoluti, da un modulo standard escono circa 15 kg di vetro, quasi 3 kg di alluminio, poco più di un chilo di silicio destinato all’industria metallurgica e piccole quantità di rame e argento.
L’argento è la voce economicamente interessante nonostante la quantità minima: è il metallo dei contatti frontali delle celle, e il suo valore unitario giustifica processi di estrazione dedicati. Il silicio recuperato, invece, raramente torna a fare celle solari, perché la purezza richiesta dall’industria fotovoltaica è più alta di quella che il riciclo restituisce.
Il volume che sta arrivando
Il fine vita del fotovoltaico è un tema recente per una ragione semplice: i pannelli durano a lungo. Le stime di degrado li vedono ancora funzionanti al 20° e 25° anno, come abbiamo raccontato nella guida su quanto durano i pannelli solari.
Il risultato è che la curva dei rifiuti fotovoltaici italiani sta appena iniziando a salire. Secondo le elaborazioni di Italia Solare, si passa da circa 100 tonnellate nel 2015 a oltre un milione di tonnellate dopo il 2040, seguendo con vent’anni di ritardo la curva delle installazioni del Conto Energia.
Questo spiega perché la normativa si sia mossa proprio adesso, con l’aggiornamento delle istruzioni operative del 2025 e il rafforzamento delle garanzie finanziarie: il sistema si sta attrezzando prima che l’onda arrivi, e le regole che oggi sembrano un adempimento burocratico servono a garantire che fra dieci anni ci sia chi paga il trattamento.
I pannelli da balcone: una situazione semplice
Chi arriva a questa guida partendo da un kit plug and play trova il caso più lineare di tutti.
I moduli di un impianto da balcone appartengono di diritto ai RAEE domestici, dato che la potenza sta ampiamente sotto i 10 kW. Il conferimento al centro di raccolta comunale è gratuito e non richiede nessuna documentazione particolare.
Esiste anche una seconda strada, spesso più comoda: il ritiro uno contro uno. Acquistando un modulo nuovo, il distributore è tenuto a ritirare gratuitamente quello vecchio di tipo equivalente. È la stessa regola che vale per lavatrici e televisori, e si applica sia nel negozio fisico sia negli acquisti online, dove il ritiro va richiesto al momento dell’ordine.
Sul fronte GSE, un kit da balcone non ha nessuna quota trattenuta da recuperare, perché la trattenuta riguarda gli impianti incentivati in Conto Energia e i sistemi plug and play seguono la procedura semplificata della delibera ARERA 315/2020, senza incentivi in conto energia. Le regole autorizzative di quel percorso stanno nella guida al modello unico e alla comunicazione.
Un’ultima nota sui componenti diversi dal pannello. Il microinverter è a sua volta un RAEE e segue lo stesso canale. Un eventuale accumulo va invece conferito come rifiuto di pila o accumulatore, categoria con una filiera dedicata; le batterie al litio in particolare richiedono attenzione perché una cella danneggiata può innescare, e il centro di raccolta ha contenitori specifici.
Cosa non fare
Le sanzioni per la gestione irregolare dei RAEE seguono il Codice dell’ambiente e arrivano dalle sanzioni amministrative fino a quelle penali nei casi più gravi, con l’obbligo di ripristino ambientale a carico del responsabile.
Tre errori ricorrenti valgono la pena di essere nominati.
Il pannello lasciato in cantina per anni. Non è un reato in sé, e diventa un problema quando il modulo si rompe: il vetro frantumato libera frammenti di celle e l’insieme perde la classificazione di RAEE integro, complicando il conferimento.
Il modulo rivenduto come funzionante. Vendere pannelli usati è legittimo, a condizione che funzionino davvero e che la cessione sia tracciata. Un modulo ceduto come prodotto e poi abbandonato da chi lo ha comprato può tornare indietro come responsabilità.
Lo smaltimento senza documenti su un impianto incentivato. È l’errore più costoso: senza la dichiarazione di avvenuta consegna trasmessa al GSE, la quota trattenuta non viene restituita, anche se lo smaltimento è avvenuto correttamente.
Il verdetto
Per un impianto domestico lo smaltimento di un pannello fotovoltaico è un’operazione gratuita e amministrativamente leggera: si smonta in sicurezza, si porta al centro di raccolta comunale e si conserva la ricevuta.
Le tre cose da ricordare. La soglia dei 10 kW decide tutto il percorso, e sotto quel valore il privato può gestire il conferimento da solo. Sugli impianti in Conto Energia ci sono 20 € per modulo da riprendersi, con una documentazione da caricare su SIAD che va raccolta già durante lo smaltimento. E la responsabilità del produttore copre i moduli immessi sul mercato dal 13 agosto 2012, che sono ormai la quasi totalità di quelli in circolazione.
Per un kit da balcone la risposta sta in una riga: due moduli in auto, isola ecologica comunale, gratis. Ed è un buon argomento da tenere presente già in fase di acquisto, perché la filiera di recupero del 95 % dei materiali è parte del bilancio ambientale complessivo di un impianto, tema che entra nel calcolo di convenienza del fotovoltaico da balcone.
Domande frequenti
Come si smaltisce un pannello fotovoltaico?
I moduli sono rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche ai sensi del D.Lgs. 49/2014 e vanno conferiti in un canale autorizzato. Per gli impianti sotto i 10 kW il canale è il centro di raccolta comunale, dove il conferimento è gratuito perché il costo di gestione è a carico del produttore. Sopra i 10 kW il modulo diventa RAEE professionale e serve un impianto di trattamento autorizzato con formulario di identificazione del rifiuto.
Quanto costa smaltire i pannelli fotovoltaici?
Il conferimento in sé è gratuito per i RAEE domestici. Restano a carico del proprietario lo smontaggio, la movimentazione e il trasporto, voci che nelle stime di settore valgono fra 10 e 80 € a pannello, con la logistica che pesa dal 30 % al 60 % del totale. Per un impianto da 10 kWp, circa 25 moduli, si parla di un ordine di grandezza intorno ai 500 €.
Un pannello fotovoltaico si può buttare nell'indifferenziato?
No. Il modulo contiene metalli e componenti elettronici e il suo abbandono o smaltimento irregolare comporta sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, penali, oltre all'obbligo di ripristino ambientale. Anche un singolo pannello rotto di un kit da balcone va portato al centro di raccolta comunale.
Quanto trattiene il GSE per lo smaltimento?
Per gli impianti incentivati in Conto Energia il GSE trattiene 20 € per ogni modulo come garanzia. Sugli impianti domestici sotto i 10 kW la trattenuta è una tantum al quindicesimo anno, su quelli professionali si applica dall'undicesimo anno per dieci anni. La somma viene restituita al Soggetto Responsabile dopo la dimostrazione del corretto smaltimento.
Cosa cambia aderendo a un sistema collettivo?
Il valore di garanzia da versare a un sistema collettivo iscritto al Registro nazionale è di 10 € per modulo, la metà della quota trattenuta dal GSE. L'adesione si comunica attraverso il portale SIAD in due finestre annuali, che dal 2026 vanno dal 1° febbraio al 31 marzo e dal 1° giugno al 31 luglio.
Chi paga lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici?
Dipende dalla data di immissione sul mercato. Per i moduli immessi dal 13 agosto 2012 l'onere finanziario della gestione a fine vita è a carico dei produttori, a prescindere dall'origine domestica o professionale. Per i moduli più vecchi l'onere resta in capo al detentore.
Quanto si recupera da un pannello fotovoltaico?
Fra il 95 % e il 98 % del peso, secondo la generazione del modulo. Da un modulo standard da 21 kg si recuperano circa 15 kg di vetro, quasi 3 kg di alluminio della cornice, poco più di un chilo di silicio destinato all'industria metallurgica e piccole quantità di rame e argento dai contatti.
Cosa devo fare con i pannelli di un kit da balcone a fine vita?
Trattarli come qualsiasi RAEE domestico. Il conferimento al centro di raccolta comunale è gratuito, e in alternativa vale il ritiro uno contro uno: acquistando un modulo nuovo, il distributore è tenuto a ritirare il vecchio senza costi. Un kit plug and play non è incentivato in Conto Energia, quindi non c'è nessuna quota trattenuta dal GSE da recuperare.