Un terrazzo cambia il problema. Sulla ringhiera l’inclinazione la decide il parapetto, qui la scegli tu, e con lei cambia tutto il resto: la produzione, il vento che il pannello prende, il peso che serve per tenerlo fermo e lo spazio che occupa. Questa guida mette in fila i numeri di quelle quattro cose.
Che cosa cambia rispetto alla ringhiera
Un impianto da balcone e uno da terrazzo condividono i componenti e si separano su quattro punti, tutti conseguenza della superficie orizzontale.
L’inclinazione diventa una scelta. Sul parapetto il modulo sta verticale perché lì lo tiene la ringhiera. Su un pavimento piano puoi orientarlo all’angolo che rende di più, ed è il vantaggio che pesa di più sul risultato finale.
Il vento diventa il vincolo principale. Un modulo appoggiato e inclinato si comporta come un’ala: il vento che scorre sopra genera una forza di sollevamento, e nessuna ringhiera lo trattiene. Il peso che aggiungi serve esattamente a questo.
L’impermeabilizzazione entra nel progetto. Sotto le piastrelle del terrazzo corre una guaina che tiene l’acqua fuori dall’appartamento sottostante. Ogni foro la attraversa, e il conto di un errore qui supera di molto quello dell’impianto.
Lo spazio si misura in due direzioni. Sulla ringhiera conta la lunghezza del parapetto. Sul terrazzo conta anche la profondità, perché una fila di moduli inclinati proietta un’ombra sulla fila dietro.
Quanto produce un impianto da terrazzo
I valori che seguono vengono da PVGIS, la banca dati di irraggiamento della Commissione europea, calcolati su 880 Wp (due moduli da 440 Wp) con perdite di sistema del 14 per cento.
| Configurazione | Milano | Roma | Palermo |
|---|---|---|---|
| verticale a sud (ringhiera) | 803 kWh | 879 kWh | 827 kWh |
| appoggiato in piano, 0° | 980 kWh | 1.106 kWh | 1.178 kWh |
| inclinato 15° a sud | 1.101 kWh | 1.238 kWh | 1.290 kWh |
| inclinato 30° a sud | 1.164 kWh | 1.304 kWh | 1.335 kWh |
| inclinato 45° a sud | 1.165 kWh | 1.302 kWh | 1.312 kWh |
| inclinato 30° a sud-est | 1.074 kWh | 1.236 kWh | 1.276 kWh |
| inclinato 30° a est | 898 kWh | 1.053 kWh | 1.112 kWh |
| inclinato 30° a ovest | 943 kWh | 1.037 kWh | 1.099 kWh |
Il salto rispetto alla ringhiera è netto: il 45 per cento in più a Milano, il 48 a Roma, il 61 a Palermo. Vale la pena notare anche la riga dei moduli semplicemente appoggiati in piano, che senza alcuna struttura inclinata rendono già più di un montaggio verticale.
Qui arriva però la parte che i cataloghi omettono. La produzione in più non si traduce in risparmio nella stessa proporzione, perché il momento in cui arriva conta quanto la quantità. Un impianto inclinato concentra l’energia nelle ore centrali dell’estate, quando in casa il consumo è basso, e la parte eccedente esce verso il contatore senza compenso.
| Ringhiera verticale | Terrazzo a 30° | |
|---|---|---|
| Produzione annua | 879 kWh | 1.304 kWh |
| Quota consumata sul momento | 70 % | 54 % |
| Energia utile in casa | 615 kWh | 705 kWh |
| Risparmio in bolletta a 0,25 €/kWh | 154 € | 176 € |
Il conto è questo: la resa lorda cresce del 48 per cento, il risparmio effettivo del 14. La logica dietro questi due indici sta nella guida all’autoconsumo fotovoltaico. Il terrazzo resta comunque la scelta migliore, e dà il meglio di sé abbinato a un accumulo: con 2 kWh di batteria il risparmio annuo passa da 176 a 281 euro, contro i 213 della stessa batteria su una ringhiera. Le taglie sensate e i conti relativi stanno nella guida al fotovoltaico da balcone con accumulo.
L’inclinazione giusta, e cosa succede a est e a ovest
L’ottimo teorico alla latitudine italiana sta fra i 30 e i 35 gradi, e la tabella mostra una cosa utile: l’ottimo è piatto. Fra 30 e 45 gradi a Roma ballano due kilowattora l’anno, meno dello 0,2 per cento. Anche a 15 gradi si resta entro il 5 per cento dal massimo.
Questa piattezza è una buona notizia pratica, perché lascia scegliere l’angolo su criteri diversi dalla produzione:
- angoli bassi, fra 10 e 20 gradi: meno superficie esposta al vento, quindi meno zavorra; ombra più corta, quindi più moduli nello stesso spazio; profilo più discreto verso l’esterno;
- angoli alti, fra 30 e 40 gradi: più resa nei mesi invernali, quando il sole sta basso; pioggia che scivola meglio e porta via il pulviscolo, con meno interventi di pulizia dei pannelli.
Sull’orientamento il margine è più stretto. A Roma, ruotando di 45 gradi verso sud-est si perde il 5 per cento, ruotando fino a est o a ovest si perde intorno al 20. Restano numeri superiori a quelli di una ringhiera verticale a sud, quindi anche un terrazzo mal orientato conviene.
Una configurazione merita una nota a parte: est-ovest a schiena d’asino, con due file inclinate in direzioni opposte. Perde qualche punto sul totale annuo e allarga la produzione su mattina e pomeriggio, con un picco di mezzogiorno più basso. Su un impianto da balcone, dove il surplus resta senza compenso, quella distribuzione più larga alza la quota che riesci a consumare sul momento.
Quanto spazio serve fra una fila e l’altra
Se sul tuo terrazzo pensi di mettere più di una fila, questo è il numero da controllare prima di comprare qualsiasi cosa.

Il calcolo è geometria elementare. A mezzogiorno del 21 dicembre il sole si alza sull’orizzonte di 90 gradi meno la latitudine meno 23,44, cioè 24,7 gradi a Roma. Un modulo da 1,762 m inclinato a 30 gradi porta il bordo superiore a 0,88 m e occupa 1,53 m in pianta. L’ombra che proietta misura 0,88 diviso la tangente di 24,7 gradi, cioè 1,92 m. Sommando ingombro e ombra si ottiene il passo.
| Città | Sole a mezzogiorno del 21 dicembre | Ombra proiettata | Passo fra le file |
|---|---|---|---|
| Milano | 21,1° | 2,28 m | 3,81 m |
| Roma | 24,7° | 1,92 m | 3,44 m |
| Palermo | 28,4° | 1,63 m | 3,15 m |
Il terrazzo di un appartamento italiano misura raramente più di quattro metri di profondità, e la conseguenza è immediata: quasi sempre entra una sola fila. Chi ha spazio per due deve mettere in conto quasi sette metri di profondità.
Due modi esistono per aggirare il vincolo. Abbassare l’inclinazione, perché a 15 gradi l’ombra si riduce a 0,90 m e il passo scende a 2,6 metri a Roma. Oppure accettare un po’ di ombra nelle settimane intorno al solstizio, che sono anche quelle in cui l’impianto produce meno: una scelta ragionevole se lo spazio manca.
La zavorra: quanto peso serve per tenere fermi i moduli
Un pannello inclinato appoggiato su un pavimento resta fermo per un solo motivo: pesa abbastanza da vincere il vento che cerca di sollevarlo.
I supporti in commercio danno la misura del problema. I sistemi zavorrati in calcestruzzo per un singolo modulo pesano 30 kg a 0 gradi, circa 60 kg fra 10 e 20 gradi e 58 kg a 30 gradi secondo le schede dei produttori italiani. Sulla superficie occupata questo corrisponde al valore di riferimento del settore, 15-25 kg per metro quadro di carico medio dell’impianto zavorrato.
La quantità corretta non è un numero universale, e dipende da tre fattori:
- la zona di vento in cui si trova l’edificio, che le NTC 2018 dividono in nove aree con velocità di riferimento diverse;
- l’altezza della copertura dal suolo, perché il vento cresce con la quota;
- l’inclinazione dei moduli, perché la superficie esposta cresce con l’angolo.
Un dettaglio che sfugge spesso: i bordi e gli angoli del terrazzo sono le zone peggiori. Lì il flusso d’aria si stacca dallo spigolo dell’edificio e genera depressioni molto superiori a quelle della zona centrale. Chi progetta impianti su tetto piano tiene i moduli arretrati di almeno un metro dal parapetto, e sui terrazzi vale lo stesso principio.
Sul peso complessivo la preoccupazione è di solito eccessiva. Due moduli da 21 kg con i rispettivi supporti da 58 kg fanno 158 kg su circa quattro metri quadri, cioè meno di 40 kg per metro quadro. Le NTC 2018 assegnano ai solai residenziali un carico variabile di progetto di 2,00 kN/m², circa 200 kg per metro quadro, e le coperture praticabili seguono la categoria dell’ambiente che servono. I casi da far guardare a un tecnico restano tre: solai antichi in legno o putrelle, terrazzi già caricati con fioriere e pavimentazioni sopraelevate, zavorre concentrate su pochi punti di appoggio.
La guaina impermeabilizzante, il punto da non forare
Sotto le piastrelle del terrazzo c’è un manto impermeabile che protegge l’appartamento sottostante. Rifarlo costa migliaia di euro e comporta la rimozione della pavimentazione, quindi la regola pratica è una sola: l’impianto si appoggia e resta appoggiato.
I sistemi zavorrati nascono per questo e risolvono il problema in partenza. Restano tre accorgimenti da rispettare in fase di posa:
I tappetini di protezione. Fra la zavorra e il pavimento va uno strato di gomma o neoprene, che distribuisce il carico ed evita che il calcestruzzo lavori direttamente sulla guaina o sulle piastrelle. I kit seri li includono.
Il deflusso dell’acqua. I supporti non devono ostruire le pendenze e i pozzetti di scarico. Una zavorra piazzata su una linea di deflusso crea un ristagno, e i ristagni sono il primo nemico di un manto impermeabile.
Lo spazio per la manutenzione. Lasciare venti o trenta centimetri liberi intorno ai supporti permette di pulire, ispezionare e intervenire senza smontare l’impianto.
Sui terrazzi con pavimento galleggiante su piedini vale una verifica in più: quelle piastrelle sono progettate per un carico distribuito, e una zavorra da 58 kg appoggiata su una sola lastra può eccedere la portata del singolo appoggio. La soluzione consueta è una piastra di ripartizione sotto il supporto.
Di chi è il terrazzo e cosa può dire il condominio
La risposta cambia a seconda di come il terrazzo è classificato nell’atto di proprietà, e conviene guardarlo prima di ordinare.
Il terrazzo a livello, cioè quello che si affaccia dal tuo appartamento e vi si accede solo da lì, è di proprietà esclusiva o di uso esclusivo tuo. Ci monti l’impianto come faresti su un balcone.
Il lastrico solare è la copertura piana dell’edificio, che il codice civile elenca fra le parti comuni all’articolo 1117, anche quando qualcuno ne ha l’uso esclusivo. Qui interviene l’articolo 1122-bis, che consente al singolo condomino di installare impianti a fonti rinnovabili al servizio della propria unità sul lastrico solare e sulle altre superfici comuni idonee. L’assemblea non ha potere di veto. Con la maggioranza prevista dall’articolo 1136 quinto comma può prescrivere modalità alternative di esecuzione o chiedere garanzie per la stabilità, la sicurezza e il decoro dell’edificio, e deve ripartire l’uso delle superfici comuni se più condomini le richiedono.
Chi tocca parti comuni deve avvisare l’amministratore indicando contenuto e modalità dell’intervento. Il quadro completo delle maggioranze e delle obiezioni possibili sta nella guida al fotovoltaico da balcone in condominio, mentre l’impianto condominiale vero e proprio, quello che serve più unità, segue regole diverse spiegate nella guida all’impianto fotovoltaico in condominio.
Una nota sulle spese: l’articolo 1126 del codice civile ripartisce i costi di riparazione del lastrico solare fra chi ne ha l’uso esclusivo, per un terzo, e i proprietari delle unità sottostanti per il resto. Un danno alla guaina causato dal tuo impianto resta però a tuo carico, ed è un motivo in più per la posa senza forature.
Permessi e comunicazioni
Il percorso burocratico è lo stesso di un impianto da balcone e si chiude in due passaggi.
Sul fronte edilizio non serve nulla. Un impianto fotovoltaico fino a 800 W su un edificio rientra nell’attività di edilizia libera: niente CILA, niente SCIA, niente permesso di costruire. L’unica eccezione riguarda le zone soggette a vincolo paesaggistico o gli immobili vincolati, dove l’installazione richiede l’autorizzazione della Soprintendenza. Il dettaglio dei quattro interlocutori possibili sta nella guida ai permessi per il fotovoltaico da balcone.
Sul fronte elettrico serve la Comunicazione Unica. È il modulo previsto dalla delibera ARERA 315/2020/R/eel, gratuito, da inviare al distributore locale entro la messa in esercizio. Il distributore ha cinque giorni lavorativi per verificarla, censire l’impianto in GAUDÌ e rilasciare il codice CENSIMP. Sopra i 350 W di potenza vanno allegati la dichiarazione di conformità e lo schema unifilare.
La soglia che conta resta quella dell’inverter. Se il terrazzo ti tenta a mettere quattro o sei moduli e a superare gli 800 W di uscita, l’impianto passa all’iter ordinario con Modello Unico ed elettricista abilitato: cosa cambia esattamente sta nella guida al fotovoltaico da balcone da 1 kW.
Quanto costa un impianto da terrazzo
Il conto si compone di due voci, e la seconda è quella che distingue il terrazzo dalla ringhiera.
| Voce | Costo indicativo |
|---|---|
| 2 moduli da 440 Wp + microinverter 800 W + cavi | 450-650 € |
| 2 supporti zavorrati in calcestruzzo | 260-320 € |
| Piccola ferramenta, tappetini, canaline | 40-80 € |
| Totale impianto da 800 W | 750-1.100 € |
I supporti in calcestruzzo per un modulo costano intorno ai 130-160 euro l’uno presso i rivenditori italiani, con garanzie che arrivano a venticinque anni sul manufatto. Rispetto a un kit da ringhiera, il terrazzo costa quindi 250-350 euro in più e produce quasi la metà in più.
Due avvertenze prima di ordinare i supporti. La prima riguarda le misure: molti sistemi zavorrati dichiarano compatibilità fino a moduli di circa 1.720 × 1.130 mm, e i pannelli da 445 Wp arrivano a 1.762 mm, quindi la scheda tecnica va confrontata con quella del modulo. La seconda riguarda i tempi di consegna, che sui manufatti in calcestruzzo arrivano a tre o quattro settimane.
Sulla spesa complessiva si applicano l’IVA agevolata al 10 per cento prevista per gli impianti a fonti rinnovabili e la detrazione del 50 per cento del Bonus Casa sull’abitazione principale, che copre anche le strutture di supporto: condizioni e documenti nella guida alla detrazione fiscale.
Il verdetto
Il terrazzo è il posto migliore che un impianto plug and play possa trovare in un appartamento. A parità di moduli produce fra il 45 e il 61 per cento in più di una ringhiera, e l’unico costo aggiuntivo sono duecentocinquanta o trecento euro di supporti zavorrati che si ripagano in un paio d’anni.
Due numeri decidono il progetto. Il primo è la profondità utile: sotto i quattro metri entra una sola fila, e la discussione sul numero di moduli si chiude lì. Il secondo è il peso della zavorra, che va scelto sulla zona di vento e sull’altezza dell’edificio, tenendo i moduli lontani dai bordi del terrazzo dove il vento tira di più.
Il resto è cura della posa: appoggiare senza forare, proteggere la guaina con i tappetini, lasciare libere le pendenze di scarico. E se il tuo terrazzo è pieno di sole tutto il giorno, vale la pena valutare l’accumulo insieme all’impianto, perché è proprio qui che il surplus da immagazzinare diventa abbondante e la batteria trova finalmente lavoro.
Domande frequenti
Quanto rende un impianto fotovoltaico da terrazzo?
Con 880 Wp inclinati a 30 gradi verso sud, i dati PVGIS della Commissione europea indicano 1.304 kWh all'anno a Roma, 1.164 a Milano e 1.335 a Palermo. Gli stessi moduli montati in verticale su una ringhiera si fermerebbero a 879, 803 e 827 kWh, quindi il terrazzo aggiunge fra il 45 e il 61 per cento di produzione a parità di pannelli.
Serve il permesso per mettere i pannelli sul terrazzo?
Un impianto fino a 800 W su un edificio rientra nell'attività di edilizia libera e non richiede né CILA né SCIA. Resta obbligatoria la Comunicazione Unica al distributore elettrico, gratuita e da presentare entro la messa in esercizio. Il quadro cambia solo dentro le aree con vincolo paesaggistico, dove serve l'autorizzazione della Soprintendenza.
Quanta zavorra serve per fissare un pannello sul terrazzo?
I supporti in calcestruzzo in commercio pesano fra 30 e 62 kg per modulo a seconda dell'inclinazione, e i sistemi zavorrati completi arrivano a un carico medio di 15-25 kg per metro quadro. Il valore corretto dipende dalla zona di vento, dall'altezza dell'edificio e dall'angolo scelto, e su terrazzi esposti o palazzi alti va verificato da un tecnico secondo le NTC 2018.
Si può forare il pavimento del terrazzo per fissare i pannelli?
Meglio evitarlo. Ogni foro attraversa la guaina impermeabilizzante e apre una via all'acqua, e il rifacimento di un terrazzo costa molto più dell'impianto. La soluzione standard è il supporto zavorrato appoggiato su tappetini di gomma o neoprene, che distribuiscono il carico e proteggono il manto.
Quanto spazio serve fra una fila di pannelli e l'altra?
A Roma servono 3,44 metri di passo fra l'inizio di una fila e l'inizio della successiva, perché un modulo da 1,76 m inclinato a 30 gradi occupa 1,53 m in pianta e proietta un'ombra di 1,92 m a mezzogiorno del 21 dicembre. A Milano il passo sale a 3,81 m, a Palermo scende a 3,15 m. È il motivo per cui sulla maggior parte dei terrazzi entra una sola fila.
Meglio 30 o 45 gradi di inclinazione?
A Roma le due inclinazioni rendono praticamente uguale, 1.304 kWh contro 1.302 su 880 Wp, quindi la scelta si fa su altri criteri. L'angolo più basso prende meno vento, richiede meno zavorra e proietta un'ombra più corta, mentre quello più alto favorisce i mesi invernali e lascia scivolare meglio pioggia e sporco.
Chi decide se posso installare i pannelli sul lastrico solare condominiale?
L'articolo 1122-bis del codice civile consente al singolo condomino di installare un impianto a fonti rinnovabili al servizio della propria unità sul lastrico solare e sulle altre superfici comuni idonee. L'assemblea non può vietarlo, e con la maggioranza dell'articolo 1136 quinto comma può prescrivere modalità alternative di esecuzione o garanzie per la stabilità, la sicurezza e il decoro dell'edificio.
Quanto costa un impianto fotovoltaico da terrazzo?
Un impianto da 800 W con due moduli, microinverter, cavi e supporti zavorrati sta fra 750 e 1.100 euro. I soli supporti in calcestruzzo costano intorno ai 130-160 euro a modulo, quindi il terrazzo aggiunge circa 250-350 euro rispetto a un montaggio su ringhiera, con IVA agevolata al 10 per cento e detrazione del 50 per cento applicabili all'intera spesa.
Il terrazzo regge il peso dei pannelli?
Nella grande maggioranza dei casi sì. Due moduli con supporti zavorrati pesano circa 160 kg distribuiti su quattro metri quadri, cioè 40 kg per metro quadro, mentre le NTC 2018 assegnano ai solai residenziali un carico variabile di progetto di 2,00 kN/m², pari a circa 200 kg per metro quadro. I casi da far verificare sono i solai antichi, quelli già carichi e le zavorre concentrate su pochi punti.