Dati tecnici
| Tipo di prodotto | Misuratore di energia monofase a due canali con trasformatori di corrente |
|---|---|
| Serie | Shelly Pro, piattaforma con API RPC |
| Canali di misura | 2, monofase e indipendenti |
| Pinze in dotazione | 2 trasformatori di corrente da 50 A |
| Campo di misura della corrente | da 0 a 50 A per canale |
| Precisione sulla corrente | ±1 % da 5 a 50 A, ±2 % sotto 5 A (dato Shelly) |
| Campo di misura della tensione | da 100 a 260 V |
| Precisione sulla tensione | ±1 % |
| Classe di precisione | Classe B sull'energia attiva, secondo validazione interna Shelly |
| Misura bidirezionale | sì, prelievo e immissione contati separatamente |
| Grandezze misurate | potenza attiva e apparente, energia attiva e apparente, fattore di potenza, tensione, corrente |
| Contatto di comando | contatto pulito 2 A a 240 V, per pilotare un contattore |
| Connettività | Ethernet RJ45, Wi-Fi 802.11 b/g/n a 2,4 GHz, Bluetooth 4.2 |
| Protocolli | MQTT, HTTP, WebSocket con TLS, RPC, scripting, 20 webhook con 5 URL ciascuno |
| Memoria dati locale | almeno 60 giorni con risoluzione di 1 minuto |
| Alimentazione | da 100 a 260 V, 50 / 60 Hz |
| Consumo proprio | sotto 3 W |
| Sezione dei conduttori | da 0,5 a 2,5 mm² |
| Dimensioni | 94 × 19 × 69 mm, un modulo da guida DIN |
| Peso | 63 g il modulo |
| Montaggio | guida DIN nel quadro elettrico |
| Temperatura di esercizio | da -20 a +40 °C, umidità dal 30 al 70 % |
| Quota massima | 2.000 m |
| Certificazione | CE, dichiarazione di conformità UE. Nessuna omologazione MID |
| Ricambi garantiti nella UE | 5 anni |
| Prezzo indicativo | 79,90 € su Amazon.it |
Il giudizio in breve
Lo Shelly Pro EM 50A è la versione da quadro elettrico del misuratore di energia di casa Shelly: un modulo da guida DIN largo un solo posto, con due canali di misura, due pinze amperometriche già in confezione e una porta Ethernet accanto al Wi-Fi. Rispetto al fratello minore EM Gen3 aggiunge il cavo di rete, un contatto pulito per comandare un contattore e sei volte lo storico interno. La valutazione nasce dalla documentazione tecnica di Shelly, dalla tabella dell'inserzione su Amazon.it e dall'uso tipico in un impianto fotovoltaico da balcone italiano.
A favore
- Le pinze sono due: nessuna spesa aggiuntiva per far lavorare il secondo canale
- Ethernet RJ45 integrata, la soluzione al Wi-Fi debole dentro un quadro metallico
- Contatto pulito da 2 A che, con un contattore, trasforma la misura in un comando
- Sessanta giorni di dati al minuto in memoria locale, indipendenti dal cloud
- Formato modulare da guida DIN: sta accanto agli interruttori senza adattatori
- MQTT, scripting e webhook aperti, quindi entra in Home Assistant senza servizi esterni
Contro
- Va montato nel quadro elettrico, e in Italia l'intervento sull'impianto fisso spetta a un'impresa abilitata
- Costa 22,00 € più dell'EM Gen3, che per il solo autoconsumo misura le stesse cose
- Shelly non indica la protezione da installare a monte, un dato che il manuale del fratello minore riporta
- La tabella su Amazon riporta precisioni riferite a un altro modello, quindi va letta la scheda Shelly
- Temperatura di esercizio fino a 40 °C, poco margine in un quadro chiuso esposto al sole
- Nessuna omologazione MID: i suoi numeri non valgono per ripartizioni condominiali
Due canali, due pinze, un modulo di larghezza
Il Pro EM 50 nasce dalla stessa idea del Shelly EM Gen3, spostata nel posto dove un elettricista lavora volentieri. Il modulo misura 94 × 19 × 69 mm, si aggancia alla guida DIN e occupa un solo posto accanto agli interruttori magnetotermici. Pesa 63 grammi e accetta conduttori da 0,5 a 2,5 mm².
I canali di misura sono due e indipendenti, ciascuno con la propria pinza amperometrica. In un impianto da balcone la disposizione utile è sempre la stessa: il primo canale sulla linea generale a valle del contatore, per leggere prelievo e immissione, il secondo sul ramo che porta il microinverter, per leggere la produzione. Da due misure escono tre numeri, perché l’autoconsumo si ricava per differenza.
La novità rispetto al fratello minore sta in confezione. Le pinze da 50 A sono due, quindi il secondo canale lavora dal primo giorno. Sul Gen3 la pinza è una sola e la seconda costa 15-20 € a parte, il che riduce il divario reale fra i due apparecchi a circa cinque euro.
Il cavo di rete risolve il problema che tutti scoprono dopo
Questa è la ragione principale per cui il Pro esiste, e vale la pena spiegarla per intero.
Un quadro elettrico è quasi sempre una scatola metallica, spesso incassata in una nicchia di cemento, talvolta in un vano scale al piano terra mentre il router sta al secondo. Shelly dichiara per il Wi-Fi una portata fino a 30 metri in interni, un valore misurato in aria libera che dentro quel contesto si riduce drasticamente. Il risultato è un dispositivo che funziona a singhiozzo, con automazioni che partono in ritardo e grafici pieni di buchi.
La porta Ethernet RJ45 chiude la questione. Se nel quadro arriva già un cavo di rete, o se puoi farne posare uno durante l’intervento dell’elettricista, il misuratore diventa affidabile quanto un apparecchio cablato. La connessione supporta MQTT, HTTP e WebSocket con TLS, quindi la comunicazione locale resta cifrata anche senza passare dal cloud.
Chi non ha modo di portare il cavo mantiene il Wi-Fi e il Bluetooth 4.2 per la configurazione iniziale, e in quel caso la spesa aggiuntiva rispetto al Gen3 perde buona parte del suo senso.
Dal misurare al comandare: il contatto pulito
Il Pro EM 50 ha un elemento che il Gen3 non ha: un contatto pulito da 2 A a 240 V, cioè un piccolo relè senza tensione propria.
Due ampere sembrano pochi, e infatti non servono ad alimentare nulla. Servono a eccitare la bobina di un contattore, che a sua volta apre e chiude un carico da 20 o 25 A. Con un contattore modulare da 20-40 € nel quadro, il misuratore diventa il cervello di una piccola gestione dei surplus.
Lo schema tipico per un impianto da balcone funziona così. Il primo canale legge la linea generale e vede l’immissione in rete salire quando il sole picchia e la casa dorme. Uno script che gira dentro il dispositivo confronta quel valore con una soglia, per esempio 500 W sostenuti per cinque minuti, e chiude il contatto. Il contattore accende la resistenza del boiler, che assorbe l’eccedenza invece di regalarla alla rete. Quando l’immissione scende sotto una seconda soglia, lo script riapre il contatto.
Il ragionamento economico è quello spiegato nella guida sull’autoconsumo fotovoltaico: l’energia che consumi mentre viene prodotta vale il prezzo pieno della bolletta, quella immessa vale una frazione. Spostare 2 kWh al giorno dall’immissione all’autoconsumo, a 0,25 €/kWh, produce circa 180 € l’anno. La logica è la stessa che porta molti a scegliere il fotovoltaico plug and play senza immissione in rete, risolta però con un carico da accendere invece che con una batteria.
Sessanta giorni di storico, e perché sono un numero diverso da dieci
La memoria interna conserva almeno 60 giorni di dati con risoluzione di un minuto, sei volte quanto tiene l’EM Gen3.
La differenza non è quantitativa soltanto. Dieci giorni bastano a colmare una disconnessione temporanea del Wi-Fi. Sessanta giorni coprono un ciclo di bolletta intero più il margine, e comprendono giorni feriali, weekend, magari una settimana di assenza. È la base con cui si dimensiona un impianto sul serio.
Un esempio concreto. Due mesi di misura raccontano che la casa assorbe 180 W di base per gran parte della giornata, sale a 900 W tra le 19 e le 21 e tocca i 2.400 W solo quando parte il forno. Con quei numeri sai che un impianto da 800 W autoconsuma il 100 % nelle prime ore del mattino e il 40 % a mezzogiorno, e sai anche che il picco serale, quello che un impianto solare non copre mai, chiede una batteria da almeno 1,5 kWh. Senza misura, quelle stesse decisioni si prendono a intuito.
Precisione: cosa dichiara Shelly e cosa scrive l’inserzione
Su questo punto le due fonti divergono, e conviene chiarire quale vale.
La documentazione Shelly indica ±1 % sulla corrente fra 5 e 50 A, ±2 % sotto i 5 A e ±1 % sulla tensione, con classe di precisione B sull’energia attiva secondo la propria validazione interna. La tabella dell’inserzione su Amazon.it riporta invece ±1 % fra 2 e 400 A, un intervallo che su un apparecchio con campo di misura da 0 a 50 A non ha significato: sono i valori di un altro modello della famiglia, finiti nella scheda per copiatura.
Vale quindi il dato del produttore. Tradotto in watt, i 5 A di soglia corrispondono a circa 1.150 W: sopra quel livello lavorano forno, lavatrice, asciugatrice, piano a induzione e la maggior parte del prelievo diurno, e lì l’errore vale una decina di watt. Sotto, nella zona di frigorifero, router e alimentatori in pausa, la tolleranza raddoppia e su 100 W misurati l’incertezza vale 2 W.
Per dimensionare un impianto o pilotare un carico quella precisione è abbondante. La classe B, va detto, nasce da validazione interna Shelly e non da una verifica metrologica di terza parte: l’apparecchio ha la marcatura CE senza omologazione MID, quindi i suoi numeri non hanno valore legale in una ripartizione fra famiglie o nella rendicontazione dell’energia condivisa di una comunità energetica.
Quello che Shelly non scrive, e il quadro d’estate
Due lacune vanno messe in conto prima di ordinare.
La prima riguarda la protezione a monte. Per l’EM Gen3 il produttore prescrive un interruttore da 2 A curva B o C con potere di interruzione 6 kA. Per il Pro EM 50 la documentazione pubblica non riporta un valore equivalente, e l’informazione va chiesta a un installatore o al supporto. Non è un problema pratico, perché l’elettricista dimensiona comunque la protezione del circuito ausiliario, e resta una lacuna in una scheda tecnica per il resto completa.
La seconda riguarda la temperatura. L’intervallo dichiarato arriva a 40 °C con umidità fra il 30 e il 70 %. Il modulo consuma meno di 3 W e scalda poco per conto proprio, quindi il calore arriva da fuori. Un quadro chiuso su parete esposta a sud, in luglio nel Centro-Sud, supera quel limite senza sforzo. In un vano tecnico ventilato o dentro casa il tema non esiste; in un armadietto esterno al sole conviene verificarlo in agosto.
L’installazione e la firma che serve
Il lavoro è semplice e non è un lavoro fai da te.
Il modulo si aggancia alla guida DIN, si alimenta a 230 V dai morsetti L e N e riceve le due pinze sui rispettivi ingressi. La prima si chiude attorno al conduttore di fase a valle del contatore, la seconda sul ramo del microinverter. Un elettricista lo fa in mezz’ora su un quadro accessibile.
In Italia gli interventi sull’impianto elettrico fisso rientrano nel D.M. 37/2008: li esegue un’impresa abilitata, che al termine rilascia la dichiarazione di conformità per la modifica. È lo stesso documento che serve quando si aggiunge una linea dedicata per un impianto da balcone, e il meccanismo è descritto nella guida alla dichiarazione di conformità per il fotovoltaico. Il costo indicativo dell’intervento sta fra i 50 e i 100 €, cioè più della metà del prezzo dell’apparecchio.
Chi cerca una misura senza toccare il quadro trova nel wattmetro da presa l’alternativa immediata, che però misura un solo elettrodomestico e ignora il verso del flusso sulla linea generale.
Alternative a confronto
| Apparecchio | Canali | Pinze incluse | Rete | Memoria | Prezzo |
|---|---|---|---|---|---|
| Shelly Pro EM 50A | 2 monofase | 2 da 50 A | Ethernet + Wi-Fi | 60 giorni | 79,90 € |
| Shelly EM Gen3 | 2 monofase | 1 da 50 A | solo Wi-Fi | 10 giorni | 57,90 € |
| Shelly 3EM-63W Gen3 | 3 fasi o 3 circuiti | nessuna, conduttori passanti | solo Wi-Fi | 7 giorni | 66,99 € |
| Wattmetro da presa | 1 presa | nessuna | variabile | limitata | circa 20,00 € |
Letta così la tabella dice una cosa sola: i 22,00 € di differenza fra Pro e Gen3 comprano la seconda pinza (15-20 € se acquistata a parte), la porta Ethernet, il contatto di comando e sei volte la memoria. È uno dei rincari meglio giustificati del catalogo Shelly.
Per chi ha senso
Ha senso per chi ha spazio libero sulla guida DIN e un quadro dove il Wi-Fi arriva male, cioè la maggioranza dei quadri incassati. Ha senso per chi vuole comandare un carico con l’eccedenza solare invece di comprare una batteria, perché il contatto pulito più un contattore costano meno di un decimo di un accumulo. Ha senso per chi sta progettando l’impianto e vuole due mesi di dati al minuto prima di scegliere la taglia.
Ha meno senso per chi vuole solo conoscere l’autoconsumo e ha il quadro sotto copertura Wi-Fi decente: in quel caso l’EM Gen3 fa lo stesso lavoro per 22,00 € in meno, e la spesa risparmiata copre la seconda pinza.
Chi invece punta a immagazzinare l’eccedenza invece di consumarla trova il quadro completo nella guida alla batteria plug and play, e un esempio concreto nella recensione del Marstek Venus E 3.0, che accetta i contatori Shelly come misuratori esterni.
Conclusione
A 79,90 € il Pro EM 50A è il misuratore che un elettricista monta senza discutere: formato modulare, due pinze già dentro, cavo di rete e sessanta giorni di storico locale. Per un impianto da balcone risponde alla domanda che nessuna app di microinverter risolve, e con il contatto pulito fa un passo oltre, perché consente di spostare l’eccedenza su un carico invece di regalarla alla rete.
Il voto si ferma a 4,1 per tre motivi concreti. L’installazione richiede un’impresa abilitata e aggiunge 50-100 € al conto. La documentazione tace sulla protezione da installare a monte, un dato che il modello più economico invece riporta. E il margine termico dei 40 °C resta stretto per un quadro esposto. Se hai la guida DIN libera e un cavo di rete a portata, questo è il misuratore giusto; se il quadro è pieno e il Wi-Fi tiene, l’EM Gen3 basta e avanza.
Domande frequenti
Che differenza c'è fra lo Shelly Pro EM 50 e l'EM Gen3?
Tre cose, e tutte pesano sul prezzo. Il Pro ha la porta Ethernet oltre al Wi-Fi, arriva con due pinze invece di una e tiene 60 giorni di storico al minuto contro i 10 del Gen3. In più ha un contatto pulito da 2 A per comandare un contattore. Il Gen3 costa 57,90 € ed è minuscolo, il Pro costa 79,90 € e occupa un modulo sulla guida DIN. Chi ha spazio nel quadro e vuole il cavo di rete sceglie il Pro.
Le pinze sono davvero due?
Sì, e per un misuratore a due canali è la differenza che conta. L'inserzione su Amazon.it elenca fra i componenti inclusi due pinze da 50 A, e i rivenditori professionali confermano la dotazione doppia. Sul modello EM Gen3 la pinza è una sola e la seconda va comprata a parte, con 15-20 € in più. Il divario di prezzo fra i due apparecchi si riduce quindi a circa 5,00 € una volta pareggiata la dotazione.
A cosa serve il contatto pulito da 2 A?
Serve a comandare, non ad alimentare. Due ampere a 240 V bastano per la bobina di un contattore, che a sua volta apre e chiude un carico da 20 o 25 A. Con uno script che gira dentro il misuratore puoi accendere il boiler quando l'immissione in rete supera i 500 W e spegnerlo quando scende. È il modo più semplice per portare l'autoconsumo vicino al 100 % senza comprare un accumulo.
Serve l'elettricista per installarlo?
Sì. Il modulo va alimentato a 230 V, agganciato alla guida DIN e le pinze vanno chiuse attorno ai conduttori di fase dentro il quadro. In Italia le modifiche all'impianto elettrico fisso rientrano nel D.M. 37/2008 e spettano a un'impresa abilitata, che al termine rilascia la dichiarazione di conformità. Il lavoro dura mezz'ora su un quadro accessibile e costa indicativamente 50-100 €.
Perché la porta Ethernet fa la differenza?
Perché il quadro elettrico è il posto peggiore in cui mettere un dispositivo Wi-Fi. Shelly dichiara fino a 30 metri di portata in interni, che dentro una scatola metallica o in una nicchia di cemento crollano. Un misuratore che perde la connessione smette di alimentare le automazioni, e i suoi dati restano fermi nella memoria interna finché non torna online. Con il cavo di rete il problema sparisce del tutto.
Quanto è preciso il Pro EM 50?
Shelly dichiara ±1 % sulla corrente fra 5 e 50 A, ±2 % sotto i 5 A e ±1 % sulla tensione, con classe di precisione B sull'energia attiva. Cinque ampere a 230 V corrispondono a circa 1.150 W: sopra quella soglia lavorano forno, lavatrice, piano a induzione e il grosso del prelievo diurno. Sotto, nella zona degli standby, l'errore resta comunque contenuto entro il 2 %.
La tabella su Amazon riporta precisioni diverse, quale vale?
Vale quella di Shelly. L'inserzione indica ±1 % fra 2 e 400 A, un intervallo impossibile su un apparecchio che misura fino a 50 A: sono i valori di un altro modello della famiglia, finiti nella scheda per copiatura. La documentazione ufficiale del produttore riporta ±1 % fra 5 e 50 A e ±2 % sotto i 5 A, e quei numeri sono coerenti con la classe B dichiarata.
Posso usarlo come contatore esterno di un accumulo?
Sì, se l'accumulo accetta i contatori Shelly. Nell'app Marstek, accanto ai CT002 e CT003 del produttore, compaiono i modelli Shelly usati da Venus, Jupiter e B2500 per leggere lo scambio con la rete. La batteria interroga il misuratore e regola la scarica sul consumo reale della casa. Il vantaggio rispetto al contatore di serie è che lo stesso apparecchio continua a esporre i dati anche a Home Assistant.
Sessanta giorni di memoria a cosa servono davvero?
A costruire un profilo di consumo affidabile prima di spendere soldi. Due mesi di dati al minuto coprono un ciclo di bolletta intero e comprendono giorni feriali, festivi ed eventuali assenze. Con quella base sai quanto assorbe la casa nelle ore centrali, e quel numero decide se ti conviene un impianto da 400 o da 800 W e se un accumulo si ripaga. Il dato resta nel dispositivo anche senza connessione.
Va bene per un impianto trifase?
No, il Pro EM 50 è monofase su entrambi i canali. Chi ha una fornitura trifase, situazione rara nelle case e frequente nelle villette con pompa di calore, deve passare a un misuratore a tre fasi come il 3EM-63W Gen3. I due canali del Pro servono a misurare due circuiti monofase distinti, tipicamente la linea generale e il ramo del fotovoltaico.