Fotovoltaico da balcone senza accumulo: la taglia giusta

Senza batteria conta solo quello che consumi nell'istante in cui nasce. Come il carico di base della casa decide la taglia del kit, con i conti per 400, 600 e 880 Wp.

Fotovoltaico da balcone Pubblicato il 10 min di lettura

In questa guida
  1. Dove finisce l’energia quando manca la batteria
  2. Il carico di base, il numero che decide la taglia
  3. Quanto resta in casa, taglia per taglia
  4. Il caso che sorprende: il doppio dei moduli, il 18 per cento di risparmio
  5. Tre profili di casa, tre scelte diverse
  6. Le leve che valgono prima di pensare alla batteria
  7. Quanto costa e in quanto rientra
  8. Quando ha senso aggiungere la batteria più tardi
  9. Il verdetto
  10. Domande frequenti

Senza batteria l’impianto ha una regola sola: vale quello che riesci a consumare nell’istante in cui nasce. Tutto il resto esce dal contatore e non torna. Da quella regola discende una conseguenza che quasi nessun venditore racconta, cioè che il kit più grande non è automaticamente quello che fa risparmiare di più.

Dove finisce l’energia quando manca la batteria

Un impianto da balcone si collega in parallelo all’impianto di casa. La corrente che il microinverter produce arriva sulla linea domestica e viene assorbita per prima dagli apparecchi accesi in quel momento, perché è elettricamente più vicina di quella che arriva dalla rete. Fin qui succede tutto da solo, senza nulla da configurare.

Il bivio arriva quando la produzione supera il consumo. Il surplus esce verso il contatore, che lo registra come energia immessa, e da lì la strada finisce. Il regime semplificato della delibera ARERA 315/2020/R/eel offre una pratica gratuita, senza corrispettivi e senza contratto di dispacciamento, e in cambio chiede la rinuncia esplicita a qualsiasi remunerazione per l’energia immessa in rete.

Il risultato è una asimmetria di valore molto netta:

Destinazione del kilowattoraQuanto vale
Consumato in casa nello stesso istantecirca 0,25 € risparmiati in bolletta
Immesso in rete sotto il regime degli 800 W0,00 €

Tutto quello che segue discende da queste due righe. Senza accumulo il compito del progetto è far cadere la produzione dentro le ore in cui la casa consuma, e il modo più diretto per riuscirci è scegliere la taglia giusta.

Il carico di base, il numero che decide la taglia

Ogni casa ha una potenza di fondo che assorbe sempre, anche quando sembra che non stia succedendo nulla. È la somma degli apparecchi che restano attivi ventiquattro ore su ventiquattro.

ApparecchioAssorbimento medio
Frigorifero o combinato moderno30-60 W
Router e modem8-12 W
Decoder, smart TV e alimentatori in standby1-3 W ciascuno
Pompa di ricircolo o acquario20-40 W
Ventilazione meccanica o deumidificatore30-80 W

Sommando quello che è davvero acceso nelle ore centrali si ottengono tre situazioni tipiche:

  • 150 W circa: appartamento vuoto di giorno, con il frigorifero e poco altro;
  • 250 W circa: la media di riferimento usata nelle altre guide del sito, con qualche rientro e apparecchi accesi a intermittenza;
  • 400 W circa: qualcuno in casa tutto il giorno, lavoro da remoto, computer e monitor accesi, cucina usata a pranzo.

Il modo più semplice per misurarlo è un wattmetro da presa sui singoli apparecchi, oppure la lettura del contatore in un momento tranquillo. Vale la pena farlo prima di ordinare, perché quel numero conta più della potenza di picco stampata sulla scatola.

Quanto resta in casa, taglia per taglia

Mettendo insieme il carico di base e l’andamento della produzione lungo la giornata si ottiene la quota che finisce davvero in casa.

Tre curve giornaliere di produzione affiancate, per kit da 400, 600 e 880 Wp, attraversate dalla stessa linea orizzontale del carico di base di 250 W. L'area sotto la linea rappresenta l'energia consumata in casa, la parte della curva sopra la linea rappresenta il surplus che esce dal contatore: quasi assente a 400 Wp, sottile a 600 Wp, ampia a 880 Wp dove vale il 30 per cento della produzione annua.
La stessa casa, tre taglie di impianto: la parte della curva che sporge sopra la linea del carico di base esce dal contatore senza compenso.

I numeri, per le tre situazioni tipiche, con un impianto verticale sulla ringhiera a Roma:

KitProduzione annuaCon 150 W di baseCon 250 W di baseCon 400 W di base
400 Wp400 kWh341 kWh (85 %)400 kWh (100 %)400 kWh (100 %)
600 Wp599 kWh379 kWh (63 %)546 kWh (91 %)599 kWh (100 %)
880 Wp879 kWh402 kWh (46 %)616 kWh (70 %)839 kWh (95 %)

Tradotto in euro a 0,25 €/kWh, cioè il valore che quell’energia toglie dalla bolletta:

KitCon 150 W di baseCon 250 W di baseCon 400 W di base
400 Wp85 €100 €100 €
600 Wp95 €137 €150 €
880 Wp101 €154 €210 €

Il modello dietro la tabella tratta la produzione come una curva giornaliera e il carico di base come una potenza costante, ed è calibrato sul dato pubblicato nelle altre guide del sito: 880 Wp verticali a Roma producono 879 kWh l’anno secondo PVGIS, di cui il 70 per cento finisce in casa con 250 W di base. Le altre caselle escono dalla stessa curva riscalata sulla potenza dei moduli.

Il caso che sorprende: il doppio dei moduli, il 18 per cento di risparmio

Guarda la prima colonna della tabella, quella dell’appartamento vuoto di giorno.

Passando da 400 a 880 Wp la produzione più che raddoppia, da 400 a 879 kWh. L’energia che finisce in casa cresce invece da 341 a 402 kWh, cioè del 18 per cento. La spesa nel frattempo passa da circa 380 a circa 550 €, e i 477 kWh in eccesso escono dal contatore senza produrre nulla.

La ragione è geometrica. Con 150 W di carico di base, la casa può assorbire in ogni istante al massimo 150 W. Un kit da 400 Wp supera quella soglia solo nelle ore migliori delle giornate migliori, mentre uno da 880 Wp la supera per gran parte della giornata da marzo a settembre. Tutta la potenza in più finisce nella parte della curva che sporge sopra la linea.

Lo stesso ragionamento ribaltato spiega la terza colonna. Con 400 W di base la casa ha fame di potenza per tutto il giorno, il kit da 880 Wp resta sotto la soglia quasi sempre e ne consuma internamente il 95 per cento: lì la taglia grande rende esattamente quello che promette.

Tre profili di casa, tre scelte diverse

Da qui esce un consiglio pratico per ciascuna situazione.

Appartamento vuoto nelle ore di luce. Un kit da 400 Wp con un solo modulo copre quasi tutto il consumo di fondo e costa fra 350 e 600 €. Salire di taglia ha senso solo se sposti davvero i carichi programmabili sotto il sole, altrimenti stai comprando kilowattora che regalerai alla rete.

Casa a occupazione mista. È il caso più comune, con qualcuno che rientra a pranzo e apparecchi accesi a intermittenza. Il kit base da due moduli, intorno agli 880 Wp, porta in casa 616 kWh e vale 154 € l’anno. È la configurazione con il miglior rapporto fra spesa e risultato.

Casa occupata tutto il giorno. Qui il limite è la norma, prima che la casa. Un impianto da 880 Wp consuma internamente quasi tutto e conviene spingersi verso il tetto degli 800 W di uscita, sovradimensionando i moduli per riempire le ore di luce debole. Quanto costa davvero quel taglio della punta lo abbiamo calcolato nella guida al kit da 800 W.

C’è poi un caso che non compare in tabella: la casa con il boiler elettrico. Uno scaldabagno da 1.200-1.500 W acceso con un timer nelle ore centrali si comporta come un accumulo termico e assorbe tutta la produzione di un kit da balcone finché scalda. Chi ce l’ha ha già un modo gratuito di alzare l’autoconsumo.

Le leve che valgono prima di pensare alla batteria

Prima di spendere seicento euro in un accumulo vale la pena esaurire quello che si può fare senza comprare nulla.

Spostare i carichi programmabili. Lavatrice e lavastoviglie hanno il timer da decenni. Farle partire alle 13 invece che alle 21 sposta 1-2 kWh al giorno dalla colonna regalata a quella usata, e su base annua è l’intervento più redditizio di tutti.

Concentrare i carichi continui. Deumidificatore, pompa dell’acquario, ricarica della bici elettrica e degli apparecchi vanno programmati fra le 11 e le 16, all’occorrenza con una presa temporizzata da pochi euro.

Guardare l’app del microinverter. Quasi tutti i modelli registrano la produzione ora per ora. Confrontandola con le letture del contatore si capisce quante ore al giorno l’impianto sta producendo più di quanto la casa assorbe, e quel dato vale più di qualsiasi stima. La logica dei due indici che misurano l’effetto sta nella guida all’autoconsumo fotovoltaico.

Chi applica queste tre leve alza tipicamente il proprio autoconsumo di dieci o quindici punti percentuali, che su un kit da 880 Wp valgono fra 20 e 30 € l’anno a costo zero.

Quanto costa e in quanto rientra

Un impianto senza accumulo ha un listino corto: moduli, microinverter certificato CEI 0-21, staffe e cavo.

ConfigurazionePrezzo indicativoRisparmio annuoRientro
400 Wp, un modulo, casa vuota di giorno350-600 €85 €4-7 anni
880 Wp, kit base verticale, casa mistacirca 550 €154 €3,6 anni
880 Wp, kit base verticale, casa occupatacirca 550 €210 €2,6 anni
880 Wp, kit di marca inclinato, casa mistacirca 950 €195 €4,9 anni

Con la detrazione del 50 per cento del Bonus Casa, che vale sull’abitazione principale per le spese sostenute nel 2026, ogni riga si dimezza e i tempi scendono sotto i tre anni. Le condizioni sono le solite: fattura intestata a chi detrae, pagamento con bonifico parlante e recupero in dieci quote annuali, come spiegato nella guida alla detrazione fiscale per il fotovoltaico da balcone.

Il confronto che chiude il discorso è questo: la batteria da balcone costa 600 € o più e recupera circa 59 € l’anno su un impianto da 880 Wp. L’impianto senza accumulo costa 550 € e ne fa risparmiare 154. Le due spese si somigliano, i ritorni stanno su due scale diverse.

Quando ha senso aggiungere la batteria più tardi

La scelta di partire senza accumulo resta reversibile, e conviene tenerla tale.

I sistemi ad accoppiamento AC si inseriscono fra la spina del microinverter e la presa di casa, quindi si aggiungono a un impianto già montato senza toccare i moduli. Chi compra oggi un kit senza batteria non si preclude nulla, a patto di lasciare accessibile la presa dell’impianto.

Aspettare porta anche un vantaggio informativo concreto. Dopo qualche mese di funzionamento l’app del microinverter e le letture del contatore dicono quanto surplus produci davvero, e quel numero decide la capacità da comprare. Comprare la batteria insieme al kit significa invece stimare il surplus prima di averne visto uno.

I casi in cui l’accumulo diventa interessante sono tre: la casa vuota tutto il giorno con moduli già installati e molto surplus, la tariffa a fasce o indicizzata al PUN che rende conveniente spostare i prelievi verso le ore notturne, e il desiderio di una presa di riserva quando manca la rete. I conti completi, capacità per capacità, stanno nella guida al fotovoltaico da balcone con accumulo.

Il verdetto

Senza accumulo l’impianto vale quanto il carico di base della tua casa nelle ore di luce. È un numero che si misura in mezz’ora e che conta più della potenza di picco: sotto i 150 W di base un kit da 400 Wp fa quasi lo stesso risparmio di uno da 880, sopra i 400 W la taglia piena rende tutto quello che promette.

Per la maggioranza delle case italiane la configurazione sensata resta il kit base da due moduli intorno agli 880 Wp, che porta in casa 616 kWh l’anno, costa intorno ai 550 € e rientra in 3,6 anni a spesa piena. La batteria è un secondo acquisto, da valutare con i dati del primo anno in mano.

Se il balcone che hai in mente pone vincoli di spazio o di orientamento, il passo successivo è la guida alle dimensioni del fotovoltaico da balcone, che parte dai metri di ringhiera disponibili.

Domande frequenti

Conviene un fotovoltaico da balcone senza accumulo?

Sì, ed è la configurazione che rientra più in fretta. Un kit base da 880 Wp verticale a Roma costa intorno ai 550 € e fa risparmiare circa 154 € l'anno in una casa con un carico di base diurno di 250 W, quindi rientra in 3,6 anni a spesa piena e in meno di due con la detrazione del 50 per cento. La batteria aggiunge 600 € o più e recupera circa 59 € l'anno, quindi il tempo di rientro complessivo si allunga.

Che fine fa l'energia che non consumo, senza batteria?

Esce dal contatore verso la rete e non produce alcun compenso. Il regime semplificato della delibera ARERA 315/2020/R/eel prevede la rinuncia esplicita a qualsiasi remunerazione per l'energia immessa, in cambio di una pratica gratuita e senza contratto di dispacciamento. Ogni kilowattora che esce vale quindi zero euro, contro i circa 25 centesimi di uno consumato in casa.

Quale taglia scegliere per un impianto senza batteria?

La taglia si sceglie sul carico di base diurno della casa, cioè sulla potenza che gli apparecchi sempre accesi assorbono mentre il sole lavora. In un appartamento vuoto di giorno, con 150 W di base, un kit da 400 Wp porta in casa 341 kWh all'anno e uno da 880 Wp ne porta 402: la spesa raddoppia e il risparmio cresce del 18 per cento. Con qualcuno in casa e 400 W di base, il kit da 880 Wp consuma internamente il 95 per cento della produzione e la taglia grande ha senso.

Come si misura il carico di base della casa?

Con un wattmetro da presa sui singoli apparecchi, oppure guardando il contatore in un momento in cui nessuno sta usando nulla di straordinario. Un frigorifero moderno assorbe 30-60 W di media, un router 8-12 W, un decoder o una smart TV in standby 1-3 W ciascuno, una pompa di ricircolo 20-40 W. Sommando gli apparecchi sempre attivi si ottiene la base su cui dimensionare il kit.

Un kit da 800 W senza batteria copre i consumi della casa?

Copre la quota diurna, e solo mentre il sole lavora. Un impianto da 880 Wp verticale a Roma produce circa 879 kWh l'anno, cioè intorno al 30 per cento del consumo di una famiglia da 2.700-3.000 kWh, e di quella produzione la parte che finisce davvero in casa dipende dal carico di base. La sera, quando i consumi si concentrano, l'impianto è già spento.

Meglio comprare subito con la batteria o aggiungerla dopo?

Aggiungerla dopo resta possibile e costa poco in termini di scelte perdute, a patto di scegliere un sistema ad accoppiamento AC, che si inserisce fra la spina del microinverter e la presa senza toccare i moduli. Il vantaggio di aspettare è che dopo qualche mese conosci il tuo surplus reale attraverso l'app del microinverter, e su quel dato scegli la capacità con precisione.

Come si alza l'autoconsumo senza comprare una batteria?

Spostando i carichi programmabili nelle ore centrali. Una lavatrice o una lavastoviglie avviate alle 13 invece che alle 21 spostano 1-2 kWh al giorno dalla colonna regalata a quella usata, e su base annua è l'intervento che rende di più. Scaldabagno elettrico, deumidificatore e ricariche vanno nella stessa fascia, all'occorrenza con una presa temporizzata da pochi euro.

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